12 settembre 2026

Manifestazioni tra musica, cultura e cucina per celebrare la nascita di Verdi

Anche la Scuola internazionale di liuteria di Cremona sarà tra i protagonisti della quinta edizione della rassegna Verdi 10/10, finalizzata alla celebrazione della nascita del maestro Giuseppe Verdi e alla riscoperta della sua eredità artistica ed umana. Progetto, questo,  curato dal comitato Verdi 10/10 – 27/01, network di associazioni del territorio che si propone di attuare una strategia di promozione territoriale attraverso la conoscenza a tutto campo del Cigno. Quest’anno, come annunciato dai promotori, il focus tematico sarà l’opera Aida, declinata per un pubblico di tutte le età, attraverso una pluralità di linguaggi con  visite guidate esperienziali, workshop teatrali, laboratori e performance musicali e cross over. L’assessore del Comune di Busseto Laura Flora, nell’aprire la presentazione, ne ha sottolineato il valore evidenziando l’importanza dell’impegno comune a beneficio del territorio. La rassegna, che ha il contributo di Fondazione Cariparma ed il patrocinio di Regione e Comune, si apre venerdì 9 ottobre (focus per scuole elementari e medie) dalle 9,30, a Roncole Verdi, alla Casa natale del maestro con una visita guidata nel luogo in cui tutto ebbe inizio, con un racconto pensato per avvicinare i più giovani alla quotidianità del giovane Verdi. Dalle 9,30 alle 11, laboratorio teatrale dedicato ad Aida nella sala civica “Giuseppina Strepponi” con workshop creativo a cura di Sabina Borelli e la partecipazione del mezzosoprano Victoria Vasquez, con i bambini che potranno esplorare le suggestioni dell’opera attraverso il gioco e la drammaturgia. Dalle 10, ecco l’appuntamento con “L’affascinante mondo della liuteria” con dimostrazione pratica a cura dei maestri liutai ed allievi della Scuola internazionale di liuteria di Cremona per scoprire i segreti della costruzione degli strumenti ad arco, autentica eccellenza del nostro grande patrimonio culturale. Quindi, visita guidata alla Casa museo Giovannino Guareschi per sottolineare il legame tra due grandi figure che scelsero la ruralità della Bassa come orizzonte di vita. Alle 14, in sala civica, lezione concerto su Aida  con sessione didattico musicale per le scuole medie a cura del soprano Maria Intravaia. Alla stessa ora caccia al tesoro verdiana con percorso ludico-educativo a tema Aida per le strade di Roncole per gli alunni della scuola primaria in collaborazione del Circolo di Frescarolo. Sabato 10, alle 15, in piazza Guareschi a Roncole Verdi, “Gran quiz verdiano, sfida per tutti i melomani” e, alle 16.30, “Pensieri sull’opera Aida” con riflessione a cura dello scrittore e poeta Giancarlo Zanasi per approfondire e agganciare all’oggi la genesi, i temi etici ed universali presenti nel libretto e nella partitura dell’opera con letture dello stesso autore e di Simona Colombi. Alle 17 aperitivo con le Olimpiadi verdiane, momento conviviale con la squadra Ramfis, vincitrice del premio legato ad Aida. L’evento clou sarà alle 18 con il concerto cross-over “Verdi’s melodies” a cura di Alessandro Bertozzi (sax alto) con la partecipazione di Pino Di Pietro (tastiere), Lorenzo Poli (basso elettrico), Francesco Scanu (batteria), Miriam De Luca (canto) e Sabino Cristiano (canto). Saranno ospiti Alessandra Ugoni (canto), Stefano Vaccari (pianoforte), Giancarlo Bianconi (tenore) e Angelo Rubini (pianoforte). In programma anche diversi eventi collaterali. Domenica 3 ottobre, alle 18, a Casa Barezzi, “Barezzi Young” col concerto di uno dei vincitori del Concorso pianistico internazionale “Città di Minerbio”. Sabato 17 ottobre, alle 15,30, alle scuderie musicali di Villa Pallavicino, concerto del coro “intergenerazionale” Incanto della Rsa Pallavicino di Busseto diretto dalla maestra Marisa Intravaia (a cura di Fondazione Pallavicino, Verdi Off e Scuderie musicali). Infine dall’11 ottobre (inaugurazione alle 10) al 31 gennaio, alla biblioteca della Fondazione Cariparma, mostra “Nelle carte del maestro” con esposizione degli autografi verdiani di proprietà della Fondazione Cariparma. Tutti gli eventi sono a partecipazione libera e gratuita. E chissà che prossimamente, questo lo proponiamo noi, non si possa anche organizzare una disfida o, comunque, un incontro tra gli anolini parmensi ed i marubini cremonesi. Il maestro, come noto, era anche un vero e proprio buongustaio. Amava la cucina della sua terra d’origine e gli anolini erano chiaramente uno dei suoi piatti preferiti. Ma, come noto, frequentava assiduamente anche Cremona, che era per lui uno dei luoghi privilegiati per i suoi affari e, vantava numerose amicizie in città e durante i suoi viaggi sotto “al Torrazzo” si recava spesso a trovare Barberina Strepponi (sorella della sua seconda moglie Giuseppina). Barberina, nata a Monza il 15 gennaio 1828 e morta a Cremona, dove è sepolta, il 4 settembre 1918, abitava in corso Cavour, dove ora sorge la Galleria XXV Aprile. Le sue finestre davano verso la strada, in corrispondenza della sede della Camera di Commercio ed il maestro era attirato anche dai marubini che destavano la sua ammirazione. Da oltre cento anni, va aggiunto, Barberina riposa nel quinto androne della crociera di levante del cimitero cittadino e la sua tomba è costituita da una semplice lastra marmorea con una croce quasi del tutto cancellata  ed una sola epigrafe: Barberina Strepponi, una prece. Vi è inoltre riportata la data della morte: 6 settembre 1918 anche se secondo alcuni storici sarebbe invece morta il 4. Barberina, come anticipato, era la sorella minore di Giuseppina, era quindi la cognata di Giuseppe Verdi e, tra le altre cose, esiste  una foto dell’archivio Ricordi che la ritrae nel 1900 nel giardino di Sant’Agata, alla sinistra dell’anziano, illustre parente che, compiaciuto, seppur irrigidito in una posizione del tutto innaturale, guarda con un sorriso arguto nell’obiettivo. Lei, Barberina, è l’unica vestita di nero, anche se, dalla posizione che occupa nell’immagine, è anche l’unica che possa godere della familiarità col maestro. Gli altri si atteggiano in posa, fingendo una innaturale naturalezza: chi ha le mani in tasca, chi infilate nel panciotto, ostentando un atteggiamento quasi sfrontato. Lei no, guarda nell’obiettivo con un sorriso spontaneo, le dita delle mani che giocherellano con il cameo di un lungo collier. Era purtroppo caratterizzata da uno stato di salute particolarmente precario, affetta tra l’altro da corea elettrica, una malattia nervosa cronica per la quale tenne in costante apprensione i coniugi Verdi, che più volte la ospitarono nella villa di Sant’Agata (desolatamente e tristemente chiusa da due anni) e si recarono con lei a Montecatini Terme ed a Tabiano Bagni, mentre Giuseppina, anche negli ultimi anni di vita quando la sua salute era declinante, la raggiungeva spesso a Cremona. Dopo la morte della sorella rimase in contatto col maestro Verdi e, probabilmente, l’ultima lettera  scritta dal maestro Verdi con una calligrafia incerta è diretta proprio a lei. “Sono da quasi quindici giorni in casa perché ho paura del freddo!! Io sto abbastanza bene, come in passato, ma ripeto ho paura del freddo! Oggi però è una bella giornata ma io sono ferocemente attaccato alla mia sedia e non mi muovo. Tu pure fai bene a stare ritirata e mi spiace che la tua stanza sia così impropria. Speriamo che le belle giornate come questa d’oggi continuino e così saremo liberati anche dal freddo. Io scrivo poco perché lo scrivere mi affatica ma tua che hai la mano ferma scrivimi”. Queste le parole scritte dal Cigno, datate 8 gennaio 1901: il maestro morì diciannove giorni più tardi. Tra l’altro al punto 12 del testamento del maestro stesso, datato 18 maggio 1900, si legge: “Lascio alla Barberina Strepponi, mia cognata, dimorante a Cremona, vita natural durante l’usufrutto del fondo denominato Canale, dell’estensione di circa centodiciotto biolche, da me comperato dal signor Pedrini Francesco di Cortemaggiore con rogito Dott. Carrara Angelo di Busseto, e lego la proprietà del fondo stesso alla signora Peppina Carrara maritata Italo Ricci, figlia primogenita della Maria Verdi maritata con Alberto Carrara”.  Chissà quindi che non si possa organizzare questo “incontro” tra anolini e marubini, nel ricordo del maestro, esaltando i sapori e la cultura delle due rive del fiume. Magari anche mettendo mano ad un’altra pagina di cultura gastronomica che riguarda il maestro e il cremonese. In questo caso è sufficiente mettere mano al libro “Giuseppe Verdi un goloso raffinato”, una raccolta di saggi uscita nel 2001, a cura di Andrea Grignaffini, Giampaolo Minardi, Corrado Mingardi, Mariangela Rinaldi Cianti, Raimonda Rocchetta Valesi. E’ qui che lo chef bussetano Ivo Gavazzi, esperto cultore verdiano, insignito nel 1967 del titolo prestigioso di Cuoco d’oro con le celebri Chicche del nonno da lui inventate (e da tempo pluri imitate). Ricorda che quando Verdi si trovava nella sua residenza di Sant’Agata si recava spesso, in calesse, lungo l’argine del Po. Uno dei suoi percorsi preferiti era quello che lo conduceva a San Daniele Po, dove andava a trovare l’allora parroco don Aroldo. Al maestro, raffinato buongustaio ed esperto di cucina, piaceva la cucina della Pèpa, la perpetua di don Aroldo. Così, ogni volta che Verdi era ospite in canonica, la Pèpa gli preparava uno dei suoi piatti preferiti, i Taiarèn, vale a dire dei tagliolini né piccoli né grandi, tagliati in modo irregolare. Gavazzi, autore anche del libro “Il Maestro è servito. Ventotto menu ispirati alla tavola e alla musica di Giuseppe Verdi” (lo chef è stato anche il primo a riportare a tavola il Maestro, facendo rivivere le ricette trovate nell’antico libro della cuoca di casa Verdi, Ermelinda Berni, e inventandone di nuove), già nel volume “Giuseppe Verdi un goloso raffinato” evidenzia che, per preparare questa pasta si utilizzano solo farina e uova ben mescolati insieme ed impastati fino a che si formano le vescichette. Poi si tira col mattarello e si cuoce al dente. Si scola la pasta e si fa saltare in padella con un sugo di frattaglie. Per la preparazione del sugo si utilizza del lardo pesto con aglio, una cipolla, creste e barboncini di gallo, magoncini, fegatini, conserva di pomodoro e vino rosso; si fa scogliere il ladro pesto con un po’ di odori, si aggiunge una cipollina tritata fine, poi nel tegame i magoncini, le creste ed i barboncini tagliati a striscioline fini. Si rosola il tutto insieme alla cipolla aggiungendo un cucchiaio di conserva e un bicchiere di vino rosso; si cuoce adagio per tre ore e, all’evenienza, si aggiunge un mescolo d’acqua. Nel frattempo si scolano i fegatini tagliati a pezzettini scottati nell’acqua e, quasi a fine cottura, si mettono nel sugo che poi si usa per condire i taiarèn. A San Daniele Po, il maestro, insieme a don Aroldo, li ha gustati più volte, preparati dalle abili mani della perpetua. Quel  San Daniele Po dove vive un grande estimatore verdiano, il maestro Virginio Lini (che del paese rivierasco è stato anche sindaco), pittore, scenografo e maestro d’arte, autore de Il mio Verdi, l’opera dipinta su tela più lunga del mondo con i suoi 53 metri (per 1 metro e 70 cm di altezza). Per completare questa opera monumentale, Lini ci ha messo oltre otto anni ed è la raffigurazione di tutta la produzione lirica di Verdi. La proposta, tra anolini, marubini e taiarèn è servita e c’è da scommettere che uno dei nostri più preziosi collaboratori, il gastrofotografo Lilluccio Bartoli, leggendo queste righe, abbia già messo qualcosa a fuoco…o sul fuoco.

Eremita del Po

Paolo Panni


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commenti


Lilluccio

12 settembre 2026 15:56

Letto d'un fiato. Sono stato costretto ad aprire una bottiglia di lambrusco. Procedo e devo smettere di scrivere.

Citro

16 settembre 2026 11:30

Povera liuteria! Che brutta fine...