La desertificazione commerciale certificata dai dati di Confcommercio: dal 2002 Cremona ha segnato un -27,5% di negozi. Crescono solo le attività legate alla ristorazione
Vetrine chiuse, serrande abbassate e i cartelli che riportano "vendesi" o "affittasi": il quadro sconsolante del commercio al dettaglio cittadino, sia del centro che delle periferie, oggi è confermato dai dati di Confcommercio che indicano, tabelle alla mano, come Cremona sia passata da 720 attività commerciali nel 2002 a 521 nel 2025. E il dato più allarmante è che la tendenza è in corsa libera verso il basso, considerando che sul periodo 2002-2019 (quindi fino a prima del Covid), si segnava una media del -11% in centro e -19% fuori dal centro, mentre oggi, in soli 6 anni, siamo arrivati addirittura rispettivamente a quel -27% e -28%.
Il dato puntuale evidenzia che le imprese del commercio al dettaglio nel centro storico sono passate da 404 a 293, con una riduzione del 27,5%; un andamento simile si registra anche nelle aree non centrali della città, dove le attività sono scese da 316 a 228, pari a un calo del 27,8%. Un dato che conferma come la trasformazione del commercio urbano interessi l’intero tessuto economico cittadino.
Guardando alla composizione delle attività, l’analisi evidenzia come la contrazione riguardi soprattutto alcuni settori tradizionali del commercio urbano: crisi nera per i negozi di abbigliamento e calzature, edicole, librerie e cartolerie, oltre ad alcune attività legate alla casa. Si tratta di comparti che negli ultimi anni hanno risentito in modo più evidente dei cambiamenti nei modelli di consumo e della crescita dell’e-commerce. Parallelamente si osserva una maggiore tenuta delle attività legate alla ristorazione e alla somministrazione; interessante anche il dato relativo alle nuove forme di alloggio, che segnano un +250% a discapito di un -20% delle strutture alberghiere, segnale che anche Cremona sta seguendo nuove formule di accoglienza turistica.
Per il resto, tutta in profondo rosso la colonna relativa al confronto tra 2002 e 2025, con una sofferenza generalizzata nel commercio al dettaglio con numeri di decrescita tutti a doppia cifra, salvo che per la categoria dell'e-commerce e dei distributori automatici.
Confcommercio Cremona commenta così questi dati presentati oggi a Roma con il report annuale "Città e demografia d'impresa", spaziando dal contributo sociale del commercio di prossimità in temi di vitalità del centro e sicurezza, fino al nodo della gestione dei locali sfitti.
"Questi dati – commenta Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Provincia di Cremona – raccontano una trasformazione che riguarda tutte le città italiane. Il commercio di prossimità non è soltanto un’attività economica: è una vera e propria infrastruttura sociale, che contribuisce alla vivibilità dei quartieri, alla sicurezza urbana e alla qualità della vita delle comunità. I negozi di vicinato rappresentano un presidio quotidiano di relazioni, servizi e cura dello spazio urbano. Per questo è fondamentale che le politiche urbane riconoscano pienamente il valore del commercio di prossimità e lo considerino parte integrante delle strategie di sviluppo delle città, insieme alle politiche per la mobilità, la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico".
"Un altro tema cruciale -prosegue Badioni- riguarda la gestione dei locali sfitti. Attraverso strumenti di collaborazione territoriale, come i Distretti del commercio, è possibile avviare percorsi concreti di rigenerazione urbana: dal censimento degli spazi vuoti alla valorizzazione delle vetrine inutilizzate, fino alla promozione di temporary store e nuove opportunità per gli imprenditori. Sono iniziative che possono contribuire a restituire vitalità economica e sociale alle nostre città".
"Per affrontare le trasformazioni del commercio urbano servono strumenti di conoscenza più evoluti,- osserva Marco Stanga, vicepresidente vicario di Confcommercio Provincia di Cremona. - Per questo riteniamo fondamentale dotarsi di osservatori permanenti sul tessuto economico delle città, capaci di integrare dati tradizionali e nuove fonti di analisi dei flussi urbani. Come Confcommercio Provincia di Cremona stiamo lavorando in questa direzione con il nostro Osservatorio Urban Data, che consente di leggere meglio le dinamiche del centro urbano e di orientare le scelte di programmazione e gli investimenti pubblici. Allo stesso tempo è importante gestire in modo attivo i locali sfitti e valorizzare strumenti di collaborazione territoriale come i Distretti del commercio, favorendo nuove aperture e progetti di riqualificazione. Un altro tema riguarda la possibilità per i Comuni di disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili, utilizzando strumenti normativi già esistenti – come il Decreto SCIA 2 e la Legge Concorrenza 2022 – per tutelare l’equilibrio commerciale e la qualità dei centri storici".
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commenti
Costantino
12 marzo 2026 11:23
Resoconto ineccepibile che testimonia la lenta e costante agonia del nostro centro storico e dei negozi di prossimità.
Mi tornano alla memoria le panzane sparate come cannonate da qualcuno di cui non faccio il nome ma che è di rosso vestito durante la campagna elettorale così come torna alla memoria il fantastico balletto in centro nel quale il Pifferaio magico con al seguito tutti i topolini danzava allegro e spensierato illudendo con la sua fantastica musica e promettendo cinque anni d'oro.
Mi piacerebbe sapere quanti di quei topolini sono ancora aperti e quanti hanno chiuso.....ovviamente sarà una domanda senza risposta...come tante altre.
Complimenti.
Gianna
12 marzo 2026 12:01
A Crema i negozi in centro tengono ed anzi, di poche unità, crescono.
Cremona da 15 anni ha una politica fallimentare in tal senso ed anche gli amministratori comunali continuano a nascondersi dietro un dito. Sono solo incapaci di leggere la realtà e di operare scelte vantaggiose per il capoluogo. Purtroppo le loro scelte sbagliate ricadono sulla città. E -30% di attività ne è un chiaro, lampante, inequivocabile risultato.
Anonimo
12 marzo 2026 17:26
Il problema è la politica fallimentare o il carattere dei cremonesi?
Cosa si è inventata Crema per far aumentare i negozi?
Vincenzo
12 marzo 2026 18:43
Crema ha organizzato una giornata di festa e sport quando è passata la Fiamma Olimpica.
Cremona NO
Crema è riuscita a portare in centro 40.000 persone in 3 weekend di carnevale
Cremona NO
A Cremona in centro la domenica ci sono spesso 4 bancarelle in croce, tanta desolazione e poca gente. Molti bar chiusi perchè c'è poca gente. È un gatto che si morte la coda. Se una amministrazione non è in grado di escogitare nulla per invertire la rotta è semplicemente inadeguata al compito. Crema ha un sindaco PD più capace. Tutto qui. Inutile continuare a giustificare l'incapacità e le scelte sbagliate di Galimberti (10 anni) e di Virgilio (altri 5).
Michele de Crecchio
12 marzo 2026 15:10
Sarebbe interessante confrontare tale grave fenomeno con le analoghe statistiche rilevate in altre città che, per dimensioni, storia e tradizioni, abbiano caratteristiche analoghe alla nostra.
Pol
12 marzo 2026 17:16
Il problema è endemico, è inutile continuare a dare la colpa al Comune. Anche a Rimini la situazione è grave, come in tutta italia.
https://www.riminitoday.it/economia/13-anni-chiuso-un-quinto-negozi-rimini-centro-sparite-90-attivita-abbigliamento.html
Antonio
12 marzo 2026 17:22
Persi quasi il 30% in 12 anni, il grande regalo frutto della coppia Galimberti- Virgilio.
Neanche nell’ Unione Sovietica degli anni Ottanta riuscirono a fare meglio.
In compenso abbiamo i totem…
marco
12 marzo 2026 18:06
In tutta Italia si sono persi 154000 negozi...la situazione di Cremona è la stessa di tutti i Comuni Italiani.
Anche Lei si reca nei Centri Commerciali come tutti e non penso sia un tabù.
Si domandi piuttosto perché gli affitti dei negozi sono alti,perché tengono chiuso tranne quelli delle grandi catene nei giorni festivi.
Io dovrei passeggiare in un parcheggio a cielo aperto schivando monopattini ed e-bike trasformare in motorini elettrici, nel nulla delle saracinesche chiuse? Da depressione.
Ripensare all'urbanistica non sia un tabù, la città in centro sarà sempre più da caffè,aperitivi e food veloce.
emanuela
12 marzo 2026 18:31
Molte attività hanno chiuso perché i proprietari sono andati in pensione e per alcune non c' è stato turn over per il cambiamento delle richieste del pubblico. I tempi sono cambiati, le esigenze pure, e tanto! Prima i centri commerciali poi internet hanno sostituito il negozio di antica memoria.Ed è così ovunque, a meno che non si neghi l'evidenza. E tutto è cambiato. La natalità,, la scuola, la famiglia, il mondo del lavoro, i rapporti tra le persone, le esigenze. Insomma gli usi e i costumi. Secondo me, in centro a Cremona come in ogni cittadina di certe dimensioni, puoi aprire mille negozi di ogni genere, ma non vendi di più. Vorrei sapere, a chi interesserebbero? Piacerebbero vetrine da guardare, forse. Guardare, non comprare.