Un pasto per combattere la solitudine e le difficoltà: storie di vita nella mensa dei frati Cappuccini di via Brescia, che ad agosto apre le porte a chi vive in situazioni di povertà ed emarginazione
La solitudine, la povertà, l'emarginazione: sono mille i motivi che portano ogni giorno decine di persone ad usufruire del servizio della mensa dei frati cappuccini di via Brescia. Sono poco più delle 11.00, fa già molto caldo e davanti alla chiesa si radunano in ordine; ogni uomo porta con sè una storia, vite vissute in mille modi diversi, a volte ascoltando le proprie inclinazioni, altre volte seguendo una traccia impossibile da cambiare. In comune, oggi come nei giorni e nelle settimane precedenti, la necessità di trovare un pasto decente con cui riuscire a passare un altro giorno.
Il mese di agosto spesso è difficile, la città si svuota ma le necessità della gente restano sempre le stesse; anche le cucine benefiche della San Vincenzo, in viale Trento e Trieste si prendono una pausa. E così si apre la porta del convento dei frati Cappuccini, un luogo di spiritualità e preghiera, ma anche un angolo di convivialità e di aiuto per chi ne ha bisogno. Ogni giorno arrivano silenziosi, sono circa un'ottantina; attendono in fila, magari ne approfittano per scambiare qualche parola e poi in ordine, quando si apre il portone della mensa, entrano in quella stanza già preparata per loro.
Un vassoio, un pasto, una tavola su cui consumarlo, da soli o con altri. Un'unione di solitudini che trova la sua essenza attorno ad un tavolo, davanti ad un estraneo che porta la sua sofferenza o difficoltà. Ogni sedia accoglie una storia diversa, una solitudine diversa, una vita vissuta regolarmente o fuori dagli schemi: punti di partenza diversi per ciascuno, in comune il medesimo punto di arrivo in questa mensa.
Ma chi sono questi uomini? "Non c'è un profilo unico, ci sono diverse tipoligie di situazioni - ci racconta padre Andrea- Sono anziani e giovani, italiani e stranieri. Ci sono uomini che vivono per strada, per scelta o per forza, ma anche pensionati che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Sono soprattutto uomini: in genere le donne se la cavano anche da sole, sanno essere più autonome. Ci sono uomini soli o che sono rimasti soli: uno di loro mi ha detto che ha sempre lavorato e che è riuscito a far studiare e laurearsi i suoi figli, ma che ora non ha più nemmeno una casa, è rimasto da solo e fatica a mettere insieme il pranzo con la cena; c'è invece chi ha deciso di trascorrere la propria vita da girovago, viaggiando per il mondo e ora, anziano, non ha punti stabili nella vita.Ci sono stranieri e italiani, giovani e meno giovani. Molti sono vedovi, rimasti soli".
La solitudine, quella pesa davvero, soprattutto per chi non è più giovane e autonomo: passare le lunghe giornate estive chiusi in casa, senza nessuno con cui parlare, può diventa un tormento; allora, almeno per il pasto, qualcuno cerca un momento di convivialità, uno spazio in cui condiviere la propria solitudine con gente tuttosommato estranea, ma si sa che per scambiare due parole non serve essere grandi amici: bastano una tavola e un vassoio con del cibo appena cucinato.
I pasti infatti vengono preparati direttamente nella cucina del convento e arrivano appena sfornati nei piatti di chi ne ha bisogno, grazie all'attività dei cappuccini e dei numerosi volontari che ogni giorno sono presenti in struttura per mettersi a disposizione: "Ogni giorno abbiamo 7 o 8 persone che ci aiutano. Sono uomini e donne che magari sono in pensione, ma anche tanti che scelgono di dedicare parte delle loro ferie a questo servizio. Alcuni riescono ad essere presenti ogni giorno, altri magari solo una volta alla settimana, secondo le proprie disponibilità. Alcuni volontari arrivano anche da fuori provincia, da Mantova, Bergamo o Verona per darci una mano." racconta ancora Padre Andrea.
Nel frattempo la fila si è spostata dal piazzale alla mensa: uno dopo l'altro i vassoi scivolano dalle mani dei volontari a quelle degli utenti: un piatto di pasta, un secondo ed un contorno, qualcosa di dolce e una bottiglietta di acqua. Poi si prende posto, chi insieme ad altri, chi da solo, per scelta: i tavoli sono tanti e ampi, c'è spazio per tutte le esigenze. "Di solito non si crea confusione, anche se a volte è capitato di dover chiedere l'intervento dei vigili perchè qualcuno era particolarmente agitato. Ma succede raramente, di solito arrivano, prendono il loro vassoio, mangiano e se ne vanno".
E quando se ne vanno, resta la sala da sistemare e preparare per il giorno successivo, ma per questo ci pensano il buon cuore dei volontari e il lavoro dei Cappuccini, che fino a fine mese proseguirà ogni giorno fino alla riapertura della mensa della San Vincenzo. Altre sale, altri vassoio, altri uomini che allungano una mano per chiedere un pasto e un momento di socialità che, in certi contesti, diventa l'ancora di salvezza per vite sole.
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