Il Maestro d'Italia Alex Corlazzoli: "Mi vergogno di essere un maestro di una scuola che ancora boccia. Bocciati d'Italia, scusateci, se potete".
"Ho saputo che R., 12 anni, è stato bocciato perché quest'anno è andato poco a scuola e perché quando andava non aveva voglia. Ti ho conosciuto caro R., eri un bambino simpatico, dallo sguardo vispo, con una sana curiosità. Certo non ho mai immaginato che diventassi il primo della classe e un domani un avvocato, un chirurgo ma sognavo solo che diventassi un cittadino onesto, altruista, sensibile. E invece ti hanno bocciato. Ma son venuti a casa tua a chiederti perché non venivi a scuola? Ma hanno visto quanti libri hai in casa? Sanno dove vai in vacanza? Caro R. mi vergogno di essere un maestro di una Scuola (quella italiana) che dopo 70 anni da "Lettera a una professoressa" ancora boccia. Tu e gli altri bocciati, scusateci, se potete".
Così ha postato via social Alex Corlazzoli: opinionista, giornalista, scrittore, provocatore politicamente scorretto, viaggiatore e Maestro d'Italia...
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Letizia
19 giugno 2026 05:20
La bocciatura è un evento complesso che non deve essere etichettato solo come un fallimento. Se vissuta in modo costruttivo, ha il valore pedagogico di una seconda opportunità: insegna ad accettare le difficoltà, a sviluppare resilienza e stimola una riorganizzazione del metodo di studio.
La scuola elementare e media che boccia è una scuola che ha ancora a cuore il futuro dei propri allievi e che permette loro di rinforzarsi. La scuola che non ferma i ragazzi in difficoltà è una scuola che "scarica" le fragilità su altri ordini di scuola. Infatti il tasso di bocciatura più elevato si registra in Italia proprio nel primo anno delle scuole superiori: l’8,1% degli studenti, pari a circa 40 mila ragazzi, non è stato ammesso alla classe successiva. Un dato in aumento che deve far riflettere tutti.
La scuola che promuove tutti e in modo indiscriminato non svolge più il suo compito educativo e trasmette al tempo stesso un cattivo insegnamento: fare o non fare, sapere o non sapere è uguale. Come svolgere bene il proprio compito o meno. Vogliamo questi adulti domani?