4 maggio 2026

La “leva 1946” si ritrova: una vita condivisa tra storia, comunità e radici sulle rive dell’Adda

Come ormai da sempre piu abitudine sulle sponde del Borgo dell'Adda per le classi d'età che vogliono cementare il ricordo delle comuni radici, anche quella dei nati nello stesso anno della Repubblica, vale a dire il 1946, ha voluto festeggiare forse il più avanzato compleanno a doppia cifra. Gli appartenenti a questa "leva" fecero il loro vernissage della vita a partire da poco più di un semestre dalla fine della guerra. Molti meno agi, sicurezze, prerogative degli anni che sarebbero venuti. Se non la certezza di essere sbarcati alla vita. Potrebbero ben essere definiti la classe dei babypreboomers. Quasi tutti nati o a domicilio o nella nursery del Mazza. Per esserecreclutati tre anni dopo all'asilo con doppia entrata in via Garibaldi o nella parallela via Mazza (o via Povile, che dir si volesse). Indi, la punzonatura del ciclo scolastico elementare. Che ai 46ini avrebbe riservato una location nuova di pacca: il complesso elementare De Amicis sullo "stradone". Era il 1952 veniva dismesso il vetusto edificio di Palazzo Fino (che avrebbe continuato con l'Avviamento al Lavoro) e si entrava nella ricostruzione, con il nuovo e moderno edificio, voluto dalla Giunta guidata dall'ingegner Sini. Ciò a valere per i seienni residenti nel capoluogo; mentre per quelli di Roggione, Ferie e Regona operavano le scuole di frazione. Per quella classe anagrafica non ci sarebbe stata la prospettiva di proseguire (se non, come si è detto, per l'Avviamento) in loco; se non (non essendo stata istituita la Media Unica) trasmigrando (da imberbi pendolari autogestiti) o a Codogno o (pochi) a Cremona. Sarebbero stati nel 1957 meno di venti. Tutti gli altri (non essendoci nel borgo dell'Adda nessuna traccia di predisposizione al NEET, arruolati d'ufficio nell'apprendistato e molti in dirittura d'arrivo verso le portinerie della "fabbrica paese" per eccellenza e delle numerose aziende manifatturiere. I più fortunati , considerati tali per la circostanza di accedere a superiori livelli di istruzione, al lavoro sarebbero entrati qualche anno dopo. Non pochi avrebbero dovuto trasmigrare a Milano. Adattandosi al pendolarismo quotidiano o ad cambio di residenza. Tutti, però, avrebbero mantenuto saldissimo il senso delle radici delle origini. Ed è stato questo il tratto distintivo singolo e comune che traspariva in prima mattina della domenica odierna, quando ha avuto inizio, nella piazzetta antistante la Chiesa Prepositurale (dove si è svolta la parte spirituale) ed il Municipio, la "rimpatriata" coordinata da Giirgio Ottoboni, Mariangela Zaccagnini, Giuseppe Trespidi. Evento comunitario di cui ha fatto menzione nell'omelia l'Arciprete Storari. E siccome tutti i salmi proseguono in gloria (o nelle tavolate) anche i nati nel 1946 ( che in precedenza avevano festeggiato quarant'anni prima con una massacrante crociera a Venezia e nel 1996 sui colli piacentini) hanno desiderato proseguire i festeggiamenti, come si suol dire, mettendosi a tavola. Stavolta, in house, nell'Agriturismo Gerre, epicentro del favoloso compendio ambientale dell'Adda Morta. Tutto è andato bene. Si è data la stura alla memoria collettiva, che ha rinsaldato il senso di appartenenza comunitaria, ed al giuramento di volerci essere ai prossimi byrthday, almeno per altre due decadi.


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