A Zibello riaprono due musei ("Il Cinematografo" e Civiltà contadina) che "parlano" cremonese
Con l’ultimo fine settimana di agosto, a Zibello, in terra di Po, riaprono due musei che “parlano” cremonese. Si tratta del museo della civiltà contadina “Giuseppe Riccardi” e del museo del cinema “Il Cinematografo”. Hanno sede entrambi nell’ex convento dei Padri Domenicani ed erano chiusi da un paio d’anni (fatte salve alcune aperture straordinarie) in seguito ai lavori di recupero, sistemazione e restauro che hanno interessato il pluricentenario edificio in cui hanno sede. Come anticipato si tratta di realtà culturali che “parlano” cremonese. Nel museo della civiltà contadina, luogo assolutamente da visitare perché custodisce e tiene vive le memorie etnografiche delle terre del Grande fiume (e una ampia sezione è proprio dedicata al Po). Tra le “perle” un manifesto di oltre cento anni fa, datato primo aprile 1923, del Consorzio pel Servizio di traghetto sul Po fra Zibello e Pieve d’Olmi. In questo avviso pubblico, l’allora sindaco di Zibello informa che «in seguito alla sistemazione della strada portuaria in territorio di Pieve d’Olmi, nonché alla costruzione di un natante della portata di 5 cavalli e 5 carretti a 2 ruote, da oggi è stato ripreso il servizio di Traghetto sul Po fra questo Comune e quello di Pieve d’Olmi, da tempo rimasto inoperoso per difficoltà di comoda viabilità. Chiunque voglia usufruire di tale passaggio – si legge ancora – troverà il servizio pronto e inappuntabile». Nell’avviso si annuncia quindi che il passaggio di pedoni e veicoli, dall’una all’altra sponda, si effettuerà ogni giorno con imbarchi da Zibello alle 5.30, 9.30, 14.30 e 17.30. Gli imbarchi da Pieve d’Olmi, invece, alle 7, 11, 14 e 19. Nel manifesto sono poi riportate tutta una serie di tariffe. Si va dai 60 centesimi per un pedone senza carico alle 20 lire per macchine trebbiatrici a vapore per frumento, melica ed altri prodotti agricoli; motori a scoppio per aratura e segatura camions e conduttore. Un manifesto che tiene viva e custodisce una importante pagina di storia, che ha attraversato vari decenni del Novecento ed ha avuto al centro i celebri traghettatori, detti anche “portinai”, che per molti anni hanno garantito i passaggi e quindi i collegamenti tra le due sponde. A queste mitiche figure del fiume, per chi volesse conoscerle meglio, si sono già dedicati ampi servizi su Cremonasera.it che potete tutti consultare qui https://cremonasera.it/cronaca/1-maggio-quei-vecchi-lavoratori-del-po-la-storia-dei-traghettatori-tra-le-due-sponde-un-mestiere-che-il-rilancio-turistico-del-fiume-potrebbe-far-rinascere, ma anche qui https://cremonasera.it/cronaca/tornano-i-traghetti-sul-po-con-la-ciclovia-vento-scomparsi-negli-anni-80-l-ultimo-era-quello-di-crotta-d-adda-manovrato-da-orlando-grilli. Nel medesimo museo, è anche possibile ammirare il setaccio con pala per pulizia del granoturco donato da Giuseppe Fava di San Daniele Po mentre al piano superiore dell’ex convento, al “Cinematografo” (museo del cinema) sono stati esposti documenti ed immagini relativi a Giuseppe Franco Premoli di Motta Baluffi, classe 1927, che nel 1958 ottenne l’abilitazione di operatore cinematografico e sulla rimpatriata (datata 2019) degli ex operatori del cinema “Padus” di Cremona. Tra gli ex operatori anche l’indimenticato Aldino Ponzoni di San Daniele Po che per tutta la vita si è speso nella custodia e nella valorizzazione della storia dei nostri territori. A riguardo del “Padus” va ricordato che questo chiuse i battenti il 25 agosto 2005 Situato in via del Vasto, era il cinema di Porta Po, l'ultimo nato tra i cinema sorti sotto il Torrazzo negli anni Sessanta. Qui la prima proiezione avvenne il 25 gennaio 1964. Ma il Padus era stato anche l'ultimo a chiudere tra le grandi sale. Da tempo la gestione di Sergio Capelli si era conclusa e la sala era gestita da Giorgio Brugnoli che, dopo essersi fatto le ossa nella gestione dei cinema all'aperto (Arena Parco e Arena Giardino) si era buttato anche sulle grandi sale. Ora al posto del cinema ci sono una banca, appartamenti e garage. La chiusura del Padus arrivò in città come un fulmine a ciel sereno. Le cose sembravano funzionare al meglio nell'unica sala rimasta a Cremona con il Filo. Tant'è vero che proprio qui il 31 marzo dell'anno della chiusura si tenne la prima nazionale del film "La Febbre" alla presenza del regista Alessandro D'Alatri e del protagonista Fabio Volo, film girato interamente a Cremona e che rappresenta un vero e proprio inno alla città. Il Padus è stata l'ultima delle grandi nuove sale a chiudere. Fino agli anni Ottanta vi era l’imbarazzo della scelta dei cinema. Se si esclude il glorioso Politeama, chiuso dal 1969, lungo quel tratto di poche centinaia di metri che separa via Verdi da via Palestro, vi erano almeno quattro cinema. C'era poi il Padus, a porta Po e il Filodrammatici, ad uso misto cinema e teatro, nella piazzetta omonima. Poi, in pochi anni, tutto è cambiato e quasi tutti hanno chiuso i battenti. Entrambi i musei, a partire appunto da sabato 29 agosto, saranno ora visitabili tutti i sabati e tutte le domeniche dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Per chi desidera “allargare” di poche decine di metri la visita alla terra del culatello, ecco che nella vicina chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Gervasio e Protasio, si trovano alcuni “resti” della storica e grande chiesa di San Domenico demolita, nel “cuore” di Cremona, nel 1868. Nella fattispecie si tratta delle balaustre del presbiterio (ed anche degli altari laterali) e della artistica cancellata che delimita il Battistero. Oggi, a Cremona, doveroso ricordarlo, dove un tempo spiccava la chiesa di San Domenico sorgono i giardini di piazza Roma. A Zibello, invece, la storica chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio (un tempo appartenente alla Diocesi di Cremona) è “custode” di questi pezzi di storia cremonese. Come si legge anche nelle “Memorie cronologiche di diversi avvenimenti" di don Bartolomeo Zerbini (parroco dal 1866 al 1874) messe cortesemente a disposizione dallo storico locale, ed ex sindaco, Gaetano Mistura (tenace e appassionato custode della storia locale), nel 1870 si comperò a Cremona, per mille e duecento lire (non comprese le spese di trasporto e collocamento che richiesero un impegno di circa ulteriori 250 lire) e “si collocò a questo Santuario la Balaustrata e gradinata in marmo che ora si ammira dagli intelligenti. Apparteneva alla Chiesa dei PP. Domenicani di quella città; Chiesa che fu demolita l’anno antecedente (in realtà fu demolita due anni prima ma questi sono dettagli), con dispiacere di tutti i buoni, a cui fu tolto di poter più ammirare uno dei più belli e più ampli templi di stile gotico che onorano l’architettura e l’Italia. Fu la setta a Dio spiacente ed a nemici suoi che lo fece demolire per vani pretesti onde dare sfogo al suo odio contro un classico monumento che ricordava là entro stata la S.a Inquisizione”. Don Zerbini, nelle sue memorie, non le aveva certo mandate a dire e si era quindi apertamente scagliato conto la scelta di demolire la chiesa di San Domenico, che era per altro una importante testimonianza storica della Inquisizione. Ma, come anticipato, nella parrocchiale di Zibello, che da pochi giorni è stata per altro al centro del solenne ingresso del nuovo arciprete don Pierluigi Callegari, non è solo la balaustrata a “parlare” della chiesa di San Domenico. “Apparteneva pure a detta Chiesa il Cancello – scrive di nuovo don Zerbini - che l’anno antecedente fu posto al Battistero e che costò sole lire duecento. In quest’anno 1871 il Governo amoroso, paterno, religioso che ci regge, ci ha spogliati d’ogni bene e i propositi fatti per altri indispensabili lavori rimarranno in stato di semplice idea, Dio sa ancora per quanti anni”. Non andava certo per il sottile don Bartolomeo Zerbini che poi aggiungeva “Passerò, per ora ad altro. Alla suddetta spesa della Balaustrata concorse con dono di Lire 600 l’ottimo mio parocchiano Sig. Carlo Paredi vecchio venerando e rarità di Zibello”. Quel Carlo Paredi al quale è poi stato intitolato l’asilo infantile del paese. Memorie preziose, queste, riportate in parte anche nel libro “Zibello. La storia, la gente, le opere, le tradizioni” pubblicato dall’Amministrazione comunale, per iniziativa dell’allora sindaco Gaetano Mistura, nel 1985. La parrocchiale di Zibello è per altro custode e testimonianza di artisti cremonesi ricordata per altro nel volume “Zibello – Cenni storici, Guida artistica” pubblicata a cura dell’Amministrazione comunale nel 1997. Si tratta della famiglia De Stavolis, fornaciai cremonesi che, con le loro terrecotte, hanno ornato con formelle sia all’esterno, il portale e la cornice del rosone, sia all’interno, antichi altari laterali, il sacro edificio. Edificio che, come anticipato, è dedicato ai santi Gervasio e Protasio e proprio quest’anno compie 440 anni la pala dell’altare maggiore della stessa chiesa. Pala datata 1586 che vede raffigurato “Il martirio dei Santi Gervasio e Protasio”, realizzata dal pittore cremonese Giulio Calvi, conosciuto come “Coronaro”. L’artista cremonese, doveroso ricordarlo, fu allievo di Giovan Battista Trotti. In questo quadro dinanzi al tiranno Astasio, presso il corpo di San Gervasio, riverso sul pavimento, giace, genuflesso, San Protasio che sta per subire a sua volta il martirio. Per forza espressiva e per cristallina intensità delle zone di colore, prive di velature e accostate le une alle altre in un sapiente gioco di giustapposizioni che accresce il vivace splendore di ogni tinta, l’opera, datata appunto 1586, è tra considerata tra le più rappresentative di Giulio Calvi detto Il Coronaro, firmata e datata: “Julius Calvus dictus Coronarius Cremonensis F. MDLXXXVI”. Dello stesso anno e del medesimo pittore (nato a Cremona nel 1560 e morto nel 1596 circa e quindi, pur con l’approssimazione della data di morte, ricorrerebbe il 430esimo della morte) è anche un altro olio su tela conservato nella stessa chiesa che raffigura “Gli apostoli Giacomo e Filippo”. La pala dell’altare maggiore, notizie storiche alla mano, pare sia stata voluta e commissionata dalla stessa parrocchia di Zibello. La tela che, invece, raffigura gli apostoli Giacomo e Filippo, non è da escludere che possa avere avuto, a sua volta, legami con la chiesa cremonese di San Domenico, demolita nel 1868. Una chiesa, quella di Zibello, che per altro è scrigno di opere che “parlano” cremonese. Ci sono infatti le vetrate realizzate dal maestro Giuseppe Moroni e c’è la cappella del Crocifisso eretta a spese dei fedeli tra il 1859 ed il 1860 su progetto dell’ingegner Pier Luigi Montecchini di Cremona (che curò anche il progetto dello storico Teatro Verdi di Busseto). Cappella, quest’ultima, in cui spiccano il sontuoso altare e la monumentale ancona in legno intagliato e dorato, consacrato il 22 ottobre 1860 dal vescovo cremonese Antonio Novasconi.
Eremita del Po
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