Le sorelle di Giancarlo (Carlis) Ruggeri ringraziano su Facebook per la straordinaria partecipazione al loro lutto, ieri pomeriggio i funerali del 58enne di Spinadesco
A poche ore dalle esequie di Giancarlo Ruggeri - celebrate dal parroco don Fabio Sozzi, ieri pomeriggio, nella chiesa spinadeschese di San Martino Vescovo, gremita per l'occasione - le sorelle Maria Rosa e Marika hanno postato su Facebook un sentito grazie a chi ha reso omaggio al loro congiunto: “Carlis, non riusciamo ad arrenderci all’idea che tu non sia più fra noi: non accadrà mai. Stiamo provando un dolore immenso, che non auguriamo a nessuno. Non saremo noi a dire la persona che eri: potremmo sembrare di parte. L’hanno fatto gli amici, i colleghi, i conoscenti, i compaesani, che, numerosissimi, hanno voluto accompagnarti, chi con una visita, chi partecipando alla funzione religiosa, nel tuo ultimo viaggio su questa terra. Sei stato un fratello meraviglioso, uno zio adorabile, un cognato fantastico. Siamo certi di non sbagliare se, anche a nome tuo, ringraziamo commossi coloro che ti hanno dimostrato un così caloroso affetto. AMALA! Marika con la figlia Silvia, Maria Rosa con il marito Zeno”.
Ruggeri è spirato improvvisamente, a 58 anni, al termine delle festività natalizie. La sera del 7 gennaio, il corpo esanime è stato trovato dai parenti nell’abitazione di via Mazzini, in cui l’uomo viveva da solo. Qualche giorno prima, era andato all’oratorio e, fra un paio di settimane, avrebbe festeggiato il cinquantesimo del reparto scout. L’inatteso decesso ha colpito enormemente la comunità, che si è subito stretta intorno alla famiglia. Giancarlo lavorava presso il Cantiere Capelli, una ditta del posto, e collaborava con entusiasmo e disponibilità con la società sportiva DeltaPo, guidata da Fabio Lazzari, cui era legato da una lunga e sincera amicizia. Grande appassionato di calcio, tifava per lo Spinadesco, per la Cremo e, soprattutto, per l’Inter, tanto che “Amala”, un passaggio dell'inno della squadra del cuore, era diventato il suo modo scherzoso di salutare. Proprio da tale parola è partita l'omelia funebre, nel corso della quale, lo stesso officiante, sopraffatto dall'emozione, si è dovuto interrompere due volte.
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