Guccini e Crema, il suo legame con la storia dell’anarchico cremasco Luigi Molinari
La recente scomparsa del cantautore Francesco Guccini ha toccato anche il territorio cremonese: Guccini aveva infatti un legame con Cicognolo, paese d’origine di Mariangela Signorini, sua compagna negli anni Ottanta e madre della figlia Teresa. Da quella vicenda nacque anche la canzone Quattro stracci.
C’è però un altro filo, questa volta culturale e storico, che unisce Guccini al Cremasco. Porta a Luigi Molinari, avvocato anarchico nato a Crema nel 1866 e morto a Milano nel 1918.
Tutti conoscono “La locomotiva”, la celebre ballata pubblicata da Guccini nell’album Radici del 1972, ispirata alla storia dell’anarchico Pietro Rigosi che nel 1893 si impadronì di una locomotiva lanciandola verso Bologna. Pochi sanno però che quella canzone ha un importante antecedente nella tradizione anarchica italiana: “Nel fosco fin del secolo morente”, scritto proprio da Molinari e inserito da Guccini nel suo penultimo album, Canzoni da intorto (2022).
Lo stesso Guccini ne aveva raccontato la storia spiegando la genesi del disco. Il brano è conosciuto anche come “Inno del Molinari” e venne cantato durante i moti della Lunigiana del gennaio 1894, dei quali Molinari fu accusato di essere uno dei principali ispiratori.
Molinari era figlio di proprietari terrieri e, dopo la laurea in legge a Pisa, aprì uno studio a Mantova. Parallelamente alla professione forense si dedicò all'attività politica, al giornalismo e alla propaganda anarchica. Nel dicembre 1893 tenne diverse conferenze a Carrara e nella Lunigiana, poco prima dello scoppio della rivolta.
Arrestato il 16 gennaio 1894, fu processato dal tribunale militare di Massa e condannato a 23 anni di carcere, pena poi ridotta a sette anni e mezzo. La sua vicenda suscitò un enorme dibattito: una campagna promossa anche dal Giornale di Brescia portò alla raccolta di una lettera sottoscritta da 35 mila cittadini milanesi e indirizzata al re per chiederne la liberazione. Dopo circa due anni trascorsi nel carcere di Oneglia, Molinari fu liberato nel settembre 1895 grazie a un'indulto.
Al processo fu utilizzata anche la poesia “Dies Irae”, scritta da Molinari nel 1893 e scandita dai manifestanti durante i moti. Il testo venne poi cantato a cappella e, nel 1904, musicato da un anonimo con il titolo “Inno alla rivolta”: è la composizione oggi nota soprattutto come Nel fosco fin del secolo morente.
La vita di Molinari proseguì tra politica, cultura e divulgazione. Nel 1901 fondò a Mantova l'Università Popolare, rivista destinata a diffondere la cultura tra i lavoratori, e nel 1906 trasferì la propria attività a Milano. Fu inoltre tra i sostenitori delle idee pedagogiche del libertario spagnolo Francisco Ferrer, dedicando grande attenzione al tema dell'educazione popolare.
Morì a Milano il 12 luglio 1918, dopo aver mantenuto fino alla fine le proprie convinzioni libertarie e antimilitariste.
Già nel 1980 la rivista Ipotesi '80 gli dedicava un ampio articolo, ricordando come a Crema fosse stato organizzato un convegno di studi sulla sua figura. Oggi, nel giorno successivo alla morte di Guccini, quella vicenda torna d'attualità: dalla Crema di fine Ottocento alla “Locomotiva” di Guccini passa una memoria fatta di anarchia, libertà, protesta e canzone popolare. Ed è significativo che sia stato proprio Guccini, con Canzoni da intorto, a riportare alla luce la voce di quel cremasco dimenticato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti