29 gennaio 2026

Appare uno scrigno di tesori dell'arte cremonese dai restauri della chiesa della Trinità. Ogni angolo riserva scoperte. Immagini in esclusiva dai ponteggi dei restauratori. Affreschi del '400 e '500

La storia dell'arte cremonese che si svela, strato dopo strato: opere rimaste per secoli nascoste da intonaci e pitture sovrapposti nel tempo, oggi tornano alla luce svelando uno scrigno, un tesoro inaspettato che, poco per volta e spesso per caso, emerge per aggiungere un altro tassello alla storia dell'arte.

Siamo all'interno della chiesa della Santissima Trinità alla fine di via XX settembre, un edificio che si lega alle vicende di Cremona da oltre 6 secoli, dal 1369 per la precisione, anno in cui venne eretto. Oggi su questa chiesa sono in corso i lavori di restauro del presbiterio e del catino absidale, diretti dall'architetto Stefano Damini e affidati alla ditta Rizzi di Luigi Rizzi con la moglie Federica Cattadori.

Eccoci oggi in questa chiesa che, appena entrati, si presenta piuttosto buia e cupa, effetto di una tinta grigio-verde che caratterizza le pareti: questo è il frutto dell'ultimo intervento di restauro, nel 1939. Ma non parleremo ora di quello che si vede a un primo colpo d'occhio, perchè il vero tesoro si trova qualche strato più sotto ed è tornato alla luce proprio durante i lavori nel presbiterio. 

Una sopresa che apre nuovi studi e nuove ipotesi

Ecco la sorpresa: dietro la settecentesca pala d'altare -opera di Johann Georg Fochezer- è riemerso -dopo oltre tre secoli di buio- un affresco quattrocentesco di cui non si aveva notizia. Si tratta di un Cristo in Pietà, anche conosciuto come Imago Pietatis, ossia Gesù morto che si erge dal sepolcro, attorniato dai simboli dell'Arma Christi, gli strumenti della sua passione: la croce, i flagelli, le colonne del patibolo, la lancia con cui gli venne trafitto il costato e la canna con in cima la spugna imbevuta di aceto che gli venne presentata. Si tratta di un'immagine piuttosto comune nell'iconografia cristiana, anche se solitamente non viene scelta come scena per una pala d'altare. Eppure qui la troviamo, sormontata da una sottile cornice in cotto (elemento tipico dell'arte trecentesca cremonese), con piccole decorazioni in stile gotico; ma non solo, perchè ad un'attenta analisi da parte degli esperti che si stanno occupando del restauro, questo affresco dell'Imago Pietatis parrebbe a sua volta essere stato dipinto sopra un precedente disegno, analizzando la stratificazione dell'intonaco, come ci fa notare Federica Cattadori.

Una scoperta inaspettata e straordinaria, che si somma alle altre parti più meno ampie di pitture ed affreschi riemersi all'interno di questa chiesa, risalenti a diverse epoche storiche che vanno dal tardo 300 fino al 500 (il periodo più antico dell'edificio) e che permettono di studiare ed aggiungere nuovi tasselli alla storia della pittura cremonese di quei secoli, in cui si riscontrano anche influenze ancora legate alla pittura umbra ispirata a Cimabue, Giotto e Pietro Lorenzetti, e dunque segnale inequivocabile di una certa vivacità culturale ed artistica della Cremona dell'epoca.

"Questa è un'immagine curiosa, un po' spiazzante, opera di un'artista verosimilmente cremonese, - commenta il professor Valerio Guazzoni, storico dell'arte con noi nel sopralluogo alla Trinità - il volto appare affilato con un naso aquilino. Certo noi sappiamo molto poco di questa fase della pittura cremonese, però ci sono pittori come per esempio un certo Cristoforo Moretti, che è noto per poche opere, ma che da un punto di vista tipologico in qualche modo può avvicinarsi, come pure riferimento, non certo come proprio un'attribuzione specifica, ma come riferimento di cultura pittorica". 

Pareti che, come libri, racchiudono secoli di storia dell'arte

Ma questo Cristo è solo l'ultima delle meraviglie che queste mura hanno custodito per secoli: sulle colonne e nelle cappelle minori, laddove è già stato tolto il pesante strato di colore che copriva tutte le pareti, ecco comparire frammenti di affreschi antichi, coevi probabilmente ai primi decenni della chiesa, attraverso i quali è possibile percorrere le tappe della storia dell'arte cremonese, dai dipinti trecenteschi della Madonna delle misericordia, passando per le opere che gli storici dell'arte hanno attribuito in larga parte alla bottega dei Bembo e ad altri pittori da loro influenzati

Ma non solo sulle pareti, perchè anche i capitelli ed i soffitti sono un tripudio di movimento e fluidità, disegnati dai delicati stucchi del milanese Sermini che operò con un'eleganza ed una maestria uniche e commoventi, creando un gioco di volumi e movimenti che erano rimasti mortificati dallo strato di pittura grigiastra che ne appiattiva la fluidità, ora ritrovata dopo l'accurato lavoro di pulizia. E ancora più in alto, sulla volta che sovrasta il capocielo, ecco tutta la dirompente bellezza e luminosità dei colori che caratterizzano gli angeli affrescati sullo volta che sovrasta il capocielo, tra putti festanti che fanno capolino verso l'altare.

"Avevamo visto queste decorazioni, questi stucchi meravigliosi che ci sono, la delicatezza con cui sono fatte, -racconta il parroco di San Michele don Aldo Manfredini- gli affreschi sono delicati, così come anche i colori, il tenue, il pastello che possiamo già intravedere o vedere in alcuni punti anche se non ancora definitivamente, però ci permette già di capire. Nell'insieme al primo impatto la vista si è rischiarata molto, ho preso molta luminosità questa parte".

"Dopo un'attenta analisi in colobrazione con la soprintendenza, è stato deciso di asportare quella coloritura verde pesante che occludeva la tridimensionalità degli stucchi. - aggiunge Cattadori- Infatti, sono emerse le coloriture settecentesche degli stucchi realizzati da Sermini e sta prendendo luce anche la parte centrale, che è dedicata proprio all'esaltazione della santissima trinità"

 Un tuffo nella storia antica di Cremona

Abbiamo detto che la chiesa in origine venne intitolata a San Gregorio Martire. E qui bisogna fare attenzione, perchè non si deve confondere San Gregorio, prete e martire di Spoleto che visse tra il III e il IV secolo con San Gregorio Magno, pontefice e dottore della chiesa, che visse tra il VI e il VII secolo. Del primo, Gregorio Martire, erano giunte nel 993 le reliquie in città, collocate in Cattedrale e successivamente trasferite nella chiesa di San Michele e infine, dopo la sua costruzione, in questa chiesa che venne a lui dedicata; tuttavia, siccome questo è un santo poco conosciuto è probabile che il culto del ben più venerato Gregorio Magno si sia sovrapposto nel tempo.

Oggi però la chiesa è dedicata alla Santissima Trinità, quindi anche su questo aspetto bisogna fare chiarezza. La sua storia, da sempre, è legata a quella della poco distante chiesa di San Michele. Tutto inizia con l'innalzamento della Rocca voluto dal duca di Milano, Bernabò Visconti, proprio in prossimità della chiesa di San Michele, che venne chiusa al culto perchè ritenuta troppo pericolosa, data la sua vicinanza ad una fortezza militare. Quindi il parroco decise di farne costruire una poco più in là, dove vennero pure trasferite le reliquie di san Gregorio Martire, fino ad allora custodite a San Michele. 

Poi nel 1542 venne demolita la Rocca, pertanto San Michele potè tornare ad essere disponibile per la celebrazione delle funzioni religiose; contestualmente San Gregorio, persa la sua funzione di chiesa parrocchiale sostitutiva, venne data in uso alla Confraternita della Santissima Trinità pochi anni dopo, nel 1591 e da allora dunque acquisì la dedicazione che mantiene ancora oggi diventando, nell'uso comune, la chiesa della Santissima Trinità.

Ecco spiegato perchè la pala d'altare del Fochezer era dedicata alla Santissima Trinità e raffigurava sia San Gregorio che San Filippo Neri (fondatore proprio della Congregazione della Santissima Trinità). Ma resta ancora da spiegare come mai l'antico affresco dell'altare raffigurasse invece un Cristo in Pietà. Prova a spiegarcelo ancora il professor Guazzoni: "Il collegamento potrebbe essere con Gregorio Magno, a cui risale una leggendaria indulgenza concessa a chi venerava, recitando una determinata preghiera, l'immagine di Cristo riapparsa sull'altare proprio a Papa Gregorio. È una leggenda in realtà, però molto diffusa anche un po' in tutta Europa, con questo culto legato all'immagine di Cristo nel sepolcro circondato dai simboli della passione. Probabilmente in questo contesto si è sovrapposto il culto del più noto Gregorio Magno a quello di Gregorio Martire, ma il fatto di aver collocato sull'altare un affresco con l'immagine appunto detta "di San Gregorio (Magno, ndr) da questo punto di vista è significativo: la pala di un'immagine d'altare, appunto con un Cristo sofferente è insolita. Io a Cremona ne conosco solo una affrescata in Santa Monica".

I lavori di restauro

"I problemi che abbiamo affrontato erano più di uno: in primis l'umidità, le infiltrazione di acqua dall'estradosso e l'umidità di risalita capillare. La copertura, precedentemente malsana, ora è in ordine per poter procedere. Purtroppo sono emersi tutti quegli elementi causati dalle infiltrazione d'acqua, che sono i sali, le esfogliazioni, le decoesioni e gli attacchi microbiologici, soprattutto nelle coperture e nelle volte. - spiega ancora Federica Cattadori- È stato perciò necessario un primo intervento di consolidamento cautelativo ma anche sugli attacchi microbiologici per togliere le macchie nere causate proprio dall'umidità. Infatti si può già notare la luminosità che prendono gli affreschi settecenteschi della cupola. Adesso siamo nella fase di studio per quanto riguarda il dipinto rintrovato sotto alla palla setecentesca: sicuramente verrà fatta una pulitura per riuscire a studiarlo meglio; sono riaffiorate finiture a secco tipiche del periodo, che potranno chiarire meglio la datazione".

Nel frattempo don Aldo appare entusiasta all'idea di terminare i lavori e restituire alla città questo scrigno d'arte, con un occhio già sul prosieguo dell'intervento di restauro: "Adesso noi tentiamo di finire questa prima parte che comprende il presbiterio con l'arco, poi vediamo di inaugurarla perché la cittadinanza sappia un po' di più riguardo a questa bellissima chiesa ed alla sua ricchezza storica, artistica, culturale e pittorica. E poi, quando avremo saldato i lavori di questa prima parte, cercheremo di lavorare sugli altri due o tre lotti: la chiesa infatti è stata divisa in lotti per poter riuscire, quando sarà il tempo, a portare avanti i lavori passo dopo passo. Ma intanto credo che dia molto coraggio lo splendore di quello che stiamo vedendo adesso".

Fotoservizio Francesco Sessa Ventura

 

 

Michela Garatti


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