7 marzo 2026

"Don Camillo e i giovani d'oggi", l'attualità del film girato interamente a San Secondo

«Anche questa è un’altra delle storie incredibili ma vere che racconta il grande fiume. E, come sempre è la penultima storia perché il grande fiume è eterno come la speranza…» Questo scriveva Giovannino Guareschi nei “dialoghi per lo speaker” del film “Il Compagno don Camillo”. Giovannino non sapeva che, da lì a meno di tre anni, il suo cuore avrebbe cessato di battere ma, in realtà, ancora una volta ebbe ragione, perché quella del “Compagno don Camillo” non fu davvero l’ultima storia raccontata dal grande fiume. Il Mondo piccolo ne avrebbe raccontata un’altra, che Guareschi aveva solo scritto e immaginato. Una storia che avrebbe segnato il ritorno dei personaggi guareschiani nella terra che li aveva ospitati, non in pellicole, ma sulle pagine dei racconti di “Mondo piccolo”. Ma procediamo con ordine: la scelta di girare un sesto film, dopo il successo nel 1965 di “Il compagno don Camillo”, data al 1969, quando la Cineriz, un anno dopo la scomparsa di Giovannino Guareschi, acquista dagli eredi i diritti per la trasposizione cinematografica della serie di racconti comparsi sul settimanale “Oggi” nel 1966, nella serie che Guareschi aveva intitolato “Don Camillo e la ragazza yè yè”. Per una strana congerie di situazioni, anche questo sesto film, la cui sceneggiatura è scritta da professionisti di Roma, muove i primi passi con evidentissime difficoltà. La prima stesura della trama, infatti, viene rifiutata “tout-cour” da Alberto e Carlotta Guareschi, custodi inflessibili della memoria paterna, confortati anche dal parere di don Adolfo Rossi, il “don Camillo” di Roncole Verdi, affezionatissimo consigliere spirituale di Giovannino. Scrive don Rossi in una nota: «È falsato il pensiero di Giovannino Guareschi. Lui voleva educare!!! Qui c’è solo meschinità, in chiave forzata di umorismo, quindi è un tradimento di Giovannino Guareschi. Il finale è semplicemente disgustoso e non vero!» La nota risale al luglio del 1970, quando si iniziò a girare il film a Brescello, con Fernandel e Cervi. Così il primo “scenario” viene modificato e iniziano le riprese di “Don Camillo, Peppone e i giovani d’oggi”, pellicola a colori con i grandissimi Fernandel e Gino Cervi. Ciò che successe, in quell’estate del 1970 lo abbiamo già scritto, così come del film incompiuto attorno al cui destino staziona un’aura di mistero. Non è misterioso, però, quanto accade immediatamente dopo la morte di Fernandel, nel febbraio del 1971: la Cineriz, avendo pagato i diritti agli eredi Guareschi, decide di ricominciare daccapo la lavorazione del film e affidandone la regia a Mario Camerini. Regista a parte, però, la più grande rivoluzione riguarda i protagonisti. La talare di don Camillo veste infatti Gastone Moschin, decisamente dotato di ciò che si chiama physique du rôle, mentre il fazzoletto rosso di Peppone sta attorno al collo di Lionel Stander, attore newyorkese che, quasi a presagire il ruolo in questo film, era stato bollato come “possibile comunista”, portandolo nel 1940 a finire nel mirino dalla Commissione per le attività antiamericane. Accanto a loro Carole André, nei panni di “Cat”, nipote ribelle di con Camillo, Paolo Giusti in quelli di Michele “Veleno” Bottazzi, figlio capellone di Peppone e Barbara Herrera nel ruolo della farmacista “maoista” Jole Bognoni. Tutto cambia, in questo film girato in evidente economia, ma che vede, nei confronti dei personaggi letterari del “Mondo piccolo” guareschiano, quella che proprio Peppone aveva chiamato «Nemesi geografica»: il film viene girato interamente a San Secondo Parmense, in quella Bassa emiliana dove Giovannino aveva collocato il paese di don Camillo. Arriva anche una seconda sceneggiatura ad opera di Adriano Baracco, Mario Camerini, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Lucio de Caro, che sarà quella (debitamente ripulita dalle tante parolacce che mai Guareschi avrebbe fatto pronunciare ai suoi personaggi) utilizzata nel nuovo lungometraggio: “Don Camillo e i giovani d’oggi”.

Un film che, sino a pochi anni or sono, era considerato di “serie B” e restava escluso dalle tante repliche televisive ma che, da qualche tempo, è stato, come usa dire oggi, “sdoganato” e fa parte, a pieno titolo, della saga in celluloide di “Mondo piccolo”. Così, dal momento che l’intero film venne girato nel paese, senza ricorrere agli studi di Cinecittà, basta andare ancora oggi per le strade di San Secondo e si ritrovano: la chiesa e la canonica di don Camillo, il negozio di Peppone, la farmacia della dottoressa Bognoni e, a pochi chilometri dal borgo, la chiesetta dove Cat e Veleno si sono sposati. Manca all’appello il crocifisso di legno scuro utilizzato nelle riprese del film e che, non si sa come, sparì, con rammarico dell’allora parroco di San Secondo, don Balestrieri che lo cercò, senza successo, per molto tempo. Le musiche del film sono di Carlo Rustichelli e, a questo proposito, occorre dire che, per la prima volta, dopo le arcifamose colonne sonore dei primi 5 film, opera di Alessandro Cicognini, nella saga doncamilliana entra la musica “beat”, suonata dai capelloni al matrimonio dei due ragazzi. Per i fedelissimi dei film guareschiani, quelle che Giovannino chiamava “canzonette”, forse non troverebbero spazio nel “Mondo piccolo”. Vero è che, letterariamente, funzionano molto meglio le musiche da ballo del Concerto Cantoni e le immortali melodie verdiane, ma discorrendo di trasposizioni cinematografiche e teatrali, c’è una scena in questo film, suggestiva anche se non scritta da Guareschi: mentre il pretone e il sindaco tornano a casa camminando sull’argine, si sente fischiettare proprio il motivetto “beat” suonato dai capelloni al matrimonio di Cat con Veleno.

Don Camillo-Moschin accusa Peppone-Stander di essere lui a fischiare, mentre a farlo è il Cristo della cappelletta sull’argine. Ebbene, tornata dalla “prima” del musical in lingua tedesca “Don Camillo & Peppone” andato in scena al teatro di San Gallo in Svizzera, proprio una delle nipoti di Giovannino, la “Vicefenomena”, come la chiamava il nonno, fischiettava il leit-motiv dello spettacolo. Evidentemente la musica si addice al “Mondo piccolo”, di ieri e di oggi.

Egidio Bandini


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