Il bianco e profumato "incantesimo" delle robinie in fiore in campagna e lungo gli argini del Po
Dopo le “cascate” di glicine (che lentamente ormai se ne stanno andando, in attesa della fioritura del prossimo anno), arriva in terra di Po (e non solo) un nuovo, eccezionale spettacolo. Un bianco e profumato “incantesimo”, che è quello dato dalle Robinie in fiore che, in molte zone, specie lungo le strade sterrate minori, le carraie e gli argini, danno vita ad un paesaggio altrettanto spettacolare, e profumatissimo. Un motivo in più per muoversi, all’aria aperta, in silenzio, a piedi o in bicicletta, lasciando da parte qualsiasi mezzo inquinante per godersi, in pace, la meraviglia, immortalarla, osservarla e, magari, avvicinarsi per coglierne l’eccezionale profumo. La Robinia, Robinia pseudoacacia è detta anche falsa Acacia ma in realtà, va detto, non ha nulla in comune con le Acacie. Si tratta di un albero deciduo originario dell’America del Nord, ma già da tempo ampiamente diffusa in molte zone d’Europa. Il suo portamento può essere sia arboreo che arbustivo, educandolo semplicemente con interventi di potatura. La sua altezza massima raggiunge i 25-30 metri. La chioma densamente ramificata presenta foglie composte, di colore verde brillante, costituite da piccole foglioline ovoidali. Queste di giorno sono aperte, mentre di notte tendono a sovrapporsi l’una sull’altra.
Tra fine aprile e giugno la Robinia fiorisce in grappoli di fiori penduli, dagli abbondanti piccoli fiori color bianco o crema, profumatissimi. Successivamente, arriveranno i frutti: dei baccelli che rimarranno sulla pianta per tutta la stagione invernale. Questo albero è molto ornamentale e si presta ad impreziosire parchi e giardini. Tra le sue caratteristiche più peculiari troviamo un apparato radicale profondo e di rapido sviluppo, di grande aiuto per il consolidamento o contenimento di terreni sciolti o dissestati. Soprattutto dal fatto di essere una pianta mellifera però deriva la sua notorietà. Il miele d’acacia, come noto, è infatti tra i più chiari e delicati disponibili sul mercato, molto apprezzato. I fiori sono commestibili, e per di più deliziosi. È usanza lungo la nostra penisola consumarli fritti in pastella, come frittelle dolci ma è doveroso fare attenzione perchè foglie, semi e corteccia contengono sostanze tossiche e non vanni ingeriti. Di tutta la pianta, solo ed esclusivamente i fiori possono essere consumati. La Robinia è un albero molto rustico, di estrema adattabilità a diversi tipi di terreno, anche poveri di nutrienti. Ottimi sono quelli sciolti e ben drenati, ancora meglio se acidi. Predilige un’esposizione in pieno sole e resiste bene al freddo. La storia ricorda che fu importata dall'America nel 1601 dal botanico e farmacista francese Jean Robin, al quale è stato dedicato da Carlo Linneo, il padre della denominazione botanica binomia, il nome di genere Robinia. Sembra che il primo esemplare importato da Jean Robin si trovi a Parigi, e, benché danneggiato dai bombardamenti nella prima guerra mondiale, in primavera continui a fiorire da oltre quattro secoli. Poiché la Robinia è una leguminosa, le sue foglie sono molto ricche di proteine, costituiscono perciò, da secche, anche un buon foraggio per il bestiame; inoltre quelle che restano sul terreno, degradandosi, lo arricchiscono di azoto. La Robinia, come anticipato, produce fiori eduli bianchi molto profumati, riuniti in grappoli (racemi) penduli lunghi fino a 25 centimetri; sono molto ricercati come fiori nettariferi dalle api, che producono un ottimo "miele di Robinia", o "miele di Acacia" (così chiamato, anche se in realtà la Robinia, va ribadito, non è una vera Acacia).
Il frutto è un baccello coriaceo verde-bruno scuro, allungato e appiattito, deiscente, che contiene numerosi semi scuri. Diffusa ovunque come pianta adatta a consolidare versanti franosi per il suo apparato radicale esteso e per la sua facilità di propagazione mediante semi, talea, e soprattutto polloni, fornisce anche un eccellente legno da costruzione, duro e compatto ma flessibile, adatto per mobili, giocattoli, travi, parquet, case, e per produrre carbone, che ha un alto potere calorifico. E’ utilizzata nella medicina popolare per le sue proprietà officinali, insite nei fiori e nelle foglie, che contengono glucosidi, olio essenziale, enzimi, tannini, pigmenti flavonici, acidi organici di varia natura. E’ particolarmente indicata per contrastare iperacidità gastrica, gastrite, esofagite, cattiva digestione, dispepsia, è un ottimo colagogo che favorisce lo svuotamento della cistifellea contro le congestioni biliari, e per favorire la funzionalità epatica; come antispasmodico è efficace contro spasmi gastrici e intestinali, e inoltre è carminativa contro flatulenza e meteorismo. È utilizzata anche in cucina per i suoi fiori eduli, per fritture in pastella e frittate, sciroppi e come pastura per le api. Per uso esterno, agisce come lenitivo per mitigare gli arrossamenti della pelle, della gola e delle mucose del cavo orale. Non utilizzare le radici, la corteccia e i semi, poiché sono tossici e possono causare il vomito e, fino a giugno, in silenzio, non resta che consigliare di cogliere e godersi, ancora una volta, questa meraviglia.
Eremita del Po
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