Barezzi, vate di Verdi, moriva 159 anni fa. La sua figura sempre più dimenticata
Era il 21 luglio del 1867. Esattamente 159 anni fa. A Busseto, assistito da Giuseppe Verdi e dalla sua seconda moglie Giuseppina Strepponi, moriva, Antonio Barezzi (Busseto, 23 dicembre 1787 – Busseto, 21 luglio 1867). Le sue spoglie riposano ora nella cappella di famiglia del cimitero della cittadina emiliana.
Si spegnava colui che fu il faro del compositore delle Roncole. Il mecenate che, con un’intuizione geniale, riuscì a creare un musicista entrato poi , per sempre, nell’Olimpo della musica. L’uomo che, con la più grande generosità aveva dato, a quel promettente musicista, la propria figlia in moglie. Che aveva assistito, nel giro di pochi anni, ad un dramma immenso: la perdita della stessa e dei suoi due nipoti: Virginia ed Icili. Pur piegato dal dolore aveva confortato Verdi. Lo aveva aiutato a superare quel tragico momento. Lo aveva sostenuto nel riprendersi la vita e la propria arte.
Commerciante di generi alimentari, amante delle arti e animatore culturale del centro parmense. Aveva istituito, il 16 agosto del 1813 l'Orchestra Filarmonica Bussetana,. Primo vero e proprio banco di prova dell’autore di Nabucco che frequentava la sua casa già dall’età di 10 anni dopo che Carlo Verdi era venuto a contatto con lui per ragioni di lavoro. Nel 1832 decise di far studiare il giovane Giuseppe a Milano, pagando di tasca sua le lezioni impartite a ‘Peppin’ da un maestro come Vincenzo Lavigna. E qualche anno dopo, era il 1836, lottò duramente per far ottenere al compositore l’incarico, allora prestigioso, di maestro di musica del comune di Busseto, nonché la carica di organista presso la parrocchia. Il musicista lo considerò sempre come un secondo padre. Un affetto talmente grande che non si attenuò neppure nei momenti tristi della fuga di Verdi da Busseto per le chiacchiere maligne sul suo rapporto con la Strepponi.
Di tutto questo cosa rimane nei nostri giorni. Solo la sua casa diventata museo. Ma null’altro. Non una celebrazione ufficiale. Non un concerto. Forse neppure una messa da Requiem. E’ un vero peccato non ricordare l’importanza di questa figura nello scenario verdiano.
Il prossimo anno saranno 160 anni dalla sua morte. Dal trapasso di questo vero e proprio mecenate in senso moderno. Speriamo che la ricorrenza non passi inosservata. Barezzi merita questo e molto altro.
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commenti
Anna L. Maramotti Politi
21 luglio 2026 15:00
Certamente il ricordo è doveroso, ma non si dimentichi che è necessario al fine di comprendere la vita e l'arte di Verdi.
Un grazie quindi a Fiorentini che sa sempre declinare gli eventi, le occasioni di vita con la personalità del Musicista
Roberto
22 luglio 2026 06:38
Grazie mille !!!
OPisol
22 luglio 2026 10:46
Per quale motivo Verdi era deriso in tutta Europa ai suoi tempi? Scappò dai teatri europei e, dopo aver ascoltato il Lohengrin, non compose per anni?