10 agosto 2026

Alberto Tuzza (Chapeau) e la storia, famosa altrove, del drago Tarantasio (amata da Graziano Pavesi). Per affermarsi, più delle DeCo, serve una narrazione. E Call Me BY Your Name narra il Granducato!

"Loch Ness Vs Lago Gerundo: Nessie contro Tarantasio!
Mentre la Scozia ha trasformato Nessie in un brand globale, il mitico Drago Tarantasio del Lago Gerundo è stato "saccheggiato" dai più grandi marchi d'Italia. Dai Visconti all'Alfa Romeo, da Berlusconi a Enrico Mattei: storia di un'identità cremasca scippata dal marketing, prima del riscatto firmato Guadagnino.
Il risultato è impietoso: il primo è famoso in tutto il mondo; del secondo, la notorietà non va oltre i confini della "Repubblica del Tortello" (e per giunta sotto mentite spoglie). Vediamo perché.
La leggenda del Drago Tarantasio è conosciuta da molti cremaschi: una simpatica bestiola che si aggirava nelle paludi del Lago Gerundo alitando fiamme e, a tempo perso, divorando bambini.
In realtà, il mito nacque probabilmente a causa dei fuochi fatui. Le esalazioni di metano e fosfina tipiche delle zone acquitrinose, a contatto con l'ossigeno dell'aria, prendevano fuoco con un effetto altamente scenografico. Il resto lo fecero le licenze poetiche del Medioevo.
Ma torniamo al punto: Tarantasio è stato vittima di una serie di clamorosi "scippi" d'immagine che ne hanno oscurato il nome originario, frammentando la sua identità in mille marchi famosi. Tutti hanno capitalizzato sulla sua figura, tranne la sua terra d'origine.
La cronistoria dei saccheggi d'immagine? Il Biscione dei Visconti e degli Sforza: i primi a impossessarsi della leggenda sfruttando l'immagine del nostro drago furono i signori di Milano. Crearono il mito secondo cui: Andò adunque il coraggioso Uberto contro il mortifero Drago armato non tanto di ferro, quanto di fortezza d'animo, di destrezza, e d'ingegno, et al fine felicemente l'ucise, et liberò la sua patria con gloria eterna di lui (da Historia dell'antichità di Milano, Paolo Morigia, Venezia 1592). Da allora, il "Biscione" divenne il simbolo della casata e ancora oggi affianca nell'immaginario collettivo lo stemma originale di Milano.
Il marchio Alfa Romeo (1910): Dopo diversi secoli avviene il secondo "scippo" del simbolo. La neonata casa automobilistica assemblò i due simboli di Milano – la croce rossa in campo bianco e il biscione – creando il suo celebre marchio.
La maglia dell'Inter (1928): A causa di una curiosa imposizione del regime fascista, il biscione entrò a far parte del simbolo dell'Inter (allora denominata Ambrosiana) e vi rimarrà, sotto varie forme, per moltissimi anni.
Il CUS Milano Rugby (1947): Nel secondo dopoguerra anche la società sportiva si appropriò del rettile, che campeggia tutt'ora nel simbolo societario.
Il Cane a Sei Zampe di ENI (1952): Pochi anni dopo, fu il genio imprenditoriale di Enrico Mattei a impossessarsi per la quinta volta del logo. Il drago divenne un cane a sei zampe (sempre di mostro trattasi) che sputa fiamme. In questo caso, all'ENI interessava enfatizzare le scoperte dei giacimenti di gas metano. Il primo pozzo di estrazione fu scoperto nel 1946 nei dintorni di Cavenago d'Adda, ovvero in pieno territorio del leggendario Lago Gerundo. I conti tornano.
Il Biscione di Silvio Berlusconi (1974): Un altro fenomeno del marketing si impossessò dell'idea. Silvio Berlusconi lo utilizzò dapprima come simbolo di Milano Due, sostituendo il bambino tra le fauci con un più rassicurante fiore. Successivamente lo usò per la sua prima tv privata (Canale 58) e in seguito per Canale 5, con varie modifiche grafiche nel corso degli anni.
Conclusione: un valore aggiunto mai monetizzato
In molti hanno "saccheggiato" la leggenda padana utilizzando con profitto l'idea senza che Crema ne abbia mai ricavato un reale valore aggiunto, almeno a livello di notorietà internazionale. Mentre la Scozia campava di rendita su Nessie, noi siamo rimasti a guardare i nostri marchi globali dimenticandoci del drago che c'era dietro.
Alla fine, per farci conoscere davvero al mondo intero, non è bastato Tarantasio: ci voleva un regista come Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome".

Chapeau ad Alberto Tuzza: storico, ricercatore appassionato ed esploratore di sotterranei, cose e storie cremasche, e non solo. Per la cronaca, a oggi, l'unico ad aver abbinato, a una bella svolta commerciale, il nome, il pathos, la leggenda e il simbolo di Tarantasio e del Lago Gerundo, alla grande, è l'ottimo Graziano Pavesi, titolare dell'omonimo GatroPubOsteriaPizzeria di Crespiatica. Ma generalizzando, come bene ha scritto Tuzza, Crema è conosciuta, nel mondo, non per il Drago, i Tortelli Cremaschi, il Nobile Salame Cremasco (serve narrazione per creare conoscenza, non una pur legittima DeCo) o il Salva, ma per le pesche e Call me by your name, il filmone che narra il Granducato. 

 


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