Alberto Tuzza, ricercatore, storico ed esploratore, ricorda quando a Crema c'era il Ghetto Ebraico, nell'attuale via Manzoni
"La presenza degli Ebrei a Crema si attesta verso la metà del '400, con il passaggio della città sotto il dominio veneto vennero formalizzati i patti di Condotta e la comunità si insediò nella zona dell'attuale via Manzoni che anticamente era un vicolo stretto (largo poco più di 2 metri) dove esistevano una serie di botteghe adibite al commercio di stracci ed abiti usati e soprattutto all'usura.
Il vicolo era dotato di cancelli che venivano chiusi la sera e riaperti al mattino. Il rapporto della comunità ebraica con la cittadinanza fu sempre molto conflittuale : la richiesta di costruire una sinagoga non fu mai accettata dalle autorità venete , mentre esisteva un cimitero ebraico posizionato ai tempi fuori le mura (prima dell'ampliamento veneziano) nella zona dell'attuale Piazza Marconi – Palazzo Zurla che ai tempi era ancora paludosa. Periodicamente la comunità doveva rinnovare la Condotta, una sorta di permesso di soggiorno che comportava il pagamento di una tassa e stabiliva il tasso di usura massimo. Spesso il rinnovo della Condotta o la sola minaccia di revoca erano sfruttati dalle autorità per estorcere ulteriori somme. Con l'istituzione del Monte di Pietà, nato per contrastare il prestito ad usura la situazione si complicò ulteriormente , la comunità ebraica che negli anni migliori arrivò a contare circa 160 membri iniziò a diminuire anno per anno, le abitazioni iniziarono ad essere occupate da cittadini cristiani e si insediarono le prime botteghe di orefici . Formalmente il ghetto sopravvisse fino alla all'arrivo di Napoleone che ne decretò la fine per legge ma ormai la comunità ebraica si era ridotta a poche famiglie. Nella mappa del 1814 si vede ancora la denominazione 'Getto'. Intorno alla prima metà dell'ottocento il complesso che nel frattempo aveva assunto la denominazione di Stretta degli Orefici' fu espropriato dalla Municipalità e demolito con la formazione dell'attuale via Manzoni. Una delle ragioni che portarono a quella decisione fu quella di facilitare l'attraversamento della città alle diligenze del Servizio Postale che erano costrette ad effettuare due curve pericolose e complicate passando per l'attuale via Racchetti e subito dopo svoltare in via Mazzini , manovra che per una carrozza con tiro a quattro risultava estremamente complicata e pericolosa , infatti anche il Pubblico Erario partecipò alla spesa per gli espropri. Interessante sapere che il vicolo oltre che stretto era anche quasi interamente coperto e perciò oscuro, inoltre tutte le botteghe avevano locali sotterranei , dopo la demolizione , durante gli scavi per la condotta di raccolta delle acque piovane furono trovati molti cadaveri.
Come sempre la documentazione proviene dall'Archivio Storico cittadino".
Così via social ha postato lo storico, ricercatore ed esploratore Alberto Tuzza.
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