Ieri sera il bacio celeste tra la Luna e Venere ben visibile nel nostro cielo in tutta la provincia
Ieri sera, venerdì 17 luglio, la Luna e Venere hanno dato vita, e si è visto molto bene da tutto il Cremonese, il Cremasco ed il Casalasco, all’ultimo “bacio” celeste del mese. La bellissima e romantica congiunzione astrale è stata visibile a occhio nudo col satellite naturale della Terra e il “Pianeta dell'Amore” che si sono “incontrati” subito dopo il tramonto, nel cielo occidentale, dando vita al suggestivo fenomeno astronomico. Come indicato nella rubrica “Il cielo del mese” dell'Unione Astrofili Italiani (UAI), quella di ieri sera è stata l'ultima congiunzione astrale di luglio, quindi appunto l'ultimo bacio. Nonostante la tradizione popolare associ fortemente alla sfortuna il giorno venerdì 17 (cosa che per altro non ha alcun fondamento scientifico), si può affermare che per gli appassionati di astronomia quella di ieri è stata una serata bella e con un spettacolo imperdibile. La Luna si è presentata nel cielo come una belle falce crescente, tenendo presente che, come indicato dalla Uai, la Luna Nuova (fase di novilunio) si è verificata esattamente martedì 14 luglio. Venere è comparsa attorno all'orario del tramonto a pochissimi gradi di distanza in alto e a destra del satellite naturale. Entrambi gli oggetti celesti si sono trovati sotto la costellazione del Leone e sopra quella del Sestante. Era quindi praticamente impossibile confondere il pianeta roccioso – secondo del Sistema solare dopo Mercurio – con qualsiasi altro oggetto, in virtù della notevole vicinanza alla Luna e per la sua luminosità. Venere è infatti il terzo oggetto più luminoso della volta celeste, dopo il Sole e la compagna della Terra. La notevole lucentezza del Pianeta dell'Amore è dovuta alla vicinanza alla Terra e alla sua atmosfera corrosiva fortemente riflettente, che respinge i raggi solari facendolo brillare come un faretto appeso nel firmamento. Talvolta la luce è così intensa da poter confondere persino i piloti degli aerei linea. Questo manto atmosferico “impenetrabile”, principalmente composto da anidride carbonica, è responsabile del più infernale effetto serra del Sistema solare: sulla superficie di Venere, il calore intrappolato della radiazione solare fa toccare temperature superiori ai 460 °C. E pensare che si ritiene che un tempo Venere fosse un pianeta gemello della Terra, con paesaggi bucolici e tanta acqua sulla superficie. Chissà se Venere, prima di dare il sospirato ultimo bacio al suo amato satellite, gli ha dedicato, a suo modo, i versi di quel vecchio standard jazz: "Blue Moon, now I’m no longer alone. Without a dream in my heart, without a love of my own".
Eremita del Po
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