18 giugno 2026

Al Bibiena spettacolare Didone per il Monteverdi Festival, esempio sublime di teatro nel teatro

MANTOVA- Quel lungo filo rosso che percorre l’intera Europa e lega la culla del melodramma alla sua più plastica amplificazione in terra anglosassone si è magicamente rivelato al teatro all’antica dei Bibiena di Mantova. Operazione culturale e musicale tra le più interessanti all’interno del Monteverdi Festival che ha proposto in questo luogo, sempre magico, Dido and Aeneas : opera in un prologo e tre atti di Henry Purcell su libretto di Nahum Tate, soggetto tratto dal IV libro dell’Eneide di Virgilio (Prima rappresentazione: Londra, Josias Priest’s Boarding-School at Chelsea, 1689).

E’ affascinante pensare che proprio a poche centinaia di metri dal teatro mantovano andò in scena, a Palazzo Ducale (1607) quell’Orfeo monteverdiano che scavalcò le Alpi con Francesco Cavalli, prediletto allievo del musico cremonese, e da Parigi arrivò poi in terra Angla. 

Una ricostruzione in forma semiscenica affidata alla bacchetta di Michele Pasotti e al suo gruppo strumentale ‘La Fonte Musica’. Pasotti, si sa, è un musicista e uno studioso che ha ormai una quotidianità incredibile con la scrittura teatrale barocca. E non solo per quanto riguarda l’aspetto meramente esecutivo e di prassi filologica, ma anche di ricostruzione storica. 

Interessante, ad esempio, la scelta di proporre un pezzo strumentale di Matthew Locke (1621-1677), predecessore proprio di Purcell a dirigere i Violini del Re. Brano utilizzato per la shakespeariana Tempesta.

E nella direzione e nella realizzazione del basso continuo è stato perfetto. Preciso nell’aspetto filologico e trascinate sotto il profilo emotivo. 

Perfezione che ha trasmesso all’ensemble strumentale che ha dato prova maiuscola di come si può proporre un’opera barocca andando alla radice della sua estetica e della sua profondità. 

Luciana Mancini è stata una Didone semplicemente meravigliosa per una capacità vocale di altissima intensità drammatica. Perfetta in un ruolo complesso e dalle mille sfaccettature vocali ma anche drammaturgiche. Lo ha sostenuto con un’impressionante autorevolezza tecnica e di palcoscenico. Elegantissima anche nel terminale lamento di glaciale intensità.

L’ Enea di Mauro Borgioni è stato lineare. Semplice in un ruolo che lo vede come amante freddo, governato solo da poteri esterni. Borgioni ha una musicalità spiccatissima. Un fraseggio intenso. Un’estensione amplissima supportata da una grande potenza.

Ottima anche la Belinda di Carlotta Colombo. Ha retto perfettamente il primo duetto con Luciana Mancini. Una ‘spalla’ vocale esemplare per interpretazione e capacità vocale

Alex Potter ha interpretato in maniera istrionica la maga ( personaggio che sostituisce gli antichi dei greci/romani)  In alcuni casi con la malignità proprio di un ruolo di incarnazione del male. Dell’anti amore per eccellenza.

Le scene con la presenza degli spiriti maligni sono state di grande spettacolarità con i coristi che, avvolti in costumi neri, si affacciavano, di volta in volta, nelle nicchie barocche del Bibbiena. Un meraviglioso esempio di teatro nel teatro 

Hanno completato il cast: un marinaio, Massimo Altieri; prima strega, Alena Dantcheva; seconda strega, Francesca Cassinari; seconda donna, Anna Piroli, uno spirito, Cristina Fanelli. Tutti splendidamente in armonia con l’orchestra e i solisti. Assolutamente omogenei nelle parti corali, in alcuni punti da brividi.

Uno spettacolo di grandissimo livello ben degno di un Festival importante com’è il Monteverdi Festival. Tutto è stato entusiasmante. La musica. La direzione. Gli interpreti. I solisti. La performance drammaturgica in questo antico luogo che vide Mozart esibirsi in terra lombarda. 

Applausi infiniti come le lacrime sparse da Didone per l’abbandono di Enea.

Roberto Fiorentini


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