10 giugno 2026

Anche a Cremona giusto pretendere sicurezza e legalità

Seguendo la cronaca cittadina degli ultimi mesi e vivendo la città di Cremona, credo sia giunto il momento di una riflessione serena ma sincera sul tema della sicurezza a Cremona. La situazione sta peggiorando velocemente e sembra che, anzichè, risolvere il problema, "colpevoli" sono i cittadini che in modo quasi disperato denunciano ciò che è sbagliato, non per percezione ma per senso del vivere civile comune. La sicurezza di un tempo non esiste più. Non è perchè qualcuno ha i capelli bianchi e non sa come occupare il tempo, è un dato di fatto.
 
Troppo spesso si sente affermare che l'insicurezza sia soltanto una percezione. Eppure i fatti raccontano una realtà diversa. Gli episodi avvenuti ai Giardini Pubblici, così come quelli registrati in occasione del Luna Park e in altre zone della città, non appartengono al mondo delle impressioni o delle sensazioni: sono fatti documentati, riportati dalla cronaca e vissuti direttamente da cittadini, famiglie e operatori che frequentano questi luoghi.
 
Ciò che lascia maggiormente perplessi è leggere, talvolta, commenti che tendono a minimizzare o addirittura a negare quanto accade, quasi che gli episodi di violenza, degrado o sopraffazione siano invenzioni giornalistiche o esagerazioni costruite ad arte. Viene spontaneo domandarsi: ma viviamo nella stessa città?
 
La denuncia di questi problemi non nasce dall'odio verso qualcuno né dalla volontà di alimentare divisioni. Al contrario, nasce dal desiderio di tutelare la convivenza civile, il rispetto reciproco e quella tranquillità che rappresenta un diritto per tutti. Chiedere il rispetto delle regole non significa essere contro qualcuno; significa essere a favore della comunità.
 
Fa riflettere, inoltre, come spesso la sensibilità cambi quando certi episodi toccano direttamente la propria vita. Quello che prima appariva irrilevante o strumentalizzato diventa improvvisamente concreto, reale e degno di attenzione. Forse dovremmo imparare a considerare i problemi prima che bussino alla nostra porta, non dopo.
 
Personalmente ho avuto la fortuna di viaggiare molto. Proprio il confronto con culture, tradizioni e modi di vivere differenti mi ha insegnato il valore del rispetto reciproco e delle regole condivise. Ogni Paese ha le proprie usanze, i propri costumi e la propria identità. È la normale ricchezza del mondo. Tuttavia, in Italia, e spesso anche nella nostra piccola realtà locale, questioni che dovrebbero essere affrontate con pragmatismo finiscono inevitabilmente per trasformarsi in scontri ideologici.
 
Per questo osservo con interesse le manifestazioni e le mobilitazioni che invocano giustizia, libertà e pace nel mondo. Sono valori universali e nobili, che meritano sempre rispetto. Tuttavia mi chiedo perché gli stessi principi sembrino talvolta perdere forza quando vengono richiamati per affrontare problemi che riguardano il nostro territorio, le nostre città e la vita quotidiana dei cittadini. Possibile che chiedere sicurezza, legalità e rispetto delle regole debba essere interpretato come una presa di posizione politica? Possibile che chi solleva questi temi venga immediatamente etichettato o delegittimato?
 
La giustizia e la libertà non dovrebbero avere confini geografici né colori politici. Dovrebbero valere ovunque, a Gaza come a Cremona, nei grandi scenari internazionali come nella vita quotidiana delle nostre comunità.
 
Il vero rischio non è parlare dei problemi. Il vero rischio è smettere di farlo per paura di essere giudicati.
 
Con stima,
Alarico
 


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