13 maggio 2026

Ciclabile Ven.To Cremona-Casalmaggiore? "Tanto blabla, ma la realtà è un'altra!" Le peripezie di un gruppo di ciclisti

E' da una decina di anni che politici, giornalisti e amministratori locali disquisiscono della dorsale ciclabile tra Torino a Venezia, percorso che attraversa il Cremonese lungo il Po. Meravigliosi rendering, costosi convegni, paroloni mirabolanti ma la realtà per chi parte dalla stazione di Cremona e si dirige verso il Po in cerca della ciclabile è un'altra. Come ho potuto constatare lo scorso sabato accompagnando un gruppo di cicloturisti attraverso le bellezze, purtroppo difficilmente accessibili, del territorio Cremonese.

Intanto, e sembra impossibile dopo i soldi pubblici spesi dalle istituzioni negli ultimi 20 anni sulla ciclabilità, non esiste un percorso ciclabile protetto e diretto tra la Stazione e le Colonie Padane, punto di partenza della pista ciclabile del Morbasco. L'unico che regala vedute splendide sugli spiaggioni e sul Po attraversando boschi e canali dalle atmosfere uniche, il tratto forse più emozionante della dorsale che dalla città si spinge sino alle Gerre e da li a Sommo con Porto. Nemmeno diverse richieste di informazioni ai passanti hanno sgomberato dai dubbi i cicloturisti.

"Come si fa ad arrivare al Po da piazza del Duomo?" Chi indica la via del Sale ma da lì il percorso devia verso il depuratore. Chi indica un'altra pedonale che lambisce via del Giordano. C'è chi invece, ed è la maggioranza non sa nemmeno se esiste. Inutile dire che manca la segnaletica sia orizzontale che verticale, basterebbe del colore per terra, che indichi il percorso. Il più diretto infatti è tutto in contromano e supera via Trento e Trieste con uno scomodo zig zag disegnato chissa da quale espertone di mobilità. Senza chi scrive, i cicloturisti si sarebbero persi e non avrebbero mai raggiunto la foce del Morbasco né il Mento, da dove parte un sentierino in terra che entra in golena a pochi passi dal nostro splendido fiume.

Inutile dire che il percorso risulta abbandonato così come è degradata e pericolo crollo la torretta di osservazione in legno che sarebbe utilissima per guardare dall'alto il corso del fiume. Non solo erbacce che crescono fin dentro al minitracciato mettendo a repentaglio braccia e gambe dei malcapitati che volessero inoltrarsi nella suggestiva atmosfera della golena fluviale, ma il sentiero stesso in più punti è inagibile. Alberi caduti costringono a frequenti passaggi a piedi, lo stesso tracciato è inabile in più punti con dislivelli, tratti sconnessi, costringendo i cicloturisti a trasportare a mano le pesanti biciclette che contengono generi alimentari e vestiti di ricambio. Arrivati dopo fatiche estreme e un percorso da ciclocross al Sales il percorso cambia.

Proseguire per le gerre significa inoltrarsi in un dedalo di argini e sentieri non asfaltati dove è ancor più difficile orientarsi. Bisogna deviare a Brancere, entrando su una strada percorsa da auto, tenendo sulla sinistra la colonna del lazzaretto del 1600, anche questa non segnalata da alcun cartello o pannello informativo. Il percorso, anche qui incredibilmente privo di segnali/frecce/simboli raggiunge senza strappi, su cemento il Bodrio di Cà de Gatti e i due Bodri di Santa Margherita (uno dei quali quasi soffocato dalla vegetazione), questi, sì, illustrati da pannelli che ne indicano le bellezze, tra cui la rara tartaruga palustre, ma prive di una panchina, un luogo dove riposarsi e sedere. E per fortuna che i cicloturisti si erano portati dietro il cibo e l'acqua.

Sì, perché sembra impossibile ma un sabato di maggio alle 13 è impossibile mangiare lungo la Ven.To. Chiusa la locanda La Motta di Motta Baluffi mentre al Bar l'Attracco, una concessione pubblica del Comune di San Daniele Po, unico luogo di ristoro lungo l'argine provenendo da Cremona non solo la cucina è chiusa. Ma il gruppo di ciclisti si è visto chiedere dallo sgarbato proprietario di spostarsi dai tavoli posti sul prato pubblico a fianco della struttura, dopo aver ordinato diverse bevande, perché intenti ad addentare i panini che, fortuna loro, si erano portati appresso. Un atteggiamento incomprensibile dal gestore di un luogo pubblico che ha anche avuto da dire la frase 'Se tutti facessero cosi' lasciando senza parole i ciclisti intenti a spiegare che provenivano da Milano dopo 5 ore di viaggio in treno e bici e che la cucina del bar risultava chiusa.

Nessun cestino, nemmeno una fontanella, il nulla trane un tavolone di cemento apprestato alla bell'è meglio. Anche i due punti per grigliare, presenti sino a 3 anni fa, risultano spariti. E' così che viene incentivato il turismo a Cremona? Superata Sommo con Porto e il pregevole edificio in stile razionalista della bonifica Cremonese-Mantovana si prosegue in direzione di Solarolo, costeggiando splendide ma ahimè inaccessibile aziende agricole, e di Motta costeggiando la Gozzetta da dove si vede la torre della Chiesa vecchia di Scandolara Ravara, raggiungibile in 20 minuti, così come Castelponzone, anche queste stupende evidenze storiche e artistiche non sono segnalate dall'argine. Il percorso prosegue poi per la stupenda Lanca Beretta di Gussola, antico lembo del Po, (priva di qualsiasi cartello di segnalazione), la Chiesa di San Benedetto di Borgolieto, antico cenobio benedettino non segnalato, per poi proseguire per Casalmaggiore, anche qui Santa Maria dell'Argine è senza segnalazione, e l'Ostello Interflumina desolatamente vuoto. Come potrebbe essere altrimenti?

Un peccato perché il percorso meriterebbe ben altra cura e potrebbe generare un discreto flusso turistico se promosso e pubblicizzato a dovere. Anche a Casalmaggiore il percorso che conduce alla Fontana e alla splendida Sabbioneta non è segnalato. Dalla stupenda Piccola Atene, oggi  in provincia di mantova ma per 16 secoli appartenente alla centuriazione cremonese, è raggiungibile Mantova questa sì con una pista ciclabile ben segnalata e pubblicizzata. La ciclabilità Cremonese è tutta da 'riqualificare' con meno parole ma più fatti. Cosa aspettano a intervenire concretamente gli assessorati alla mobilità di provincia e comuni cremonesi?

Stefo Mansi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti