Crolla il prezzo del latte, la crisi del settore lattiero-caseario arriva in Regione. Audizione in Commissione Agricoltura. Importazione selvaggia sotto accusa. Ventura, Piloni e Vitari: quadro grave
E' grave la situazione del comparto latte dell'agricoltura lombarda che produce il 40-45% di tutta la produzione nazionale. Una crisi confermata ieri da tutti i soggetti intervenuti all’audizione in commissione agricoltura di Regione Lombardia che ha visto la presenza dei rappresentanti delle principali categorie di settore: Assolatte, Coldiretti Lombardia, Confagricoltura Lombardia, Cia Lombardia, Copagri Lombardia, Legacoop Lombardia, Confcooperative Lombardia, Slow Food. Tutti gli intervenuti hanno fatto sentire la forte preoccupazione del momento che scaturisce dall'insieme di numerosi fattori esplosi contemporaneamente:
1) eccedenza di produzione di latte che ha fatto registrare a gennaio un aumento di quasi il 2% rispetto allo scorso anno e che, a causa della domanda rimasta invariata, ha portato a un surplus di latte difficile da smaltire con crollo del cosiddetto "prezzo del latte spot"
2) il mercato è inondato da latte proveniente dall’estero (in particolare Francia e Germania) a prezzi inferiori, che ha invaso il mercato nazionale;
3) i costi di produzione rimangono comunque elevati, rendendo così difficile la copertura delle spese per molte aziende, soprattutto quelle più giovani, dove sono stati fatti molti investimenti che ora sono diventati difficilmente sostenibili.
Secondo il parere di tutti gli attori coinvolti in Commissione Agricoltura, per aiutare un comparto strategico per la Regione che produce una quota che varia tra il 40% e oltre il 45% del latte nazionale è necessario riaprire con urgenza un Tavolo ministeriale che ristabilisca regole chiare e che crei le basi per un patto di filiera.
Tra le proposte avanzate quella di individuare delle misure che fermino la speculazione in essere, tutelino maggiormente il “made in Italy” e la sua competitività all’estero, mettendo a punto un sistema di etichettatura dei prodotti che ne identifichi la qualità per fare ripartire le esportazioni. Altre azioni sarebbero auspicabili anche a livello europeo, dove è stata avanzata l’ipotesi di costituire un OCM, ovvero un’Organizzazione Comune di Mercato, che è uno strumento di carattere europeo in grado di indirizzare il prezzo e fare in modo che gli allevatori non vivano situazioni come quella attuale. Utile, secondo il parere delle associazioni, anche un piano di riordino di mercato a livello europeo che, attraverso un monitoraggio costante, possa controllare i livelli di produzione del latte e, nel caso di quotazioni in discesa rispetto ai costi di produzione, possa intervenire con delle misure compensative.
"Le audizioni odierne hanno confermato che il comparto lattiero-caseario, asse portante dell'economia agricola lombarda e in particolare di territori come quello cremonese, sta subendo gli effetti di una crisi di sovrapproduzione europea che rischia di schiacciare i nostri allevatori. Come Fratelli d'Italia, siamo al fianco dell'assessore all'Agricoltura e sovranità alimentare Alessandro Beduschi per ribadire che la Lombardia non accetterà passivamente dinamiche di mercato che sviliscono il prodotto italiano". Così il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Marcello Ventura, commenta l'esito della Commissione Agricoltura dedicata alla crisi del settore, che ha visto il confronto con i vertici di Assolatte, Coldiretti, Confagricoltura e delle principali sigle della cooperazione e del mondo agricolo.
"Il quadro emerso è di estrema gravità", sottolinea Ventura. "Siamo di fronte a un eccesso di offerta nel Nord Europa, dove l'aumento della produzione e il fermo tecnico dei grandi impianti di polverizzazione hanno generato un surplus di latte che si è riversato nel nostro Paese. Questo fenomeno ha trascinato il prezzo del latte 'spot' verso valori insostenibili, che in alcune zone hanno toccato i 20-24 centesimi al litro, una cifra che non copre nemmeno i costi vivi della stalla. È un paradosso inaccettabile se pensiamo che, nel frattempo, la grande distribuzione continua a importare prodotti finiti dall'estero a prezzi irrisori, spesso con standard qualitativi che non hanno nulla a che vedere con le nostre eccellenze".
Secondo Ventura, la sfida si gioca sulla trasparenza e sulla programmazione: "Dall'audizione è emersa con forza la necessità di strumenti strutturali, come una OCM latte, che permettano di programmare la produzione e gestire le crisi senza lasciare gli allevatori in balia della volatilità. Regione Lombardia farà la sua parte garantendo un monitoraggio costante e puntuale su tutta la filiera, affinché non si creino zone d'ombra dove prosperano speculazioni a danno dei produttori. Dobbiamo valorizzare il vero Made in Italy e rendere i consumatori sempre più consapevoli che scegliere un prodotto certificato e territoriale significa sostenere la nostra economia e la nostra salute".
"Fratelli d'Italia continuerà a battersi per il principio di reciprocità a livello europeo: le regole devono essere uguali per tutti", conclude Ventura. "Non permetteremo che la nostra filiera, fatta di investimenti, qualità e rispetto dell'ambiente, venga messa in ginocchio da flussi commerciali fuori controllo. La difesa della sovranità alimentare resta il nostro impegno prioritario per tutelare il lavoro e il futuro delle nostre campagne".
"In questi giorni alcuni allevatori vedono pagato il loro latte 15 centesimi al litro. I motivi sono diversi: un surplus di latte sul mercato, i Paesi asiatici che vanno a comprare in Australia e Nuova Zelanda, i 'polverizzatori' che hanno fatto uno stop tecnico fino al 26 gennaio e hanno riversato tutto quel latte in più sul mercato italiano. Se a questo ci aggiungiamo i dazi e l'ennesima guerra di Trump, la situazione è drammatica. Questo quadro per gli allevatori lombardi, che producono quasi la metà del latte italiano, significa perdite per decine di migliaia di euro. Significa che il rischio di chiusura delle stalle è più che reale e, anzi, sta già accadendo. Per questo abbiamo chiesto, ai primi di gennaio, di ascoltare le associazioni di categoria per capire che interlocuzioni ci sono, com'è lo stato dell'arte, che proposte stanno portando avanti con Regione e Governo, per fare il punto, insomma", lo dicono Matteo Piloni e Marco Carra, consiglieri regionali del Pd e segretario e capodelegazione della VIII Commissione Agricoltura, al termine delle audizioni con i rappresentanti dei produttori.
"Da mesi stiamo ponendo la questione alla Regione, anche chiedendo la convocazione urgente del tavolo regionale del latte e attraverso un'interrogazione a risposta immediata alla quale l'assessore regionale all'Agricoltura Beduschi aveva risposto assicurando che a breve il tavolo sarebbe stato riunito a Milano. Ma a noi non risulta che questo sia ancora avvenuto. E la situazione va avanti dalla fine di dicembre e continua a vedere l'accordo sottoscritto al Ministero dell'Agricoltura completamente disatteso. Un accordo voluto dal Ministro Lollobrigida che si è rilevato fasullo. È l'ulteriore dimostrazione della scarsissima autorevolezza del responsabile del dicastero e del Governo stesso, perché hanno siglato un accordo che ha retto dodici ore. Un'assoluta presa in giro nei confronti dei produttori, perché tutto questo significa che i mercati non riconoscono alcuna autorevolezza al Ministro e al Governo", insistono i dem.
"Questa situazione era prevista da mesi, ma non si è voluto intervenire, invece è urgente, sia per salvare il salvabile, sia per soluzioni strutturali. Soprattutto per quanto riguarda i prodotti agricoli non si può lasciare il mercato totalmente aperto. Se non c'è un minimo di regolamentazione, chi ci rimette sono il primo e l'ultimo anello della filiera, e cioè chi produce, quindi gli agricoltori, e poi chi consuma, cioè i cittadini, le famiglie. Quindi serve uno strumento che in qualche modo regolamenti il mercato. È il tema della cosiddetta Ocm, l'Organizzazione comune di mercato, sulla quale noi stiamo lavorando per chiedere alla Giunta regionale di attivarsi nei confronti del Governo e dell'Unione europea, perché abbiamo bisogno di questo strumento. E lo faremo nella seduta di consiglio regionale di martedì prossimo, dove presenteremo una mozione urgente. Perché così come esiste l'Ocm per altri prodotti dell'agroalimentare, allo stesso modo dobbiamo intervenire per il latte, per regolamentare il mercato, per non lasciare i nostri allevatori nella giungla. Il libero mercato, in questi casi, va accompagnato da politiche pubbliche che riequilibrino le cose, per evitare che la qualità dei nostri prodotti, il lavoro delle nostre aziende soccombano di fronte ai colossi del settore", concludono Piloni e Carra.
"La Lombardia è la prima regione italiana per produzione di latte, coprendo il 47% del totale nazionale con oltre 5.900 allevamenti e 580.000 vacche. Il settore è fondamentale per l'economia locale, destinando la materia prima alla produzione di 14 formaggi DOP e 62 tradizionali. Purtroppo, in questo periodo il settore lattiero-caseario sta affrontando un momento di forte tensione che ha portato a una riduzione dei prezzi. Nel corso dell'audizione in Commissione Agricoltura le parti interessate hanno evidenziato le criticità derivanti dal calo delle quotazioni, dalla disdetta di contratti di conferimento al surplus sul mercato di latte di origine estera". Così il consigliere regionale della Lega Riccardo Vitari in merito all'audizione tenutasi a Palazzo Pirelli, presenti i rappresentanti lombardi di Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri, Legacoop, Confcooperative e Slow Food, Assolatte e i tecnici della Direzione Generale Agricoltura di Regione Lombardia.
"Dalle associazioni audite", spiega Vitari, "sono state avanzate molte e diverse richieste, ad esempio valorizzare il Made in Italy, calmierare l'eccesso di produzione del latte europeo, fronteggiare la concorrenza straniera. Come Lega, la difesa del settore è una nostra storica battaglia e dunque faremo tesoro dei suggerimenti arrivatici dalle aziende del territorio, in modo che si possano mettere in atto tutte quelle iniziative volte a salvaguardare le aziende lombarde".
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