Quella misteriosa scacchiera sulla facciata del Duomo di Crema. Era un simbolo tipico dei possedimenti di Matilde di Canossa. E’ la più antica scacchiera in provincia
Sulla facciata del duomo di Crema è presente la raffigurazione di una scacchiera che simbolicamente indica la croce, ripetuta più volte, nella lettura perpendicolare delle caselle. La valenza predominante è riferita al pensiero cristiano. La scacchiera, raffigurata su chiese o presso le stesse, risulta anche in altre realtà sottoposte, specialmente, ai domini della contessa Matilde di Canossa(1046-1115). Tra queste vi era anche Crema, la cosiddetta “Insula Fulcheria”.
Crema e il gioco degli scacchi: un connubio antico ma sconosciuto alla maggioranza della popolazione. Infatti sono in molti a pensare che il gioco degli scacchi sia di origini “recenti” nel territorio provinciale. Quest'op nione può essere dettata dal fatto che, in realtà, esso era di quasi esclusivo appannaggio di nobili ed ecclesiastici; solo in un secondo tempo passò alla borghesia e, con l'Ottocento ma ancora con notevoli limitazioni, arrivò alla gente comune.
A Crema c'è una scacchiera, la più antica di tutta la provincia, raffigurata sulla facciata del duomo dedicato all'Assunta, ad indicare l'antichità del gioco degli scacchi nel Cremasco. Sulla splendida facciata del duomo, edificato in stile gotico lombardo tra il 1284 e il 1341, ma con alcuni elementi tipici del romanico, è presente la nominata scacchiera situata sul pilastro che fa da cornice alla parte destra della facciata stessa, accanto alla bifora superiore. Un particolare che si perde e che sfugge di fronte alla bellezza e alla ricchezza delle espressioni architettoniche presenti ma che riveste notevole importanza dal punto di vista simbolico religioso. La contessa Matilde era scomparsa da tempo ma i suoi dettami erano ancora in vigore ed erano stati trasmessi con la grandezza delle sue opere e delle sue disposizioni di donatrice.
I vertici e non i lati della stessa scacchiera figurano, sul duomo cremasco, da protagonisti. Essa, intenzionalmente, poggia su un vertice mostrandosi in posizione romboidale. Le sessantaquattro caselle differenziano i colori del bianco e del nero con l'effetto chiaroscurale: le trentadue bianche sono a rilievo, le nere corrispon- denti sono incavate. Dal punto di vista simbolico la scacchiera così disposta richiamava la croce ( ripetuta qui numerose volte) determinata dalla perpendicolarità delle file delle caselle, sia bianche che nere. Detta disposizione stava anche ad indicare che non si trattava della raffigurazione di una scacchiera vera e propria ma del simbolo della croce, espressione dell' intellettualità (tale veniva considerato il gioco degli scacchi) del mistero e della teologia cristiana.
Le caratteristiche di cui sopra (caselle sporgenti alternate a quelle incassate) sono presenti anche in altre antiche chiese, specialmente del periodo ro-manico. Tra di esse figura la pieve di San Secondo a Cortazzone ed altre ancora in provincia di Asti. Nel sottotetto dell'abside di quest'ultima chiesa, ad esempio, è presente una fascia decorativa continua con tale caratteristica ma con il modulo a scacchiera orizzontale.
La scacchiera, come la croce, il pesce, il pellicano, il pavone... simbolo del cristianesimo. La presenza di detta scacchiera sulla splendida facciata del duomo di Cre- ma è sfuggita a quasi tutti i Cremaschi interpellati; solo uno su dieci dodici l'aveva notata ma senza identificarla, con certezza, come tale. Non è comunque improbabile che una variante del gioco degli scacchi potesse essere eseguita tenendo la scacchiera in detto modo. La sperimentazione ha dimostrato che ciò era possibile adattando le mosse alla nuova posizione e utilizzando quindici pezzi invece che sedici con l'esclusione della regina, una presenza estranea alle guerre combattute.
Il simbolo della scacchiera collocata sulle chiese o presso le stesse è presente anche in altre realtà. A Milano, presso la basilica di Sant'Ambrogio, detta raffigurazione è rappresentata alcune volte sia all'interno che all'esterno; in quest'ultimo caso si vede una scacchiera composta da quarantanove caselle (sette per lato e ciò avvalorerebbe l'esclusione di un pezzo, la regina) invece delle solite sessantaquattro.
Sulla facciata della chiesa romanica (secolo XI) di Bagni di Lucca, insieme ad altri simboli, è pure raffigurata una scacchiera. Un'altra ancora, posta nello stesso modo di quella cremasca, si trova sulla pieve di Sant'Agata di Scarperia, nel Mugello.
In una piazzetta di Votigno, nei pressi di Canossa (Reggio Emilia), luogo in cui nel 1077 si incontrarono Enrico IV imperatore, cugino di Matilde di Canossa, e papa Gregorio VII, è incastonata una scacchiera a caselle bianche e nere recuperata, probabilmente, da una vicina chiesa.
La presenza dello stesso simbolo della scacchiera su o presso chiese che fecero parte dei possedimenti di Matilde di Canossa può far pensare a collegamenti di carattere storico con la stessa. La Toscana e parte della pianura Padana appartenevano alla nominata Matilde; tra i possedimenti anche l' Insula Fulcheria (gran parte del territorio cremasco) che fu donata dalla stessa alla chiesa e al comune di Cremona nell'anno 1098. I territori della contessa Matilde comprendevano Canossa, Reggio, Modena, Mantova, Brescia, Ferrara, il marchesato di Toscana, il ducato di Spoleto e molti altri territori di Lombardia ed Emilia Romagna oltre a signorie e castelli ereditati dalla madre in Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo.
Un simbolo, quello della scacchiera, che inizialmente rappresentava la trasposizione di strategie militari applicate ad un gioco. Non è improbabile, secondo gli studiosi, che dal punto di vista ludico, gli scacchi fossero inizialmente riservati alla nobiltà guerriera “maschile”. Il bianco e il nero delle caselle stavano simboli- camente ad indicare, in forma dualistica, l'antagonismo guerriero, il bene ed il male, la luce e le tenebre (così bene espresso nell'effetto chiaroscurale della scacchiera presente sul duomo di Crema)...
Da gioco inizialmente virile con rappresentazioni guerresche, gli scacchi divennero manifestazione di colta rivalità intellettuale ed in seguito simbolo della chiesa e del crocifisso rappresentato molte volte nell'accostamento ideale delle caselle.
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