6 maggio 2026

Fulgori danteschi, la voce di Toni Servillo interpreta il poeta e scuote le coscienze in Cattedrale

La mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne; lo stesso ‘fulgore’ provato da tutti coloro che, in Cattedrale, hanno ascoltato i versi danteschi a cui ha dato voce, ma soprattutto, anima Toni Servillo. Un’emozione forte. Intensa. Sublimata dal luogo sacro, per eccellenza. Esaltata da una partecipazione emotiva profonda dell’attore. Celebrata da versi rimasti scolpiti, per sempre, nel cuore dell’umanità intera. Incorniciata, magistralmente, dal filtro letterario di Giuseppe Montesano. 

Le voci di Dante nelle chiese di Lombardia prodotto dal Piccolo Teatro di Milano in collaborazione con Agenzia Teatri grazie al sostegno di Fondazione Monte di Lombardia, non è un spettacolo. È un’autentica ascesa metafisica: la medesima che incarna, fin dalle fondamenta, il capolavoro assoluto del poeta fiorentino. 

Si ascende dalla passione umana più sfrenata della lussuria, quella del tradimento (Paolo e Francesca), per arrivare alla lucentezza indicibile dell’eterno universale (il canto di Bernardo alla Vergine). Transitando per i tortuosi sentieri della colpevole opacità degli ignavi. Dell’orgoglio umano: la vivida forza per la conoscenza (Ulisse)

Servillo incarna non solo la voce del poeta, ma quella del ‘tempo’. Di quel ‘tempo’ dantesco dove l’ascoltatore moderno, nella sua contemporaneità, si affaccia, quasi pauroso. Sbigottito dal timore per quelle parole antiche che ancora incutono sgomento. Arcaismi che chiedono rispetto. Che vanno aldilà del semplice suono, perché quei concetti, quei pensieri, quei fatti sono tremendamente moderni.  Sono spaventosamente ‘suoi’:  la passione ‘la bocca mi baciò tutto tremante’ (forse il più bel verso della letteratura italiana), la rabbia, l’inganno, la speranza, la preghiera, la punizione per l’orgoglio di voler superare se stessi o coloro che siedono in un metaforico ‘olimpo’, il desiderio di essere innalzato sopra le bassezze di questo mondo.  

E tutto ha preso ancora più corpo. Più significato in questo attore, tra i migliori sul palcoscenico internazionale. Il suo essere così enigmatico, come tanti di quei versi che ha declamato. A volte quasi atemporale. Distaccato dalla realtà contingente. Immerso in un universo di pensieri. Meditativo. Sottilmente ironico e sarcastico. Tutto questo ha dato ancora più forza. Espressione al verbo dantesco. 

Preziosa l’analisi della lingua italiana e della sua storia di Montesano. Raffinate le citazioni letterarie. Preziosi i parallelismi con là moderni. 

Tributo imponente di Cremona a Servillo: una ‘grande bellezza’.

Roberto Fiorentini


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