30 dicembre 2022

A Cremona si pagano più pensioni che stipendi. Record negativo della provincia in Lombardia insieme a Sondrio: 144.000 le pensioni, contro 143.000 stipendi

Record negativo per la provincia di Cremona che "batte" anche ( si fa per dire) la vicina Mantova nel rapporto occupati-pensionati. Come rivela lo studio del Cgia (Ufficio Studi Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre) in Italia l'ago della bilancia pende dalla parte delle pensioni erogate, sopra di 205mila unità rispetto agli stipendi. Un dato che in Lombardia trova, insieme a Sondrio, il segnale di una provincia sempre più "vecchia" dove gli occupati sono meno dei pensionati.

I dati sono riferiti al 1 gennaio 2022, la situazione più "squilibrata" si verifica nel mezzogiorno. Se nel centro-nord - con le eccezioni di Liguria, Umbria e Marche - i lavoratori attivi, anche se di poco, sono più numerosi delle pensioni erogate dall'Inps e dagli altri istituti previdenziali, nel sud il sorpasso è già avenuto: queste ultime, infatti, superano i primi di 1.244.000 unità.

Ecco i dati della Lombardia:

Milano 1.153.000 pensionati  1.452.000 occupati +299.000

Bergamo 392.000 pensionati 475.000 occupati +83.000

Brescia 431.000 pensionati 542.000 occupati +111.000

Como 224.000 pensionati 251.000 occupati +27.000

Cremona 144.000 pensionati 143.000 occupati -1.000

Lecco 134.000 pensionati 145.000 occupati +6.000

Lodi 81.000 pensionati 102.000 occupati +21.000

Mantova 160.000 pensionati 174.000 occupati +14.000

Monza e Brianza 316.000 pensionati 382.000 occupati +66.000

Pavia 225.000 pensionati 225.000 occupati 

Sondrio 75.000 pensionati 73.000 occupati -2.000

Varese 340.000 pensionati 373.000 occupati +33.000 

La somma delle pensioni nelle province non corrisponde al totale per la presenza di pensioni fuori dal territorio nazionale e di quelle non ripartibili.

Dati con segno positivo anche nelle vicine Piacenza e Parma:

Piacenza 120.000 pensionati 124.000 occupati +4.000

Parma 170.000 pensionati 203.000 occupati +33.000

 


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commenti


Manuel

31 dicembre 2022 12:23

Non è una novità politico/culturale, ma se si ponesse un limite alla vita massima delle persone o, meglio, degli italiani (es. 80 anni e, logicamente sotto una precisa soglia di reddito), probabilmente calerebbe il debito pubblico e, altrettanto probabilmente, non vedremmo più governi giocolieri impegnati in peripezie contabili da finanza creativa, i lavoratori dipendenti non sentirebbero più il peso di dover “sobbarcare” 2 pensionati, gli imprenditori, specialmente grandi, non sentirebbero più minacciato il loro patrimonio, l’industria del farmaco troverebbe ulteriore slancio producendo la famosa pastiglietta del sonno eterno... e chissà quanti altri benefici. Bisogna solo accelerare un pochino il dibattito filosofico... e tutti vissero felici e contenti.