Stefano Mancuso e Matteo Caccia insieme al Teatro Ponchielli con "I confini non esistono le frontiere cadono tra natura e umanità" il 26 febbraio
Uno spettacolo che incrocia le narrazioni di due esperti nei loro campi: la botanica e le relazioni umane. Stefano Mancuso e Matteo Caccia sono i protagonisti de I confini non esistono in scena al Teatro Ponchielli giovedì 26 febbraio (ore 20.30).
Per la prima volta insieme sul palco Mancuso e Caccia intrecceranno storie di piante e di uomini, che hanno come comune denominatore quello dei confini. Confini fisici o confini mentali, luoghi nei quali sembrerebbe impossibile accedere e dove invece uomini e piante riescono a spingersi anche contro la volontà di pochi attraverso le storie di alberi o arbusti, uomini o donne, restituiranno un’antica verità che sembra ormai impronunciabile: i confini sono una convenzione, un’invenzione dell’uomo. Ma in natura i confini non esistono.
Stefano Mancuso, noto botanico e saggista, insegna arboricoltura generale ed etologia vegetale all’Università di Firenze, diffondendo i suoi studi e le sue innovative teorie sul comportamento delle piante. Pacifiche e testarde, origine e futuro del nostro pianeta, la magica ingegneria del loro sistema radicale è un elemento da cui trarre ispirazione.
Matteo Caccia è autore e conduttore radiofonico, racconta storie emozionanti facendosi portavoce di eventi unici.
Luoghi lontani si materializzano nei loro racconti, permettendo allo spettatore un rapido viaggio tra continenti lontani con storie anche tragiche, ma dove la forza della natura prevale e talvolta ostinatamente. Dietro ogni racconto si cela un insegnamento prezioso. Fin dove si può spingere il male? Attraverso le parole di Stefano Mancuso ci troviamo in Giappone, per la precisione a Hiroshima nell’agosto del 1945. I sopravvissuti (o reduci) non sono solamente uomini, ma anche vegetazione. Conosciamo così Hibakujumoku, alberi esposti al bombardamento atomico poiché vicinissimi al luogo dell’esplosione.
Oggi sono ancora lì, rispettati e venerati e la gente si inchina dinanzi a loro o li abbraccia. La resilienza è il loro più grande insegnamento.
A proposito di male senza confini Matteo Caccia crea un confronto con la storia del milanese Venanzio Gibillini, sopravvissuto ai lager nazisti. Giovane instancabile, si salvò grazie al suo spirito di adattamento e riportando le sue preziose parole “Non c’è limite al male nel mondo, ma raccontarlo aiuta a sopravvivere”. La memoria, dunque, è come un antidoto.
Arriviamo poi oltre i confini del tempo nella magica fortezza di Masada, tra il deserto giudaico e la valle del mar Morto, fortificata poi da Erode il Grande. Quando questa roccaforte fu resa accessibile nel 1963, attraverso scavi archeologici furono disseppelliti e scoperti anche alcuni datteri all’interno di un vaso di argilla, provenienti da una tipologia di palma diffusa anticamente. Due brillanti ricercatrici iraniane provarono a seminarli. Settimane dopo un seme germogliò e la pianta fiorì nel 2012. Era improduttiva poiché esemplare maschio, ma ha dato inizio a un ciclo di studi mirati a far rivivere creature botaniche dal passato. La capacità di germogliare nonostante le difficoltà (e in questo caso l’oblio) è la risposta… i semi come vita, senza limiti di spazio o di tempo.
Anche la solitudine può essere un confine, come l’albero di Acacia cresciuto nel deserto del Ténéré nel Niger. Questo esemplare solitario ha resistito in un luogo climaticamente ostile senza acqua e vegetazione, fin quando non è stato investito da un camion. Solo la distratta mano umana è riuscita a danneggiarlo.
Piante e vite umane possono essere inarrestabili, è il caso del giacinto d’acqua giapponese. Ha una diffusione rapida e incontrollabile e nemmeno il bellicoso maggiore Burnham riuscì ad arginarne la proliferazione. Energie e destini più forti dei confini dunque, irrefrenabili come Vlora, la mercantile “nave dolce” che dall’Albania approdò a Bari nel 1991 con un carico di 20.000 vite in cerca di riscatto.
La libertà di andare e venire, dove nemmeno il rischio della propria vita rallenta la sete di esistenza.
Queste storie sono come semi di speranza per il futuro e capiamo come le relazioni umane e botaniche non siano così diverse, specialmente quando percorrono binari paralleli. Ispiriamoci alle piante che con tenacia e resilienza lasciano un’impronta, esistono e resistono. Come su un ring a colpi di poesie, al Teatro Puccini si è parlato di confini fisici e mentali, ma essi non sono altro che un autosabotaggio, un limite immaginario creato dall’uomo, un tabù.
Liberi di muoversi, invece, piante e uomini possono essere più felici.
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