Ciclabile Ven.To Cremona-Casalmaggiore? "Tanto blabla, ma la realtà è un'altra!" Le peripezie di un gruppo di ciclisti
E' da una decina di anni che politici, giornalisti e amministratori locali disquisiscono della dorsale ciclabile tra Torino a Venezia, percorso che attraversa il Cremonese lungo il Po. Meravigliosi rendering, costosi convegni, paroloni mirabolanti ma la realtà per chi parte dalla stazione di Cremona e si dirige verso il Po in cerca della ciclabile è un'altra. Come ho potuto constatare lo scorso sabato accompagnando un gruppo di cicloturisti attraverso le bellezze, purtroppo difficilmente accessibili, del territorio Cremonese.
Intanto, e sembra impossibile dopo i soldi pubblici spesi dalle istituzioni negli ultimi 20 anni sulla ciclabilità, non esiste un percorso ciclabile protetto e diretto tra la Stazione e le Colonie Padane, punto di partenza della pista ciclabile del Morbasco. L'unico che regala vedute splendide sugli spiaggioni e sul Po attraversando boschi e canali dalle atmosfere uniche, il tratto forse più emozionante della dorsale che dalla città si spinge sino alle Gerre e da li a Sommo con Porto. Nemmeno diverse richieste di informazioni ai passanti hanno sgomberato dai dubbi i cicloturisti.
"Come si fa ad arrivare al Po da piazza del Duomo?" Chi indica la via del Sale ma da lì il percorso devia verso il depuratore. Chi indica un'altra pedonale che lambisce via del Giordano. C'è chi invece, ed è la maggioranza non sa nemmeno se esiste. Inutile dire che manca la segnaletica sia orizzontale che verticale, basterebbe del colore per terra, che indichi il percorso. Il più diretto infatti è tutto in contromano e supera via Trento e Trieste con uno scomodo zig zag disegnato chissa da quale espertone di mobilità. Senza chi scrive, i cicloturisti si sarebbero persi e non avrebbero mai raggiunto la foce del Morbasco né il Mento, da dove parte un sentierino in terra che entra in golena a pochi passi dal nostro splendido fiume.
Inutile dire che il percorso risulta abbandonato così come è degradata e pericolo crollo la torretta di osservazione in legno che sarebbe utilissima per guardare dall'alto il corso del fiume. Non solo erbacce che crescono fin dentro al minitracciato mettendo a repentaglio braccia e gambe dei malcapitati che volessero inoltrarsi nella suggestiva atmosfera della golena fluviale, ma il sentiero stesso in più punti è inagibile. Alberi caduti costringono a frequenti passaggi a piedi, lo stesso tracciato è inabile in più punti con dislivelli, tratti sconnessi, costringendo i cicloturisti a trasportare a mano le pesanti biciclette che contengono generi alimentari e vestiti di ricambio. Arrivati dopo fatiche estreme e un percorso da ciclocross al Sales il percorso cambia.
Proseguire per le gerre significa inoltrarsi in un dedalo di argini e sentieri non asfaltati dove è ancor più difficile orientarsi. Bisogna deviare a Brancere, entrando su una strada percorsa da auto, tenendo sulla sinistra la colonna del lazzaretto del 1600, anche questa non segnalata da alcun cartello o pannello informativo. Il percorso, anche qui incredibilmente privo di segnali/frecce/simboli raggiunge senza strappi, su cemento il Bodrio di Cà de Gatti e i due Bodri di Santa Margherita (uno dei quali quasi soffocato dalla vegetazione), questi, sì, illustrati da pannelli che ne indicano le bellezze, tra cui la rara tartaruga palustre, ma prive di una panchina, un luogo dove riposarsi e sedere. E per fortuna che i cicloturisti si erano portati dietro il cibo e l'acqua.
Sì, perché sembra impossibile ma un sabato di maggio alle 13 è impossibile mangiare lungo la Ven.To. Chiusa la locanda La Motta di Motta Baluffi mentre al Bar l'Attracco, una concessione pubblica del Comune di San Daniele Po, unico luogo di ristoro lungo l'argine provenendo da Cremona non solo la cucina è chiusa. Ma il gruppo di ciclisti si è visto chiedere dallo sgarbato proprietario di spostarsi dai tavoli posti sul prato pubblico a fianco della struttura, dopo aver ordinato diverse bevande, perché intenti ad addentare i panini che, fortuna loro, si erano portati appresso. Un atteggiamento incomprensibile dal gestore di un luogo pubblico che ha anche avuto da dire la frase 'Se tutti facessero cosi' lasciando senza parole i ciclisti intenti a spiegare che provenivano da Milano dopo 5 ore di viaggio in treno e bici e che la cucina del bar risultava chiusa.
Nessun cestino, nemmeno una fontanella, il nulla trane un tavolone di cemento apprestato alla bell'è meglio. Anche i due punti per grigliare, presenti sino a 3 anni fa, risultano spariti. E' così che viene incentivato il turismo a Cremona? Superata Sommo con Porto e il pregevole edificio in stile razionalista della bonifica Cremonese-Mantovana si prosegue in direzione di Solarolo, costeggiando splendide ma ahimè inaccessibile aziende agricole, e di Motta costeggiando la Gozzetta da dove si vede la torre della Chiesa vecchia di Scandolara Ravara, raggiungibile in 20 minuti, così come Castelponzone, anche queste stupende evidenze storiche e artistiche non sono segnalate dall'argine. Il percorso prosegue poi per la stupenda Lanca Beretta di Gussola, antico lembo del Po, (priva di qualsiasi cartello di segnalazione), la Chiesa di San Benedetto di Borgolieto, antico cenobio benedettino non segnalato, per poi proseguire per Casalmaggiore, anche qui Santa Maria dell'Argine è senza segnalazione, e l'Ostello Interflumina desolatamente vuoto. Come potrebbe essere altrimenti?
Un peccato perché il percorso meriterebbe ben altra cura e potrebbe generare un discreto flusso turistico se promosso e pubblicizzato a dovere. Anche a Casalmaggiore il percorso che conduce alla Fontana e alla splendida Sabbioneta non è segnalato. Dalla stupenda Piccola Atene, oggi in provincia di mantova ma per 16 secoli appartenente alla centuriazione cremonese, è raggiungibile Mantova questa sì con una pista ciclabile ben segnalata e pubblicizzata. La ciclabilità Cremonese è tutta da 'riqualificare' con meno parole ma più fatti. Cosa aspettano a intervenire concretamente gli assessorati alla mobilità di provincia e comuni cremonesi?
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commenti
Antonio
13 maggio 2026 17:28
Vento=opera inutile
Mario
13 maggio 2026 18:09
Anzi, soldi buttati al vento.
Nicola
14 maggio 2026 17:39
Che stupidaggine, si guardi i numeri delle grandi ciclabili europee.. invece di blaterare. Solo andrebbe gestita meglio.
Maurizio Guarneri
13 maggio 2026 19:33
Tutto vero, se vuoi andare da Cremona a Casalmaggiore in bici e senza intoppi lo devi fare sul piacentino e sul parmigiano. Sul cremonese basta arrivare all'altezza di Stagno Lombardo e se non sei del luogo sei già perso.
Poi arrivi a San Daniele e da lì tutto diventa facile, sicuro e piacevole.
Donatella
13 maggio 2026 20:06
È asfaltata e con le inficazioni VEN TO, poi si può scegliere di percorrere le strade piú impervie
Stefano
15 maggio 2026 07:39
Dalla stazione non ci sono indicazioni, nemmeno da piazza del Duomo. Secondo lei un cicloturista come fa a raggiungerla? Inoltre le 'strade più impervie' come le chiama lei sono i percorsi più belli che le corrono a fianco. C'è anche una torretta per l'osservazione del Po lasciata al più totale degrado. L'articolo serve a segnalare l'incuria e a chiedere più attenzione da parte delle istituzioni
PierPiero
14 maggio 2026 05:05
Oddio. Concordo su tanti aspetti ricettivi ma se manca la strada, inutile fare le infrastrutture.
Per quanto riguarda la situazione al bar e i panini portati da casa, a parte il mancato guadagno che potrebbe infastidire chiunque faccia quel mestiere, mi risulta ci siano delle norme sanitarie per le quali il ristoratore è responsabile di qualunque cibo venga mangiato nel proprio locale.
Infine, per amor di verità, dal Bosco verso il Sales (e poi oltre) la ciclabile Ven.To non è quella che avete percorso voi. La Ven.To è asfaltata, piacevole da percorrere e con segnalazioni a terra. Forse non tutte ancora nuove ma ci si va. Quest'anno non l'ho ancora fatta e non so se hanno ripristinato l'argine rovinato dai mezzi pesanti che hanno devastato le sponde del Po ma è comunque tutta transitabile.
Poi se vogliamo fare polemica su tutto, cose da dire ce ne sono sempre ma io personalmente percorro d'estate la Ven.To dal ponte di Crotta sino a Isola Pescaroli e non mi sono mai perso.
Stefano
15 maggio 2026 07:43
Forse mi sono spiegato male. La cucina del bar era chiusa secondo le cosa dovevamo mangiare dopo 5 ore da Milano l'erba? Inoltre abbiamo consumato 30 euro di bevande e i tavoli del bar, che le ricordo essere una concessione del Comune di San Daniele, sono posti fuori dal bar sull'argine. Un po' di comprensione, visto che comunque stavamo consumando, sarebbe il minimo se si vuole promuovere il turismo. Lei non è mai andato in un rifugio in montagna? Quando mai si è visto negare a deglie scursionisti di consumare un panino portato da casa specie in zone dove per condizioni meteo e sentieri non si è sicuri di trovare posti da mangiare, come effettivamente è successo?
Alessandro
14 maggio 2026 10:17
Buongiorno, sono il famigerato, sgarbato, ecc ecc gestore del bar, vorrei, se possibile, far presente che la cucina del nostro locale è aperta SEMPRE fino alle 14 (che poi sono sempre 14,30/14,45), dopo di che durante le ore pomeridiane la cucina non chiude, semplicemente viene ridotta l’offerta (per motivi di personale e gestionali non possiamo avere tutto il menù disponibile dalle 8:00 alle 24:00).
Mancano le aree PIC-NIC? Lamentatevi di quello! Perché lamentarsi del fatto che siete andati in una LOCALE che per LAVORO vende da mangiare e da bere, usufruendo di tutti i servizi annessi (bagno, tavoli, personale che vi serve, ecc ecc) portandovi il vostro pasto da casa, fa un po ridere. Ma quando andate in pizzeria vi portate la pizza da casa? Io non credo….
Detto questo, per fortuna, con il cicloturismo lavoriamo sempre bene, perché con la gentilezza e l’educazione si vive molto meglio….
Stefano
15 maggio 2026 07:51
Rispetto il suo lavoro ma la funzione di un locale dato in concessione dal Comune, quindi un luogo pubblico, unico punto di ristoro tra Cremona e Casalmaggiore lungo una ciclabile (45km) è simile a quello di un rifugio di montagna dove gli escursionisti possono consumare pranzo portato da casa semplicemente perchè per condizioni meteo e sentieri non sono sicuri di trovare dei luoghi lungo il tragitto. Non è un locale da happy hour in centro a Milano. Le ho spiegato che venivamo da Milano quindi affaticati. Due ragazze erano anche doloranti per una caduta. Abbiamo comunque consumato 30 euro di bevande e nonostante avesse la cucina chiusa, ci ha chiesto di spostarci. Inoltre su 20 tavoli nessuno era occupato. Non mi sembra il massimo come ospitalità. Comunque chiederò con una lettera al Comune di san Daniele, come succede per tutti i luoghi i ristoro escursionistici in tutta Italia che nella concessione venga messa per iscritto la possibilità per chi arriva in bici di poter usare i tavoli consumando pasti da casa. Si ricordi che il suolo dove insiste il locale è pubblico, adibito a usi pubblici, così come succede per tutti i rifugi e le stazioni di posta lungo tutti i percorsi escursionistici d'Europa. Sia in montagna che sulla Francigena e sugli altri percorsi ciclopedonali.
Lilluccio Bartoli
17 maggio 2026 06:49
Sulla segnaletica, inestistenti indicazioni, incuria e sprechi. tutto vero. Sulla pausa gnam, un distinguo: se i tavoli erano dell'Attracco, dovete prendervela con la burocrazia che inguaia il gestore a causa della tracciabilità di quel che è in tavola in caso di controlli (anche se portato da voi).
Accanto ci sono tavoli da pic nic pubblici dove nessuno avrebbe da ridire sul vostro self service.
Ai piedi degli argini (nemmeno 200 m) a S. Daniele Po, un tavolo per un asciolvere lo avreste trovato assieme ad un paio di trattorie alla buona; a 100 m dalla locanda di Motta Baluffi ce n'è un'altra.
Lungo gli argini a Stagno Lombardo v'è lo scrigno del Sales, poi lungo gli argini, nada de nada: allora qualche pedalata da aggiungere e a 2/3 minuti di distanza un rinfrancante ristoro c'è se lo volete trovare. Proseguendo verso il mare, con buone gambe e scarsa fretta, io ho trovato a Casalmaggiore, Piasa Vecia (distante 400 m dall'argine, dato che sull'argine non ci sono Mc Biciclet da nefast food, sono argini, non centri commerciali, chiamati propriamente non luoghi) più avanti a Pomponesco (e daje, a 200 m dall'argine) trattoria Saltini, poi il Faro a S. Benedetto Po (sull'argine!) e a Mirasole il Vecchio Cornione a ben 50 m dall'argine ma ben visibile se lo si vuol vedere e lo si sa cercare. Io sono arrivato fino al mare e mai mi sono allontanato più di 5 minuti dall'argine, trovando ottimi e tipici padanissimi gnam, dato che andando in bici non ho fretta di arrivare e nemmeno sono tra quelli che guardano e non vedono.