Pugnolo, cento anni fa iniziavano i lavori di ampliamento e ristrutturazione della chiesa parrocchiale su progetto di Tancredi Venturini. Ma finirono i soldi e il campanile non venne rifatto
Cento anni di storia: giusto un secolo fa iniziava infatti la costruzione, o meglio, la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Pugnolo. Già perché a metà degli anni ’20 quel borgo operoso di Pugnolo era in espansione, la popolazione aumentava ed evidentemente la partecipazione alle celebrazioni religiose era abbondante. Del resto, Monsignor Geremia Bonomelli, nelle “Note della visita pastorale alla Diocesi di Cremona" (1872-1879) aveva scritto così di Pugnolo qualche decennio prima: “Anime 865 – agricolo […] meno 6 o 7 individui, tutti si videro ai Sacramenti. Popolazione ottima – parroco Mori eccellente – Laus Deo!”. Insomma, promossi a pieni voti
Dunque, passati ancora alcuni decenni, il contesto condusse il parroco don Arturo Pugnoli nel 1925 a prendere una decisione: la chiesa parrocchiale non era più sufficiente ad accogliere tutti quei ferventi fedeli, ne serviva una sicuramente più ampia e, naturalmente, anche più accogliente e dignitosa.
Così mentre oggi, nel mondo dell’abbondanza e del progresso, le parrocchie faticano a raccogliere le offerte per pagare le bollette della luce, un secolo fa, in una modesta parrocchia di campagna che accoglieva bergamini e braccianti, il buon don Pugnoli mise in piedi una importante ristrutturazione della parrocchiale e decise che per quell’opera avrebbe ingaggiato nientemeno che uno degli architetti più in voga al momento, ossia Tancredi Venturini, la cui firma ancora oggi si trova su tante chiese del nostro territorio.
Ma torniamo a Pugnolo: prima di parlare della ristrutturazione a firma Venturini, è utile tracciare un breve excursus sulla storia di questa chiesa, di cui non si conosce la data di fondazione, ma della quale parlava già il Liber Synodalium del 1385 come Ecclesia de Pugnollo, dipendente dalla chiesa madre di Pieve Gurata; non ci stupisce che questo luogo di culto avesse un’origine così antica, dal momento che a meno di due chilometri troviamo la chiesa di Fontana, che risalirebbe all’epoca longobardo-carolingia e della quale già nel 1467 si diceva che fosse unita da lunghissimo tempo alla chiesa di Pugnolo.
Dunque, con una storia tanto ricca, questo edificio subì diversi rimaneggiamenti: nella seconda metà del XVI secolo venne ampliata verso est con un’abside e una sacrestia, poi nel 1825 venne rifabbricata ad una sola navata, a croce latina; infine arriviamo a don Pugnoli ed all’ulteriore ampliamento deciso nel 1925 e di fatto iniziato nel 1926, per terminare nel 1930.
La chiesa venne ampliata da una a tre navate ed allungata verso ovest, dove venne edificata la facciata con le caratteristiche dell’architettura lombardo gotica, con i mattoni a vista, gli archetti ciechi decorativi, il protiro sopra il portone principale, sovrastato dal grande rosone col fiore a otto petali, i pinnacoli e i piattelli decorativi verdi ne definiscono i tratti salienti dell’opera di Venturini, la sua firma. Del resto, si possono trovare quasi identici ammirando l’imponente facciata della chiesa di Sant’Andrea Apostolo di Pescarolo, progettata un paio d’anni prima di quella di Pugnolo.
Unico neo, il campanile, che se a Pescarolo (ma anche a Pessina Cremonese) richiama lo stile della chiesa, a Pugnolo non si integra con l’architettura dell’edificio. Una scelta di stile? No di certo: una necessità economica. Tradotto, erano finiti i soldi: l’opera di ampliamento portò a lavori più impegnativi di quanto preventivato in partenza, con una spesa che si aggirava sulle 200 mila lire e nel 1934, anno peraltro della morte del Venturini, il debito non era ancora stato saldato. Ergo, si decise che -obtorto collo- la torre campanaria sarebbe rimasta quella vecchia.
Parlando però di ricchezza della chiesa, non si può tacere dell’organo: si tratta di uno storico strumento costruito dalla rinomata ditta Lingiardi di Pavia, inaugurato il 4 ottobre 1868 dal compositore Amilcare Ponchielli e successivamente riformato nel 1933, proprio in seguito alla ristrutturazione della chiesa. Questo strumento è storicamente legato anche alla figura del maestro e compositore Giuseppe Denti (leggi qui la sua storia), originario proprio di Pugnolo, che da giovanissimo mosse i suoi primi passi nel mondo della musica proprio sul prezioso strumento originario e lo inaugurò nuovamente dopo che venne riformato del 1933.
Della vecchia chiesa non restano fotografie o immagini, salvo un ritratto di don Arturo Pugnoli firmato da Giovanni Misani e che immortala il parroco a mezzo busto mentre sullo sfondo compare una bifora dalla quale si intravede sulla sinistra la facciata della vecchia chiesa parrocchiale e sulla destra quella della nuova; sugli archi della bifora è riportata l’iscrizione “Delevit MCMXXVI D. Arturus Pugnoli Erexit MCMXXVIII” ossia “don Arturo Pugnoli abbattè nel 1926 – eresse nel 1928”, riferito naturalmente alla vecchia e alla nuova chiesa. Nel dipinto, il parroco tiene nella mano sinistra un foglio con progetto di campanile, quello che avrebbe dovuto completare l’opera di Venturini e che, invece, rimase per sempre e solo su quel foglio.
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