4 dicembre 2025

Un incantamento il Vincenzo Bellini dei Puritani. Brilla il cast vocale al Teatro Ponchielli

Giuseppe Verdi scriveva di Vincenzo Bellini "Lode a lui e lode grandissima". Beh ! Come non dare ragione al vecchio maestro delle Roncole quando portava bel suo Olimpo il compositore catanese, soprattutto dopo aver risentito, al teatro Ponchielli per la stagione lirica, I Puritani (libretto di Carlo Pepoli prima assoluta Parigi, Théâtre Italien il 24 gennaio 1835; prima cremonese Stagione di Carnevale 1839).

Opera complessa ma architettata, pensata per esaltare ai sommi livelli dell’arte del belcantismo italiano. Ultima fatica di Bellini in una Parigi che lo acclamò senza alcun ripensamento; tributandogli un omaggio incondizionato. 

Stesso omaggio che si deve, in questa edizione cremonese (Coproduzione Teatri di OperaLombardia) al prodigioso cast vocale andato in scena per raccontare l’amore dolce, folle e bizzarro tra Elvira e Arturo messo in versi da Pepoli,

A partire proprio da Maria Laura Iacobellis nei panni di Elvira. Voce splendida la sua. Capace di ricamare ogni singolo arabesco vocale creato dal compositore siciliano. Senza sforzo, con una naturalezza disarmante. Ma non solo musicalità è nelle sue corde. Anche, e soprattutto, una teatralità incisiva. Accattivante. Capace di intingere nella tavolozza degli stati d’animo. La gioia e la gaiezza del primo e del terzo atto, come la lucida follia che regna in tutto il secondo atto; e il dolore per la perdita dell’amato. 

Al suo stesso livello Valerio Borgioni, l’amato Arturo. Tenore delle grandi possibilità che ha impressionato subito fin dalle prime battute per la pulizia del timbro e la capacità di passare di registro in registro, con maestria vocale. Salendo fin sopra la cima dove Bellini spinge, negli acuti, i suoi personaggi. Anche per lui un apprezzamento per la presenza scenica e per la capacità interpretativa che ha colto le radici pre romantiche del suo personaggio.

Non ha mancato di stupire anche il basso Sunu Sun; un Riccardo imperioso. Deciso. Profondo e contestualmente dolce in alcuni passaggi in cui la trama lo chiama a smettere i panni guerreschi. 

Grandi appalusi anche per Roberto Lorenzi: Giorgio. Strappa consensi nel secondo atto per il suo racconto appassionato della follia di Elvira.

Sullo stesso livello tutto il resto del cast: Lord Gualtiero Valton, Gabriele Valsecchi; Sir Bruno Roberton, Enrico Basso; Enrichetta di Francia, Benedetta Mazzetto.

E in questi riconoscimenti per una vocalità splendida c’è da includere, a pieno titolo, il Coro di OperaLombardia diretto da  Massimo Fiocchi Malaspina. Bellini fa del coro un altro vero e proprio protagonista per il numero di interventi e per la loro complessità. Prestazione maiuscola sotto tutti i punti di vista: interpretativo, tecnico e teatrale.

Onore al merito anche per Sieva Borzak, alla guida dell’ Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Concertazione precisa. Gesto sicuro. Capacità di raccordo perfetto tra ‘golfo mistico orchestrale’ e palcoscenico, laddove Bellini ha cerato un gran numero di concertati e di scene corali. Nulla è mai sfuggito alla sua disciplina, che non è stata solamente rigidità tecnica ma pure delicatezza pre romantica. 

La regia di Daniele Menghini ha cancellato ogni riferimento gotico del libretto. Nessun castello. Nessuno spalto militare. Nessuna sala nobiliare. Solo installazioni di sapore neoclassico, con perfino un’automobile contemporanea entrata in scena nel corso del primo atto. Interessante qualche guizzo come l’accompagnare il canto folle di Elvira con una luce stroboscopica da discoteca che comunque un suo fascino lo avuto nella sala buia del Ponchielli. Stilizzate e quasi spoglie le  scene di Davide Signorini. Contemporanei, come nella linea registica, i costumi di Nika Campisi.  Fantasiose le luci di Gianni Bertoli. E sul tema delle regie tocca ancora citare il buon Peppino Verdi che spiegava che tornare all’antico era già un progresso.

Peccato per gli assenti. Si sono persi una grande serata di bel canto. E non capita spesso di questi tempi.

Applausi.  Si replica sabato 6 dicembre alle ore 16. 

Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura

musicologo

Roberto Fiorentini


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commenti


Anna Mazzola

5 dicembre 2025 13:05

Mah? Recensione molto generosa! Si vede che a Cremona sono migliorati. A Como lo stesso cast ha lasciato non poche perplessità: la Iacobellis brava, ma con acuti decisamente stridula. Il Borgioni in netta difficoltà nei salti di registro, quasi ricorrendo alla voce di testa e con l'ultima aria cantata mezzo tono sotto per paura di quel "vieni" che intimoriva persino Pavarotti.

Stefano

5 dicembre 2025 15:13

Abbiamo visto una rappresentazione diversa. Ma le avete le orecchie? Il tenore ha steccato diverse volte, in passaggi importanti. Il basso? Lasciamo stare! La regia? violenta senza motivo. Un suv in scena (inutilmente), così come un orsacchiotto peluche. Dai su, da bravi.

Francesco Capodieci

6 dicembre 2025 22:56

Avendo assistito alla rappresentazione pomeridiana de "I Puritani" del 6 dicembre, mi sembrano un po' troppo severi i giudizi di Anna Mazzola e di Stefano sui cantanti, che ho generalmente apprezzato; ottima, in particolare, m'è parsa l'interpretazione del giovane soprano Maria Laura Iacobellis nel difficile ruolo di Elvira. Invece condivido in pieno le riserve di Stefano sulla regia di Daniele Menghini, caratterizzata dall'ennesima trasposizione ai giorni nostri di una vicenda ambientata nel Seicento. Abbiamo così visto sulla scena una grossa automobile, pistole, palloncini bianchi da luna park, cravatte e sedie moderne. E' ormai difficile assistere a un'opera lirica di Bellini, Rossini, Donizetti, Verdi o Puccini, senza la presenza di auto, televisori, trolley, telefonini, vestiti e oggetti vari dei nostri tempi. Tutto ciò deve necessariamente coesistere con il linguaggio arcaico impiegato dal librettista - "Il duol che al cor mi piomba sol calma avrà nel sonno della tomba (...)", "Deh! Poni in obblio l'età che fioriva di speme e d'amor (...)", "Questo giorno venturato (non è l'allenatore) d'ogni gioia sia forier (...)", solo per citare alcuni versi tratti dal libretto di Carlo Pepoli de "I Puritani" -, creando così un cortocircuito alquanto fastidioso, che finisce con lo stancare gli appassionati del melodramma.