Duro attacco di Maria Vittoria Ceraso dopo le giustificazioni del sindaco sul manifesto rimosso: ""Un Sindaco non comanda ma governa la sua comunità"
Durissima la reazione di Maria Vittoria Ceraso dopo le giustificazioni date dal sindaco sul perchè ha deciso di far rimuovere il manivesto di SOS Vita. "Ha deciso di agire con prepotenza, esercitando un potere di imperio, un'azione materiale non supportata da nessuna legge".
Ecco le parole di Maria Vittoria Ceraso in Consiglio:
"Un Sindaco non comanda ma governa la sua comunità. Il suo potere di indirizzo non puo' tradursi in una pec nella quale si ordina ad un soggetto terzo di rimuovere un cartello senza assumersi lui stesso la responsabilità di farlo esercitando i poteri che gli sono propri come l'adozione di un'ordinanza contingente e urgente. Se in gioco c'era la tutela della dignità della donna perché non ha agito utilizzando lo strumento che per eccellenza gli attribuisce la legge?
Ma siccome sarebbe stato difficile giustificare l'urgenza (assoluta necessità di un intervento immediato e non rinviabile nel tempo per fronteggiare un pericolo concreto), la contingenza (l'impossibilità oggettiva di fronteggiare l'emergenza con i rimedi e gli strumenti ordinari previsti dalla legge) ma soprattutto la proporzionalità (le misure imposte devono essere adeguate e proporzionate al pericolo, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della Costituzione) il Sindaco ha deciso di agire con prepotenza esercitando un potere di imperio, un'imposizione basata solo sulla forza del proprio ruolo, un'azione materiale non supportata da nessuna legge.
Un'azione simile non può essere ricondotta al legittimo indirizzo politico, poiché quest'ultimo riguarda le scelte generali di governo del territorio ed è sempre vincolato al rispetto delle procedure stabilite dalla legge. Qualsiasi provvedimento limitativo della sfera giuridica o materiale di terzi (come rimuovere un cartello) deve obbligatoriamente seguire una procedura amministrativa, prevedere un'istruttoria e formalizzarsi in un'ordinanza o determinazione dirigenziale. L'assenza di un atto legittimo rende l'azione un mero atto di forza materiale che non è accettabile, non ammette giustificazioni ma va condannato. E questo a prescindere da ogni valutazione in merito al messaggio veicolato dal cartello sul quale certamente possono esserci sensibilita' diverse.
In uno Stato di diritto, l’interesse pubblico si persegue solo attraverso la legalità: il fine non giustifica mai i mezzi".
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