L'impressionante secca del Po. Attesi nuovi record negativi. Nuove mura riemergono dal fiume: è la vecchia chiesa di Brancere?
L’emblema di una siccità che sta creando sempre più problemi e preoccupazioni in tutto il bacino padano. Il fiume Po, da sempre protagonista nel bene e nel male della vita e delle vicende delle sue terre, è l’immagine chiara di una situazione in questa torrida estate 2026 si va facendo sempre più pesante. Per quanto riguarda i dati, all’idrometro di Cremona il Grande fiume ha toccato un nuovo record, che ormai non fa nemmeno più notizia (e potrebbe essere superato anche da qui alle prossime ore o ai prossimi giorni) arrivando nelle scorse ore a sfiorare gli 8 metri e 60 centimetri sotto lo zero idrometrico. Poi una leggera risalita di pochi centimetri (nella norma in queste condizioni) lo ha portato ad assestarsi sugli 8 metri e 42 centimetri sotto lo zero idrometrico, con una portata di poco superiore ai 200 metri cubi al secondo. Sono quote record, ma si deve sapere anche saper guardare oltre, a dove stiamo andando di questo passo.
Da alcuni anni, infatti, magre eccezionali si stanno ripetendo con evidente frequenza sia nei mesi invernali che in quelli estivi. L’allarme lanciato dal professor Davide Persico, uno dei massimo esperti di fiume e professore associato all’Università di Parma, non va assolutamente preso sotto gamba e va ribadito. Analizzando i dati degli ultimi anni e l'andamento reale registrato nelle principali stazioni d'indagine d'alveo (come Piacenza e Cremona), segnate da una marcata tendenza alla decrescita a causa del mutamento dei regimi precipitativi e della frequenza di siccità severe ha parlato di previsione (che non è una certezza ma va considerata),che è di fatto una valutazione probabilistica che tiene in considerazione numerosi fattori tra cui le precipitazioni, l'incremento della temperatura media, la riduzione dei ghiacciai ecc.
“In uno scenario futuro – ha rimarcato Persico - vedremo certamente gli affluenti di destra disseccarsi drasticamente, mentre quelli di sinistra ridursi fortemente di portata. Uno scenario di questo tipo presuppone una programmazione a lungo termine e impone drastici cambiamenti al modello agroeconomico della Pianura Padana. Bisogna prenderne presto coscienza per agire di conseguenza. Non è il nuovo record di magra che deve preoccupare – ha concluso - bensì la frequenza dei periodi di magra oltre i meno 7 metri da osservare e considerare”.
In merito alla situazione in corso il segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Po Alessandro Delpiano ha evidenziato che “La situazione è peggiorata, non illudiamoci che i temporali estivi possano essere la soluzione a problemi radicali. Rispetto a dieci giorni fa, nonostante le precipitazioni, abbiamo infatti meno acqua nei laghi, meno acqua nei fiumi con un fabbisogno irriguo ancora significativo per diverse colture a cominciare dal riso”. Peggioramento ancor più evidente in Lombardia, dove le risorse sono praticamente esaurite nel comparto del Ticino e la carenza complessiva delle risorse idriche regionali si attesta ora tra il 50 e il 60% (ad eccezione del Garda-Mincio, unico comparto ancora non in sofferenza) come registrato anche durante il Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica del 29 luglio. Pesanti difficoltà per il Piemonte dove, oltre al comparto risicolo, preoccupano ora le condizioni dei prati stabili. Anbi Lombardia continua a monitorare l’evoluzione della situazione ed a lavorare insieme ai consorzi di bonifica ed agli enti del territorio per garantire la gestione della risorsa idrica e sostenere il comparto agricolo.
Infine, nota di colore e di interesse storico, nel tratto di fiume compreso tra Villanova sull’Arda e Stagno Lombardo, la magra ha fatto riemergere, con netta evidenza, nuovi resti di antiche mura che, con ogni probabilità, dovrebbero appartenere al borgo scomparso di Polesine di San Vito, uno dei numerosi villaggi che, nel corso dei secoli, sono stati “spazzati via” dalla furia delle acque del Po e dai suoi mutamenti morfologici. Ma, vista la posizione, non è nemmeno escluso che i resti possano appartenere alla vecchia chiesa di Brancere.
Eremita del Po
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