20 agosto 2026

Anche Giuseppe Torchio e Mario Barbieri portano avanti la tradizione della vendemmia dell'uva Bramastone

Come hanno scritto sul quotidiano Mantovauno.it: "Tra le uve che si raccolgono in questo periodo ce n'è una davvero particolare: l'uva Bramastone, conosciuta anche come bramesta, bermestone o brumesta. Un vitigno autoctono dell'Italia settentrionale, tipico delle terre tra Emilia e Lombardia, documentato sin dal Settecento nei territori ducali di Parma, Modena e Reggio Emilia. A riscoprire la varità di quest'uva il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, ex Presidente della provincia di Cremona ed ex parlamentare, che cura un podere tra vitigno e orto avuto in "eredità" da alcuni parenti scomparsi da tempo". "Un modo per isolarmi dal logorio della vita moderna – confessa Torchio – Certo ho avuto timore che la grandine potesse rovinare l'uva. E' un vitigno antico. Non ha prodotto molta uva ma quei quattro – cinque grappoli sono bellissimi e i loro acini, accuratamente staccati con il picciolo saranno sufficienti da conservare in vasi sotto spirito da offrire in eventi od occasioni particolari".

L’uva Bramastone si presenta cosi: acini grandi, giallo‑dorati o rosati a maturazione, con buccia e polpa molto consistenti; la maturazione è tardiva, arriva tra settembre e fine autunno: il nome popolare richiama proprio la capacità dell’uva di resistere sulla pianta fino alle nebbie e alla bruma. E’ storicamente apprezzata come uva da serbo (da appendere) e consumare durante l’inverno. Ottima in alcol a 90° o grappa. Oggi è una varietà rarissima, recuperata da vivaisti e appassionati di Frutti Antichi per salvaguardare la biodiversità agricola locale.

A Levata di Grontardo, nell'estivo del suo ristorante di famiglia, Ca' Barbieri, Mario Barbieri, da decenni coltiva il Bramastone e, da cuoco, commerciante enogastronomico, opinionista televisivo (Cremona 1 Tv), enologo preparato, Bella Persona del Fare, milanista, arbitrologo e tifosissimo della Cremonese, ama ripetere: "Fino diciamo al 1925 il vino si è sempre fatto dalle nostre parti: ogni cascina aveva le sue viti e i suoi gelsi. A Levata, nel nostro locale, una vigna c'è tuttora. E Cremona, con parecchie varietà di viti coltivate, beh era la capitale del vino frizzante. Poi il mercato ha creato nuove strade e nuovi bisogni e l'agricoltura si è riconvertita verso le colture oggi diffuse per la maggiore, col mai protagonista assoluto. La vite comunque va coltivata con le giuste e dovute conoscenze tecniche: non ci si improvvisa viticoltori". 

La vendemmia del Bramastone non è solo un gesto agricolo: è un frammento di storia che ritorna. In un periodo in cui la viticoltura punta sempre più sulla sostenibilità e sulla tutela delle varietà antiche, questo vitigno rappresenta un ponte tra passato e futuro, tra memoria contadina e innovazione.

Stefano Mauri


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commenti


Mario Gennari

20 agosto 2026 06:54

Chi fa merita i complimenti. Chi fa bene merita le premiazioni. Chi fa buono merita ll'esaltazione e l'amicizia.

Franguelli luigi

20 agosto 2026 13:56

Chiedo a Torchio se quando poterà la vite di premestone mi darà qualche talea ricavate dai tralci potati. Ringrazio con affetto.