Dopo Ferragosto il casalasco celebra i suoi sapori: dai Gnoc a la Mulinera ai Marubini per arrivare fino ai Tortelli di Zucca
Dai Gnoc a la Mulinera (“cantati” e celebrati dal Nobel per la Letteratura Grazia Deledda) ai Marubini per arrivare fino ai Tortelli di Zucca. Dopo Ferragosto, il Casalasco celebra e mette in tavola saperi e sapori, profumi e tradizioni, con quei prodotti nati dalla laboriosità, dalle intuizioni e dalle capacità dei nostri nonni e, più in generale, di coloro che ci hanno preceduti. Sono giacimenti che, in pochi giorni, da qui alla fine del mese, danno vita ad un vero e proprio percorso dei sapori, in una “fettaccia di terra” (per dirla come lo scrittore Giovannino Guareschi) che, tra l’una e l’altra riva del Po, fa delle sue produzioni tipiche, ed identitarie, la propria punta di diamante.
Si parte dal 21 al 23 agosto, a Fossacaprara con la 26esima edizione della Sagra di Fossa, promossa dall’associazione Oltrefossa col patrocinio del Comune di Casalmaggiore. Saranno tre giorni tra cucina, giochi, folclore e tradizioni, in terra di Po. L’evento si aprirà con un appuntamento dedicato alle radici e alle identità locali; infatti venerdì 21 agosto, alle 18, si terrà la presentazione del "Tesoro Dialettale Viadanese", l'ultima pubblicazione della Società Storica Viadanese curata da Ernesto Flisi. “Ci troviamo in una terra unica, sospesa tra Cremona e Mantova, con lo sguardo rivolto a Parma e Reggio – spiegano i promotori - un territorio fluido dove il fiume unisce, i confini si sfumano e il linguaggio vive di contaminazioni straordinarie che superano ogni campanilismo”. Parole sante, oltremodo “sacre”: finalmente, ed è già un bel passo avanti, c’è chi vede oltre i campanili e trova, nel Grande fiume, un punto di unione e non un confine.
Ogni sera, prima del momento conviviale e dei giochi, ci si potrà far conquistare dalla bellezza della musica. Alle 18 la suggestiva cornice della chiesa romanica del paese ospiterà concerti di musica classica e barocca. Venerdì 21 musiche barocche a cura degli amici del liutaio di Fossacaprara con Mario Federici, vero e proprio pioniere italiano della viola da gamba. Domenica 23, invece, un appuntamento straordinario con un ensemble internazionale che vedrà la partecipazione della famiglia Sonderegger al completo, direttamente da Berlino, insieme a una giovanissima e talentuosa violinista. Un'occasione unica per unire la passione per la musica di alto livello alla compagnia, ai giochi e alle tradizioni del territorio.
Quest’anno Fossacaprara ospita anche le quindici Comunità ludiche della Lombardia (con dimostrazioni e tornei di giochi antichi) e così ecco che sabato 22, dalle 20 a mezzanotte ci saranno gli amici della Comunità Ludica del Pirlì per scoprire e provare dal vivo questo straordinario gioco tradizionale. Conosciuto come l'antenato medievale del moderno flipper, il Pirlì veniva giocato storicamente nelle osterie: una piccola trottola di legno lanciata con una frusta e uno spago per colpire i birilli e fare centro nel "castello". Un tuffo nella storia e nel divertimento popolare da non perdere mentre domenica 23 ci terrà il campionato di Sburla la roda. Durante la sagra si svolgerà anche una mostra dedicata alle comunità ludiche lombarde, con pannelli e descrizioni per scoprire la storia, le curiosità e le origini di ciascun gioco custodito nell'archivio AESS (Archivio di Etnografia e Storia Sociale) di Regione Lombardia. Un viaggio affascinante nella cultura popolare della nostra regione, che arricchisce i tre giorni in cui saranno ospitate le comunità ludiche con i loro giochi e/o giocatori. Sabato 22 agosto alle 17 ci sarà anche un momento speciale di confronto e amicizia tra le comunità, perché: "Le comunità ludiche della Lombardia fanno crescere le comunità" come rimarca il progetto realizzato con il contributo di Regione Lombardia. Come accade già da diversi anni, quindi, il piccolo borgo si confermerà e si distinguerà come una vera e propria capitale dei giochi di una volta dal Battichiodo al Palo del salame, per proseguire con Le Piastre, i Trampoli, i Ferri di cavallo, Pescabottiglia, Invido e Caprette a Dondolo per arrivare fino all’atteso momento finale del palio di Fossacaprara con il tradizionale Sburla la Roda del 23 agosto. Disciplina, quest’ultima, che è tra i sei giochi tradizionali lombardi che pochi anni fa hanno ottenuto il riconoscimento dell'Unesco come patrimonio culturale. Si tratta delle “comunità di gioco” della Lombardia incluse nel “Tocatì”, il programma condiviso per la salvaguardia di Giochi e Sport Tradizionali ufficialmente iscritto nel 'Registro delle Buone Pratiche Unesco per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale. Sburla la Roda, con tanto del suo prestigioso riconoscimento Unesco, affonda le sue radici direttamente nella storia, in particolare alle due macine da mulino che si conservano ancora in paese. Erano naturalmente pesantissime da trasportare. Per questo, per celebrare anche quell’attività delle nostre terre di fiume, invece che macine si fanno follemente rotolare grosse rotoballe di paglia lungo un percorso avvolto da una nuvola di farina e due squadre di paese (Fossa e Caprara) si contenderanno il trofeo. In tavola oltre ai Gnoc a la mulinera preparati rigorosamente secondo la ricetta di Teresina, vale a dire Teresa Padova, figlia del mugnaio Giovanni detto Vincenzone. Oggi le figlie di Teresina, Deanna e Virginia (a fino a pochi mesi fa anche Fausta, purtroppo scomparsa ma sempre viva nel cuore e nel ricordo di coloro che l’hanno conosciuta e stima) con grande sensibilità e tenacia, da autentiche, vere e preziose testimoni dei saperi e dei sapori di un tempo, tengono vivo il ricordo di questo antico piatto della tradizione padana e lo hanno più volte proposto in diversi incontri gastronomici. Un filmato di una decina di minuti, per altro, raccoglie la testimonianza della loro mamma, Teresa Padova, figlia del mugnaio Giovanni detto Vincenzone, raffigurato su una barca accanto al suo mulino. Gnocchi, pasta fresca e paste ripiene Po. Dopo aver descritto l’impegno del padre a salire sui granai per riempire sacchi di grano e riportarli colmi di farina, ricorda la sua abilità nel preparare gli gnocchi, arte trasmessa a lei e ai suoi fratelli Vincenzo e Severino e da lei trasmessa alle figlie. Dà poi una dimostrazione pratica: sull’asse pone la farina, vi aggiunge acqua bollente e non salata, impasta rapidamente, forma lunghi rotolini, li taglia a tocchetti e li tira dal principio alla fine perché abbiano lo stesso spessore, facendo pressione con il dito. Li getta poi nell’acqua bollente e salata e, una volta cotti, consiglia di condirli con un sugo di fagioli e patate, meglio se insaporiti da un bicchiere di vino rosso. Un proverbio mantovano, adottato anche dai cremonesi, così recita: “Gnòc e foiàde i è la rovina dle case”, gnocchi e tagliatelle sono la rovina delle famiglie evidentemente per l’abbondanza di condimento che richiedono. Un curioso proverbio cremonese, un po’ cattivello invece recita: “Sant’Antoni de la barba bianca me mangi i gnòc e te gnanca”, S. Antonio dalla barba bianca io mangio gli gnocchi e tu no, un altro, decisamente esortativo, prescrive: “Per San Roch se fa i gnòc”. A Cremona infatti si gustano gli gnocchi in due occasioni particolari per festeggiare due santi molto amati soprattutto nelle campagne: in gennaio Sant’ Antonio Abate, il protettore degli animali ed in agosto San Rocco, il liberatore dalla peste e da tutte le epidemie, protettore della salute del bestiame e scudo contro i cataclismi.
Giovanni “Vincenzone” Padova è stato lo storico mugnaio di Fossacaprara, conosciuto anche come “Muliner”, precursore della ricetta locale dei gnocchi che ha saputo tramandare alla figlia Teresina e, quindi, poi alle nipoti. Una famiglia, la sua, di origine ebraica. Del resto il cognome Padova è storicamente associato alle comunità ebraiche italiane, in particolare tra gli ebrei Sefarditi e Ashkenaziti che, stabilitisi in diverse località dopo le espulsioni, adottarono il toponimo della città di origine come cognome per identificarsi. “Se questo piatto è sempre stato racchiuso nelle sapienti mani di Teresina e delle figlie – scrive giustamente Damiano Chiarini nel suo libro “Fossacaprara: le foto raccontano” – in un rituale che ne fissa le fasi preparatorie ed anche i giorni in cui cucinarli, la famiglia Fornasari resterà il luogo unico dove i gnoc a la mulinèra potranno esprimere tutta la loro forza narrativa ed il gusto originale, ma di un tempo che passa. Nella velocità della società attuale, è proprio la dimensione del tempo che dobbiamo recuperare, come l’attesa degli gnocchi che vengono a galla prima di essere raccolti in una zuppiera fumante. La divulgazione di questa ricetta, anche grazie alla Sagra di Fossacaprara e a Slow Food – prosegue Chiarini – è il modo per non cancellarla dalla memoria, tenerne vivo il ricordo, conservare il gusto e recuperare una giusta dimensione comunitaria in cui la singola famiglia diventa comunità allargata. Condividere è sempre stato alla base delle nostre famiglie rivierasche anche se povere, in cui un piatto di minestra c’era sempre per l’eventuale ospite giunto all’ultimo. Anche i figli non mancavano, nonostante si vivesse in ristrettezze economiche. Allora – conclude Chiarini – mi piace ricordare il proverbio “fioj e gnoc iè mai trop”. Condivisione, moltiplicazione apertura alla vita, come un piatto di gnocchi. Ecco quanto può insegnarci Teresina con una ricetta altrimenti perduta”. Che si dipana e si estende tra le due rive del Po, e le abbraccia, visto che a Zibello (Parma), terra del culatello, sono “di casa” gli gnocchi aperti, guarda caso una ricetta povera e storica delle "rezdore" (casalinghe) e dei mugnai del Po a Zibello. Una pasta grezza, diversa dai classici gnocchi, preparata con una sfoglia "aperta" e condita con sughi saporiti. Sono un piatto genuino, simbolo della cucina contadina con sapori, tradizioni, ricette e “tecniche” identiche sull’una e sull’altra riva, nati sugli indimenticati mulini del Po, celebrati e narrati anche da Grazia Deledda. Non solo Gnoc a la mulinera (a Fossacaprara il menù comprenderà anche tante altre specialità tra cui Luadel Pecorini di Pienza e Guancialini con polenta), come ampiamente anticipato, ma anche Marubini.
Così ecco che negli stessi giorni, giovedì 20, venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 agosto, a Casteldidone, va in scena la ventesima edizione della sagra del Marubino in piazza Giovanni Paolo II. Ad organizzarla è la Pro loco di Casteldidone con il patrocinio di Comune, Regione e Gal Olio Po.Tutte le sere dalle 19.30 gli stand gastronomici saranno aperti (con spazi coperti e ingresso gratuito) proponendo non solo i tipici Marubini ma anche tanti altri piatti nostrani. Ampio spazio anche alla musica: giovedì 20 con Alterego (happy live show), venerdì 21 con Spingi Gonzales (tribute band delle cover band), sabato 22 con Game Boys (party anni Novanta) e domenica 23 con Blasco (tributo a Vasco). Sabato 22, alle 18, su iniziativa di Target Turismo, il Castello Mina della Scala aprirà le sue porte per una visita guidata tra ambienti affrescati, antichi saloni, la biblioteca e la cappella privata. Un viaggio tra storia, arte e nobiltà che permette di scoprire una dimora ricca di fascino e la storia della famiglia che ancora oggi la custodisce.
Tra il profumo della cucina tipica, le tradizioni del borgo e l’atmosfera della festa, questa visita offre l’occasione di vivere Casteldidone da una prospettiva speciale, entrando in luoghi che raccontano secoli di storia. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria al sito eventi.ogliopo.it. Il Castello Mina della Scala aprirà le sue porte ai visitatori, per una speciale visita guidata tra storia, territorio, sapori ed un calice di tradizione, dal titolo “MaruVino”, anche domenica 23 agosto, alle 17.45, grazie alla ormai consolidata collaborazione tra lo stesso Castello e la Casa Museo Antonio Ligabue di Gualtieri. Grazie all’iniziativa e all’idea di Claudia Fragni la visita guidata sarà impreziosita da un aperitivo per brindare insieme alla Festa del Marubino. Per partecipare all’evento è necessario prenotare al 3481408350. Una festa, anche in questo caso, che abbina dunque sapori e saperi alla cultura e all’arte, tra l’Oglio e il Po. La settimana successiva ecco invece che Quattrocase mette in tavola le sue zucche con la festa organizzata dal Gruppo Emergenti col patrociniuo del Comune di Casalmaggiore. Da venerdì 28 a domenica 30 agosto si potranno gustare tortelli di zucca con burro e salvia oppure con pomodoro e basilico, gnocchetti alla zucca con gongorzola e noci e risotto alla zucca con pancetta croccante ma anche cotechino con crema di zucca, hamburger speciali con zucca, dolci alla zucca grazie alla partecipazione dello chef Massimiliano Cavalli Teodoro. Il menù comprende anche diverse altre specialità del territorio senza zucca, per tutti i gusti. Anche in questo caso ampio spazio alla musica: venerdì 28 dalle 20 con Alterego band e Dj Set; sabato 29 dalle 21 con Five Live Band (a seguire Patrocinade) e domenica 30, dalle 21, con Giovanni Wannabe (tributo ai Pinguini Tattici Nucleari). Al mattino del 30 agosto si terrà anche l’atteso Vesparaduno mentre gli stand gastronomici ogni sera apriranno dalle 19. Una serie di appuntamenti, dunque, tra gusto e tradizione per celebrare i saperi, i sapori ed il gusto delle eccellenze locali.
Eremita del Po
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