22 gennaio 2026

A 800 anni dalla morte di San Francesco. Ricordiamo il suo passaggio a Cremona nel 1220 e il miracolo del "pozzo di San Guglielmo". Francescani in città con il Santo ancora vivo, ospitati dai tintori

Sabato, 3 ottobre 2026 saranno 800 anni esatti dalla morte di San Francesco d’Assisi. Il santo viene ricordato dal calendario il 4 Ottobre sebbene la sua morte sia nel tardo pomeriggio del 3.

In occasione di questa ricorrenza è importante ricordare legami e luoghi esistiti e a volte poco indagati riferiti al rapporto tra Francesco e la città di Cremona.

Forse non è un caso che il primo seguace di Francesco, frate Bernardo di Quintavalle, di ritorno da Bologna nel 1211, informò Francesco sul suo operato in terre di Pianura. Lo stesso Francesco lo lodò per la diffusione del suo operato.

Il Celano scrive: “incominciava a dilatare i poverelli discepoli e allora mandò de suoi compagni a Bologna e in Lombardia, li quali presono di molti luoghi in diverse parti…”

Dopo pochi anni, pare che Francesco sulla via del ritorno dalla Terra Santa e in arrivo da Venezia, sostasse nel 1220 a Cremona.

Si tratta del cosiddetto avvenimento del “pozzo di San Guglielmo“. Importante per ciò che qui leggeremo è la chiarezza dei luoghi per identificarli dopo 800 anni e portarli ai giorni nostri.

San Guglielmo era un Borgo extra urbe occupato dai Tintori cremonesi. La Porta Tintoria (oggi via omonima ) era anche detta Porta S.Guglielmo con suo bastione o Porta Pelusella. Pelusella è indicatore di luogo di acqua e probabilmente impaludato, dal momento che la stessa via venne chiamata nel 1500 Contrada Cantarana (luogo di anfibi gracidii notturni).

In questo contesto, 800 anni fa la Porta S. Guglielmo era prospiciente il Borgo omonimo che si trovava quindi fuori città (borgo, appunto) su tracciato della antica Cremonella dai quali i tintori attingevano acqua.

Tale borgo era quindi certamente tra le attuali Via Antica Porta Tintoria e Largo Paolo Sarpi, presumibilmente in zona Vie Dante, Platani e Rabboni.

La leggenda narra della visita di Francesco d'Assisi e Domenico di Guzman che, ospitati la notte dagli abitanti del borgo, decidono di aiutare i Tintori per la loro carenza di acqua.

Vi era lì un pozzo di acqua guasta e non potabile. I due pellegrini unirono le loro preghiere e l'acqua tornò miracolosamente potabile, era il 1220. 

Per chi alle leggende non crede, noi diremo che nel 1200 i Tintori necessitavano di enormi moli di acqua della Cremonella (lì ubicata ) per tingere i loro tessuti e che il pozzo di S.Guglielmo non è altro che la loro primordiale industria fuori dalle mura cittadine.

Per dovere di cronaca, diremo anche che Francescani e Domenicani divennero in seguito due ordini religiosi spesso contrapposti e in litigio anche per le assegnazioni dei loro luoghi monastici nella nostra città.

Il Borgo, con attigua chiesa Domenicana di S. Guglielmo, fu distrutto nel 1420 dalla furia del tiranno Cabrino Fondulo che, per difendersi dall'assedio del Carmagnola, lo fece abbattere .

Nel frattempo i Tintori, a causa delle numerose guerre, avevano abbandonato il borgo trasferendosi intra mura nella via guida della Cremonella, Via Aselli e laterali.

Sparita la chiesa, sparito il Borgo,  sparito il pozzo.

Nella zona urbana dei tintori il "salto della Cremonella"  è accentuato dal dislivello di Largo Paolo Sarpi con Via Aselli. Qui si sfruttava l’acqua corrente per i numerosi lavaggi richiesti dalle lavorazioni. Il pozzo, poi andato perduto, subì quindi l'oblio sino al 1700.

La zona fuori le mura (Viali Trento-Trieste e Dante ) era terra di coltivazioni e alcuni buoi usati per arare caddero un giorno in una buca: era il 15 maggio 1728.

Il Vescovo Alessandro Litta fece scavare la depressione e fu riportato alla luce il pozzo di S. Guglielmo.

Il pozzo venne subito venerato per la antica leggenda accaduta 500 anni prima e fu lo stesso Litta ad inaugurare una cappella votiva con lapide ed iscrizione che divenne luogo di culto per la popolazione di Cremona.

A custodire il luogo venne posto un romito, ma il luogo la notte era isolato, buio, insicuro, fuori le mura e così una notte del 1794 il custode fu ucciso e il pozzo cadde definitivamente nell'oblio.

Ora, quanto sia strettamente intrecciata la storia alla leggenda, non sarà mai dato sapere.

Un certo Sbaraglia scrive però che già nel 1216 (con Francesco ancora vivo e predicante il suo credo e pensiero) vi fossero comunità di frati francescani e domenicani già a Cremona ospitati in alcune case dei Tintori.

Poco dopo la morte di Francesco è chiaro che il suo ordine espanda in tutta l’Italia.

Nel frattempo i Francescani sono presso S.Antonio del Fuoco già dal 1229 , tre anni dopo la morte del loro padre Fondatore e altri sono presso Porta S.Luca.

Forse è un caso o forse no, ma i luoghi della leggenda e delle prime residenze francescane sono collocate a distanza praticamente irrisoria.

Mentre il Borgo di S.Guglielmo (leggenda) si trovava fuori Via Aselli , il primo abitato conventuale (realtà storica ) si trovava in Via S.Antonio del fuoco. Distanza tra i due luoghi circa 300 metri.

Se poi a questo aggiungiamo la chiesa di S.Francesco ( ex Ospedale Vecchio), ecco che si ipotizza che i francescani abitarono gli stessi luoghi ove Francesco passò per leggenda o per realtà.

Ricordando poi che i dei due ordini, Francescano e Domenicano, nella nostra città a fine del 1200 gli stessi ebbero una causa per la vicinanza della costruzione dei loro due templi e che Astegiano ricorda che gli stessi fossero costruiti per legge pontificia ad una distanza di non meno di 300 m.

Una volta avuta la terra per erigere la loro chiesa, presumibilmente dagli Umiliati, i frati Francescani ne iniziarono la progettazione e costruzione con architetti Orazio Calzolaro e Andrea Nascimbene nel 1284 ( Francesco era morto da 50 anni ).

La chiesa, con annesso grande monastero e viridarium, verrà continuamente ingrandita nei successivi 200 anni. Sin dal 1500 la chiesa viene rappresentata sulle mappe come lunga e a forma di croce.

Tale forma non è quella iniziale ma è il risultato dell’ampliamento di una chiesa a tre navate, probabilmente a pianta rettangolare e probabilmente con una doppia fila di almeno 15 colonne. Una navata centrale larga circa 10 metri e due navate laterali da 5 metri. Aveva un'altezza di quasi 15 metri che consentì nel 1700 di ricavare una soletta per adibire la chiesa ad Ospedale a più piani.

Nel 1500 Eliseo Raimondi commissiona allo stesso architetto che costruisce la sua residenza (Bernardino De Lera) una nuova chiesa contigua alla chiesa di S.Francesco.

Una chiesa che ne formerà le absidi e che darà la forma di croce descritta poco sopra.

La chiesa sarà chiamata Chiesa del Crocefisso, composta da 3 cappelle che rappresentano la Vergine Maria – S. Eliseo – S.Giovanni Evangelista.

Forse Eliseo Raimondi, ambisce ad essere ricordato, come fece per il suo Palazzo di Corso Garibaldi o forse sono i francescani stessi a chiamare una delle tre cappelle S.Eliseo, proprio come il suo nome.

Tale chiesa sarà tutt’uno con la chiesa S.Francesco ma separata da un coro ligneo del 1530 che divide un lato pubblico di preghiera ad un lato privato dedicato ai frati.

La chiesa diviene la più lunga della città superando Duomo e S.Domenico per estensione. I frati francescani divennero anche titolari della commercializzazione dei vini che si svolgeva sulla piazza di fronte alla loro cattedrale e che venne detta Mercato del Vino.

Il massimo splendore della chiesa si ebbe tra fine 1500 e inizio 1600 quando la chiesa fu arricchita da decine e decine di opere d’arte di Bembo, Campi, Boccaccino, Gatti (il Sojaro ), Miradori (Genovesino), Natali, Sacca, Giovanni da Rho, Bonisoli e tanti altri.

Dopo il 1700 la chiesa decadde a causa della occupazione francese che la rese granaio e ospedale militare e anche del Governo Austriaco. 

Nel 1777 divenne ufficialmente Ospedale Maggiore della città di Cremona. La chiesa venne spogliata delle sue opere e apportate le dovute modifiche strutturali.

L'ex monastero è attualmente la Scuola Campi e la sede della associazione Latinoamericana di Via Gioconda.

L'ospedale aveva vari reparti e un grande Giardino ( il vecchio Passeggio che si estendeva sulle mura a nord della città ).

La zona più meridionale dell'ospedale, quella più vicina al centro cittadino, era anche sede del Locus infantium Expositorum ove si abbandonavano gli esposti alla ruota, i neonati indesiderati o abbandonati.

L'ubicazione della ruota, il luogo dell'abbandono tramite una bussola girevole in legno che permetteva di esporre il neonato senza essere visti dall'interno del locale che li riceveva, era in Via delle Colonnette.

Attualmente si tratta di un vicolo stretto ed in ombra tra Via Aselli e Piazza Lodi. Proprio in questa via si stanno concentrando gli sforzi del Comune per collegare Piazza Lodi con la vecchia Piazza dell'Ospedale, ora Piazza Giovanni XXIII.

Esiste infatti un portone con una non praticata via detta "Stretta del Vecchio Ospedale" che giunge ad un secondo "Portone della Piazza del Vino" (vecchio toponimo di Piazza Giovanni XXIII ).

Tale via nel 1500 era chiamata Contrada Cocogna ma fu poi annessa ad Ospedale e il suo nome passo alla Via Gallarati.

La Contrada Cocogna giungeva davanti ad ospedale tramite un secondo vicolo detto nel 1700 Stretta Corta. 

I Francescani nel 1777 si trasferirono nella chiesa di S.Marcellino lasciata libera dai Gesuiti che l'avevano costruita nel 1600 sul vecchio fabbricato delle chiese S.Michele Nuovo e del Presepe.

Con la trasformazione della chiesa in Ospedale, il luogo sacro venne spogliato del suo enorme contenuto artistico che fu ampiamente disperso.

Tra le opere particolari presenti nella cattedrale francescana di Cremona spicca un grande quadro di Bonisoli  (6 m. x 4 m.) oggi a Treia – Macerata e varie opere rimosse acquistate dal Colonnello Lerchenfeld. Ne parla l'Aglio nel 1794.

“ il quadro però di Carlo Natali con S.Fermo, la b.v. ed altri santi martiri, così li due gran quadrilunghi rappresentanti fatti storici di S.Francesco e di S.Chiara, di Agostino Bonisoli, sono in potere del prefato sig.Colonnello Lerchenfeld e un altro quadrilungo con sopra il martirio di cinque pp dello stesso ordine, del suddetto Bonisoli, è stato trasportato nella chiesa dei minori conventuali della città di Treja nella Marca Anconitana“

Il quadro di Bonisoli fu acquisito dal francescano Niccolo’ Cipollari di Treia nel 1793. Nel 1882 appare presso S.Michele sempre a Treia. Nel 1943 viene custodito nella sacrestia del Santissimo Crocefisso in Treia, forse a causa della guerra. Alla fine del 1900 viene definitivamente esposto nella Pinacoteca Comunale di Treia.

Per quanto riguarda invece le opere raccolte dal Colonnello Lerchenfeld, ho trovato poche notizie se non che viene definito :

“ Conte D.Carlo Lerchenfeld, Ciamberlano di Sua Maestà Imperiale e colonnello emerito, gran raccoglitore di pitture, e assai intelligente“

Si trattava di un collezionista d’arte austriaco che sempre in S.Francesco divenne proprietario ( non ci è dato sapere come e a che titolo ) di quadri quali quelli dei pittori: Mainardi–Natali–Bonisoli

Altro quadro di Boccacino venne poi ritrovato nella Galleria Liechtenstein di Vienna e almeno altri 6 sono andati dispersi. Il coro ligneo di Sacca fu distrutto così come le tombe dei Cavalcabò li ubicate nella terza cappella detta di S.Antonio,  sul lato destro della chiesa.

L’ imponente impianto monastico occupava tutta la attuale Via Gioconda e si spingeva fino al camminamento sulle mura ( dove oggi c’è il Parco del Vecchio Passeggio ) tramite il suo viridarium.

La Scuola Campi e la Associazione Latino Americana occupano oggi ciò che un tempo era monastero di San Francesco e suo doppio chiostro. Del monastero sono andati persi i vecchi toponimi dei suoi fabbricati. Si tratta di un mondo a parte, una sorta di cittadella autosufficiente, luogo di preghiera e di vita, dove vi erano fabbricati con nomi a volte strani ma indicatori di una certa funzionalità: Scaldatoio – Tinaia – Pollaio – cortile rustico – pagliaio – scuderia – stanza del torchio – magazzeno – stanza dell’ortagli – lavatoio – cucina – reffettorio – dispensa – oratorio - arsenale

I francescani, sempre nel loro convento, avevano appartamenti affittati a privati sul lato nord,verso il viridarium.

Dalle mappe settecentesche consultate si deducono appartamento Somenzi, Avranzini, Crotti, Paganino, Bonfabio, alloggio militare, Bussandri , Sarini , Rossi, Rampi. C’è un appartamento del portinaio e del padre Guardiano.

Oggi questo intero mondo è stato dimenticato. Resta l'immagine iconica del Patrono d’Italia, Giovanni di Pietro di Bernardone, detto Francesco e nato ad Assisi. Fondatore dell’ordine dei Francescani. 

Nelle foto l'affresco di San Francesco di Giotto, ecco com'era il grande convento dei francescani nel vecchio ospedale. Poi la chiesa diventata ingresso dell'ospedale

Maurizio Mollica


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