23 gennaio 2026

Il Torrazzo, punto di avvistamento a guardia del territorio: dalle "mire" alle altre torri lungo la linea di difesa del Po passando per la "scacchiera di Polibio". Un'affascinante pagina di storia

L’approfondimento che segue è solo un piccolo riassunto della ricerca sul sistema di segnali di avvistamento afferenti all’antico torrazzo altomedioevale e le torri di guardia nel territorio cremonese, uno dei capitoli sulla ricerca multidisciplinare ‘Cremona tra impero e le grandi migrazioni’ in corso di scrittura da parte di una serie di studiosi e appassionati di storia cremonese. 

La funzione primigenia del Torrazzo quale punto di avvistamento di una serie di torri disposte sul territorio è ipotesi ormai riconosciuta da diversi studiosi e foriera di interessanti seppur inediti sviluppi per il Cremonese. Se la tradizione di studio sulle torri del limes romano sul Danubio, sulle coste olandesi e britanniche e sul Reno è ricca di pubblicazioni, non così è per la ‘Linea di Difesa del Po’ che seppur a partire da epoche più tarde, verosimilmente dalla seconda metà del III, ha svolto analoghe funzioni con un sistema rimasto in uso sino al periodo esarcale (VI-VII-VIII) e la presa di Ravenna ad opera dei Longobardi. 

La recente pubblicazione da parte di Giovanni Carraro di un articolo dettagliato sulla rete di torri di avvistamento del trevigiano, così come lo studio sulle segnalazioni ottiche e sonore nell’ambito bolognese compiuta da Alberto Monti, hanno posto l’accento su un sistema di comunicazione che affonda le sue origini nella Grecia del II a.c. e alla cosiddetta scacchiera di Polibio, un sistema cifrato che utilizzava sistemi sonori, fuochi, lanterne alternate e molto probabilmente specchi. Il principio, simile a quello ancora oggi utilizzato dai fari, ha incredibili analogie con il sistema di comunicazioni binario poi sviluppatosi nel corso dei secoli seguendo i medesimi principi, quelli di una comunicazione veloce, capace di percorrere centinaia di chilometri in pochi minuti, risultando così determinanti nella difesa da nemici esterni. 

Per Cremona, viste le particolari condizioni vissute dalla città durante e dopo la fine delle guerre greco-gotiche (530-555) è possibile supporre un sistema di comunicazione che arrivava sino alla capitale dell’esarcato della Provincia Italiane, Ravenna. Sede per secoli della flotta romana, definitivamente ritiratasi solo nel VIII. Di questi sistemi di allerta, utilizzati dall’Impero sino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 e soprattutto nella secolare lotta alle incursioni turche nell’Anatolia (VIII-XIII), sono sopravvissute a Cremona grazie all’intuizione del Maestro Giulio Grimozzi, le suggestive ‘Mire del Torrazzo’ una serie di segni incisi sulle mensole del torrazzo a poche decine di metri dalla sommità attuale, che lo studioso ipotizza essere stata aggiunta dopo il 1350. 

Il Torrazzo quindi emerge come centro di difesa di un sistema basato sul Po e capace di individuare prima i nemici dell’Impero, come durante le incursioni longobarde provenienti da Brescia e Verona sull’Oglio del 570-575 e ancora nell’incendio e nel saccheggio del porto di Brescello (580). Poi come torre di avvistamento durante i secoli del medioevo durante le lotte tra i comuni. Grazie agli studi dello scrivente, che ha rielaborato le intuizioni del Gualazzini con numerosi sopralluoghi sul campo, è possibile ipotizzare una serie di luoghi di avvistamento e comunicazione nel territorio cremonese in collegamento con la città, un sistema che seppur presente anche in precedenza andò affinandosi nel periodo delle guerre gotiche per diventare sistematico durante i 50 dell’Esarcato imperiale a Cremona.

Grazie ai segnali tra le torri e gli avamposti sull’Oglio, come Sant’Apollinare presso Torre de Picenardi, Santa Sofia a nord di Sabbioneta e Villa Talamazzi a Ca’ dei Soresini, ed altri centri sulla sponda meridionale del fiume, Cremona riuscì a rintuzzare per decenni le scorrerie dei longobardi, resistendo per più di mezzo secolo ai nuovi dominatori della Pianura Padana. 

Diverso ruolo dovevano avere invece le torri a difesa dei guadi del Po, come l’attuale torre campanaria della Chiesa Vecchia di Scandolara, località posta a cavallo della vecchia Postumia degli argini che da San Michele conduceva con un percorso sinuoso che seguiva quello del Po posto a nord rispetto all’alveo attuale. Al pari delle torri sul Reno e sul Danubio, punti strategici di passaggio e controllo dei traghetti e dei punti di attraversamento del fiume che rappresentò per secoli l’ultimo baluardo contro il dilagare delle migrazioni più o meno violente lungo la penisola.

Ipotesi, spunti di ricerca, campi di indagine inediti, per ora solo abbozzati, in grado di ridefinire il ruolo di Cremona quale baluardo della Linea di Difesa del Po con il Torrazzo quale strumento fondamentale di controllo del territorio, con un ruolo di avvistamento capace di attraversare i secoli, dalla crisi dell’Impero del III d.c. sino all’età medioevale.

Stefo Mansi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Anna Lucia Maramotti Politi

23 gennaio 2026 19:16

Ritengo il testo offerto ai cremonesi sul valore difensivo del Torrazzo uno di quei saggi da mantenere sempre vivi nella memoria.
Si dirà come possa essere giustificata una tale affermazione. Presto detto. I cremonesi si sono sempre vantati per l'altezza della torre. Il Torrazzo era da ritenersi una sorta di Guinness World Records.
Lo studio proposto de Stefano Mansi evidenzia ben oltre. Attraverso una puntuale analisi storica ne definisce una funzione d'uso essenziale per la Città: "la difesa". Non si tratta solo di uno studio critico, ma si tratta di mettere in connessione la Torre alla Città.
Certamente, come ha evidenziato nel suo libro Antonio Leoni, Il Torrazzo è pregevolissimo architettonicamente. Di per sè è la testimonianza per eccellenza dell'identità culturale della Città.
Ma l'identità di uina città nel tempo si affievolisce se non se ne mantiene viva la memoria.
Di più. La memoria comporta una prassi che va ben oltre il ricordo e individua nuove opportunità per un manufatto: nuove funzioni.
E' noto come esista il museo del Torrazzo, museo pregevolissimo. Si tratta di conservarne viva l'attenzione. E' una testimonianza del passato.
Esiste però una memoria storica attiva capace d'individuare una funzione consona alla contemporaneità. Il Torrazzo non è solo un referente del passato, ma salendo, percorrendo ogni rampa ci si accorge che la Torre restituisce la storia della Città e ne mostra l'unità urbanistica che si è venuta sedimentando nel tempo.
La visione comporta la consapevolezza di un'unità, se pur paratattica, che nel tempo ha comunque raggiunto una propria sintassi.
Oggi cosa ci dona una salita sul Torrazzo? Ci assicura che il Torrazzo svetta come segno identificatico, un simbolo memoriale che consente ai cremonesi di riconoscere il prestigio della Città e, in base a tale prestigio, essere coevi al nostro tempo. La sintassi va ben oltre il passato e sviluppa le potenzialità di un linguaggio che impone l'armonia urbana.