29 gennaio 2026

Chiusa la stagione lirica al teatro Ponchielli: bene gli aspetti musicali, regie da rivedere

Si è chiusa, da qualche giorno, la Stagione Lirica del Teatro Ponchielli: oramai da anni inserita nel cartellone regionale di OperaLombardia. E’ tempo di bilanci.  E di qualche considerazione a margine delle opere prodotte e messe in scena sul palcoscenico cremonese. 

Una stagione con molte luci, ma inevitabilmente con qualche ombra. Va subito riconosciuto che la produzione cremonese del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata, nel suo complesso, molto positiva: soprattutto per quanto riguarda l’aspetto propriamente musicale. E di questo va dato merito al neo-sovrintendente Andrea Nocerino.

E da questo punto di vista la stagione lirica ha ribadito delle certezze che recano il segno positivo. L’ Orchestra dei Pomeriggi Musicali è un punto fermo. Sotto le varie direzioni ha dimostrato di essere un complesso solido. Versatile su tutto il repertorio lirico. Difficile trovare difetti nell’ensemble milanese che, anno dopo anno, cresce nella qualità del suono e nell’intensità espressiva. Stesso giudizio per il Coro OperaLombardia, diretto dal sempre preciso Diego Maccagnola. Anche per il complesso vocale si deve sottolineare la crescita e la sua versatilità nell’immenso repertorio lirico.

Felici le scelte dei solisti. Per citare qualche esempio. Molto interessante la Carmen di Emanuela Pascu. Il giovane Nino Franchini nelle vesti di Nemorino nell’Elsir d’amore. Maria Laura Iacobellis e Valerio Borgioni nei Puritani.  Ottimi anche Angelo Veccia e Kristina Kolar in Nabucco. Altrettanto emozionante e di grande presenza scenica Nicola Ulivieri: un grande Don Quichotte

Sul podio si sono alternati giovani direttori di grande qualità. Anche qui un paio di citazioni: Valerio Galli nel capolavoro verdiano e Sieva Borzak nel lavoro belliniano. Peccato per Jacopo Brusa alla guida dell’opera masnettiana; un’interpretazione pregevolissima ma con l’ombra di aver stravolto l’inizio della partitura anticipando l’Interludio del V atto, ancor prima dell’inizio reale previsto in partitura. 

Dolenti note invece per le regie. Tra tutti si è salvato Stefano Vizioli in Carmen. Molto fuori contesto invece le scelte di Kristian Frédric per Don Quichotte, forse la meno appropriata. Ambientare un personaggio epico come quello di Cervantes in una casa di riposo moderna è stato infelicissimo. Come pure troppo arbitrario è sembrato Andrea Chiodi nel richiudere un racconto ‘bucolico’ come quello dell’Elisir in una sorta di magazzino di polleria. Molte riserve anche sull’interpretazione scenica proposta da Daniele Menghini che ha cancellato ogni accenno gotico dalla vicenda dei Puritani.  Qualche svarione anche per Federico Grazzini che, in Nabucco, ha troppo evidenziato scene dal gusto propriamente ‘politico’.

Detto questo si pone un problema centrale: cioè, quello delle interpretazioni registiche. Nessuno è contro lo sperimentalismo che è segno d’arte e di creatività. Altro è invece proporre in stagioni liriche tradizionali, lavori così lontani dalla ‘tradizione’. Stagioni come quelle dei teatri lombardi dovrebbero servire ad avvicinare ancora più persone al mondo del ‘bel canto’ e per farlo sarebbe opportuno dare, seppur con tutti gli aggiornamenti tecnici contemporanei, un’immagine fedele dell’opera. Senza dover spingere lo spettatore a passare attraverso intellettualismi spesso a sfondo sociale e politico. Tutto questo potrebbe funzionare in una stagione parallela dove potrebbero trovare spazio queste ‘innovazioni’. Ad esempio, una manifestazione a mo’ di festival dove il pubblico è più specialistico. E non da ultimo è lecito chiedersi come mai, invece, non si prospetti mai una messa in scena storico/filologica. Le prime rappresentazioni di Nabucco, come testimoniano le fonti, prevedevano dei balletti tra un atto e l’altro di cui si è persa traccia nelle rappresentazioni contemporanee. 

Insomma, sembrano risuonare le parole del Maestro delle Roncole

"Allo scopo di impedire le alterazioni che si fanno nei teatri alle opere musicali, resta proibito di fare nelle mie opere qualunque intrusione, qualunque mutilazione, insomma qualunque alterazione che riechiegga il più piccolo cambiamento, sotto la multa di cento franchi che esigerò per qualunque Teatro ove sia fatta l’alterazione". 

Giuseppe Verdi, 1847. 

Nelle foto il Nabucco, l'Elisir d'amore, don Quichotte, Carmen e i Puritani

Roberto Fiorentini


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