1 ottobre 2026

I giardini di Porta Serio stanno male. Alberto Tuzza, bella persona del fare, descrive l'ennesimo, paradossale, triste Mestér Cremàsch

"I giardini di Porta Serio nascono ufficialmente nel 1858 su una porzione di area occupata in origine da un bastione del Castello, demolito nel 1809. Vennero concepiti come giardino all'inglese, modellando le superfici con lievi ondulazioni intercalate dai due rami della roggia Rino-Fontana; quest'ultima fu sdoppiata in quell'occasione in prossimità del Torrione del Castello per movimentare ulteriormente il paesaggio con ponticelli in muratura. Furono piantumate essenze perlopiù esotiche.
Nel corso degli anni si sono succedute alcune modifiche di portata limitata, che hanno riguardato soprattutto i percorsi dei sentieri e le sedute, consegnandoci la versione che oggi conosciamo. Negli ultimi decenni, purtroppo, l'attenzione verso questo pregevole monumento verde è progressivamente decaduta, con il rischio di comprometterne in maniera irreparabile l'integrità. Quando alberi secolari mostrano sintomi di sofferenza, in genere resta poco da fare per rallentarne il declino definitivo. Gli alberi non sono eterni e dunque andrebbe predisposto un piano organico per la sostituzione delle essenze che, mano a mano, raggiungono la fine del loro ciclo vitale, inserendone altre identiche per conservare il progetto iniziale e l'armonia dell'insieme. Questo, purtroppo, non viene fatto e da almeno trent'anni e si è creato un pericoloso buco generazionale che ormai sarà difficile colmare: per sostituire una pianta secolare ci vogliono decenni.
I nostri giardini annoverano diversi esemplari di dimensioni spettacolari, con altezze tra i 30 e i 40 metri e circonferenze dai 3,5 ai 5 metri. Un buon numero di questi patriarchi è stato censito come albero monumentale da Regione Lombardia, e i fusti sono sotto la tutela della Soprintendenza ABAP. Corre l'obbligo di ricordare che i giardini pubblici di Porta Serio, con Decreto Ministeriale del 3 giugno 1965, sono stati dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n. 1497 del 1939 sulla protezione delle bellezze naturali.
Alla luce di questa descrizione, liberamente tratta da un accurato lavoro dell'esperto Valerio Ferrari redatto in occasione della candidatura dei Giardini Pubblici di Porta Serio come Luogo del cuore FAI 2020, ho voluto effettuare una ricognizione sul campo per verificare lo stato dell'arte. Le conclusioni sono sconfortanti: la trascuratezza che si trascina da decenni impone un cambio di passo deciso, altrimenti fra dieci o vent'anni al massimo di questo polmone verde non resterà che una landa spelacchiata.
Alcuni anni fa è stato effettuato un accurato censimento di tutti gli alberi esistenti nel territorio comunale: su ogni tronco è stata applicata una targhetta numerata a una certa altezza e in una certa posizione, in modo da identificare esattamente ogni essenza. Lavoro lodevole ma purtroppo, come al solito, fatto il censimento nessuno si è preoccupato di aggiornarlo e di verificare lo stato delle targhette. Molte di esse si sono staccate e, inoltre, le pochissime nuove piante messe a dimora (tre) negli ultimi anni non sono state registrate. La maledizione del Mestér Cremàsch ci perseguita.
Nella piantina si possono vedere: in verde le piante viventi con regolare targhetta, in blu quelle viventi senza targhetta, in rosso quelle abbattute e non sostituite.
Non parliamo poi dell'assenza di servizi igienici, sempre esistiti in passato, ed ora definitivamente smantellati , la poca cura nella manutenzione dei muretti, del ponte in legno, delle ringhiere del passaggio pedonale, dell'illuminazione e delle sedute, insomma c'è da lavorare e molto. 
Questo è lo stato di fatto , da oltre trent'anni le piante abbattute non vengono sostituite ed il problema ha riguardato le varie amministrazioni che si sono  succedute nei decenni per cui si prega di evitare commenti fuori luogo od incivili".

Così ha postato via social lo storico, ricercatore ed esploratore (fa tutto gratis, animato da sana passione), bella persona del fare, Alberto Tuzza.   

 


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