Quando la guglia del Torrazzo venne fasciata con una grande incastellatura
1975, ricordate? Per la prima volta il Torrazzo si presentava alla vista dei cremonesi e dei turisti con la sua parte terminale fasciata da una grande incastellatura che ne ha cambiato la fisionomia. Il Torrazzo era malato e la Sovrintendenza di Verona (da cui dipendeva Cremona) ottenne dal Ministero per i beni culturali, grazie anche all'interessamento dei parlamentari cremonesi Amos Zanibelli e Giovanni Lombardi, uno stanziamento di 72 milioni di lire per l'erezione di una impalcatura di servizio che consentisse di studiare da vicino la superficie della ghirlanda che si erge per circa 42 metri a partire dalla superficie della torre quadra posta a quota 70 metri. Il lavoro venne affidato alla ditta Brambilla Primo che in quaranta giorni portavano a compimento l'opera. Così tecnici ed esperti (con il Sovrintendente Lionello Costanza Ferrari) hanno effettuati sopralluoghi, eseguito rilievi, disegni, fotografie, analizzando tutte le parti in pietra, in legno, in ferro e mattoni del monumento. I guasti riscontrati interessavano tutta la ghirlanda sia all'interno che all'esterno, alla ringhiera, alle colonne, alle scale, ai pinnacoli, ai basamenti e ai capitelli, ai muri, agli archi, ai pilastri in cotto. I rilievi diventavano importanti in vista del successivo restauro coordinato dall'arch.Saracino, intanto si è riparato il parafulmine, imbrigliato i colonnetti della cordonatura del cono terminale con corda in nylon e successivamente tutta la guglia con rete metallica.
Le fotografie sono di Giuseppe Muchetti e hanno fatto parte di una mostra dal titolo "Il tempo e il Torrazzo, un tema per il restauro".
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commenti
harry
19 febbraio 2026 18:39
Un caro amico, passato da tempo a miglior vita, mi raccontò di essere stato artefice di una scalata su quell'impalcatura per apporvi una bandiera. In casa conservava una foto appesa al muro del quotidiano locale che la ritraeva, come medaglia al valore. Ciao Massimo.
Michele de Crecchio
20 aprile 2026 01:40
Grazie a quella complessa impalcatura, nonché ai buoni uffici ed in compagnia dell'indimenticabile monsignor Franco Voltini, riuscii anch'io, allora giovane e non sofferente di vertigini, a salire sino all'altezza della palla dorata che sovrasta il Torrazzo, palla che trovammo già priva della parte superiore, asportata provvisoriamente per controllarne le condizioni manutentive, nonché recuperarne i contenuti. La palla non era sferica, ma sapientemente conformata come un "ellissoide di rotazione", disposto con l'asse maggiore in verticale, per evitare che, vista dal basso, apparisse schiacciata.
Il Sindaco Zanoni, che aveva, in precedenza, già voluto assistere (da una posizione più comoda e assieme al Vescovo) alla riapertura della scatoletta metallica che, come preannunciato dai documenti storici disponibili, era stata ritrovata presente all'interno della palla, mi confermò di avere di persona potuto verificare che la scatoletta ed i relativi contenuti corrispondevano a quanto ci si aspettava di ritrovare (monete e medaglie documentanti il nome del Vescovo e del Podestà. in carica al tempo), nonché ad un inaspettato rotolino di carta.
Nel voluminoso libro relativo al Torrazzo, volume che descrive, assieme a tanti altri dettagli, anche tale ispezione, ci si dimentica però di segnalare la inaspettata presenza di quel modesto rotolino di carta, rotolino di carta tramite quale il campanaro di allora, qualificandosi con nome, cognome e competenza professionale, aveva, orgogliosamente, cercato di tramandare ai posteri anche la propria partecipazione a quel delicato lavoro. Personalmente mi auguro che l'innocente tentativo dell'antico campanaro di farsi, anche lui, ricordare dai posteri, sia stato rispettato, magari reinserendo nella palla dorata anche il suo modesto rotolino di carta autografato, ovvero conservandolo nel museo diocesano.