A Belforte l’ultimo saluto a don Marco Tizzi, “buon seminatore” nell’opera educativa verso i più giovani
La chiesa di San Bartolomeo a Belforte, frazione di Gazzuolo, nel Mantovano, gremita di fedeli provenienti da tutto il comprensorio Oglio-Po e non solo, ha ospitato nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio le esequie di don Marco Tizzi, parroco emerito di Belforte, Commessaggio e Gazzuolo deceduto lunedì 26 gennaio alla Fondazione Germani di Cingia de’ Botti dove si era ritirato da un paio d’anni.
In tantissimi non volevano mancare all’ultimo saluto di “don Aquila Selvaggia”, come si faceva chiamare dai “suoi” ragazzi cresciuti negli anni nelle parrocchie di Viadana, Casalmaggiore, Commessaggio, Gazzuolo e Belforte.
Le esequie sono state presiedute dal vescovo Antonio Napolioni e concelebrate dal vescovo emerito Dante Lafranconi, dal vescovo Carmelo Scampa e da numerosi sacerdoti provenienti dalle diverse parti della diocesi. Tra loro anche il nipote di don Marco, don Piergiorgio Tizzi, presente insieme agli altri familiari che si sono stretti attorno al dolore dei fratelli Claudio e Giancarlo. Presenti anche gli amministratori locali, rappresentanti di associazioni, alpini e scout.
«Ora non lo dimenticherete con la nostalgia di chi invecchia tristemente, ma con la fecondità di chi canta e cammina – ha detto il vescovo Napolioni nell’omelia con un chiaro riferimento a un canto scout –. È la sintesi di ciò che lui ha sempre amato e sempre proposto con passione». E ha proseguito: «Noi abbiamo bisogno di essere una Chiesa così, come lui ha cercato di farla in giovinezza, in età matura, e ora ci aiuterà a farla dal Cielo».
«Quest’assemblea dice tanto – ha detto ancora il vescovo –. Ricorda, custodisce e racconta tanti momenti di don Marco che hanno segnato la vita delle persone, delle famiglie, delle comunità; ed esprime questo affetto e questa gratitudine. Io, che sono l’ultimo arrivato e portavoce di questa assemblea, trovo nella Parola di Dio la luce che si è riflessa e che voi avete goduto negli occhi, nelle parole, nello stile, nella vita e nella morte di don Marco».
Un sacerdote appassionato del Vangelo, dei giovani e dell’alpinismo; un uomo entusiasta per quei germogli di umanità bisognosi di un amico e di una guida lungo i sentieri della montagna e della vita. Rifacendosi alla parabola del seminatore, il vescovo ha richiamato lo spirito educativo di don Marco Tizzi, simile a san Giovanni Bosco, «lui che andava sempre alla colonia Don Bosco, a pochi passi dalla Ritonda». Educatore che «semina fidandosi della libertà di ogni ragazzo, della stima per ogni giovane, per il mistero che racchiude, per le potenzialità che ha da esprimere».
Quei chicchi impiantati hanno dato frutti: «Frutti di salvezza per il mondo, frutti di pace per l’umanità, frutti di riconciliazione tra di noi. Questo seminare è nei vari terreni, nelle varie comunità. A volte ha sperimentanto indifferenza, a volte qualche soffocamento, quasi senza darci il diritto di vedere presto il frutto; eppure, si semina fidandosi di Dio e del suo spirito. Guardate quanta parentela spirituale, quanta fraternità, quanta comunione. Quindi quanta fecondità tocca a noi esprimere ancora perché questo sacrificio, questa morte sia autenticamente cristiana».
Un grande raccoglimento e una quiete carica di commozione e gratitudine dei presenti hanno accompagnato la celebrazione. Un silenzio del cuore simile alla terra padana coltivata, con i semi carichi di promesse pronti a sbocciare, i segni del suo agire custoditi nei ricordi e nei gesti dei giovani di un tempo. E il sussurro del vento sui versanti dei monti che lo accompagnava assieme ai suoi ragazzi verso le cime. Come i canti della tradizione alpina e della montagna, eseguiti dal coro D’Incanto insieme agli alpini, sussurrati quasi sottovoce; o i canti intonati a piena voce quando portò le Madonnine sulle Pale di San Martino o nei bivacchi nella Val Canali.
Lo struggente canto “Signore delle cime” ha accompagnato l’uscita della salma sul sagrato della chiesa; nonostante la pioggia, è stato intonato il canto che lui amava sempre cantare sulle scarpinate delle montagne.
Un lungo applauso ha infine accompagnato il feretro che è stato quindi portato nel cimitero di Sabbioneta, suo paese natale, per la tumulazione.
Profilo biografico di don Marco Tizzi
Nato a Sabbioneta (Mn) il 25 gennaio 1948, don Marco Tizzi è stato ordinato presbitero il 17 luglio 1971. Ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale nella comunità di S. Maria Assunta e S. Cristoforo in Castello a Viadana (1971-1979); poi è stato vicario della parrocchia di Santo Stefano Protomartire in Casalmaggiore (1979-1994).
Nel 1994 è stato nominato parroco di San Bartolomeo apostolo in Belforte, frazione di Gazzuolo (MN) e nel 2012 mons. Lafranconi gli ha affidato anche la comunità parrocchiale di Santa Maria Nascente in Gazzuolo, di cui è stato parroco sino al 2022. Dal 2015 al 2018 è stato parroco anche della parrocchia di S. Albino vescovo in Commessaggio.
Dal 2003 al 2012 don Marco Tizzi è stato anche vicario zonale dell’allora Zona pastorale decima.
Al compimento dei 75 anni ha lasciato l’incarico di parroco, rimanendo comunque a servizio dell’unità pastorale di Belforte, Commessaggio e Gazzuolo come collaboratore parrocchiale.
Lo scorso anno, peggiorando le sue condizioni di salute, si era ritirato presso la Fondazione Germani di Cingia de’ Botti, dove nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio è avvenuto il decesso. Solo il giorno precedente aveva compiuto 78 anni.
(www.diocesidicremona.it)
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