Al Teatro Nazari tra musica napoletana e un ballerino "petomane". L'opera "La Clemenza di Tito". Mozart l'Italiano/6 (Cremona-seconda parte)
Wolfgang Amadeus Mozart a Cremona non ebbe solo la folgorazione di strumenti musicali perfetti, ma ricorda alla sorella (Lettera da Milano il 26 gennaio 1770) anche quest’opera che lui stesso avrebbe musicato La clemenza di Tito K 621, su libretto di Caterino Mazzolà, nel settembre del 1791; morirà a dicembre di quello stesso anno. E qui ci fu l’incontro con l’opera seria, al teatro Nazari, firmata da un compositore della scuola napoletana, una delle principali di quel periodo: Michel Angelo Valentini. Autore nato nel primo ventennio del XIX secolo, fu allievo nei Conservatori napoletani di Sant’Onofrio e della Pietà dove insegnava Leonardo Leo; un vero e proprio gigante della scuola partenopea. Dopo aver svolto il ruolo di organista alla Cappella Reale di Napoli, dove era anche stato Maestro di Cappella, si traferì a Bologna da quel Padre Giovanni Battista Martini che Mozart incontrerà nella primavera del 1770.
La scuola napoletana si era imposta nei decenni precedenti in tutti i teatri del Vecchio Continente. Fu contrassegnata dalla capacità di costruire linee melodiche intense, particolarmente cantabili. Una corrente artistica che contrassegno anche la storia dell’armonia musicale con l’accordo, vagamente malinconico, chiamato appunto ‘di sesta napoletana’. Accorgimento utilizzato dalla scuola degli operisti partenopei e da questi trasmesso agli altri compositori d'Italia e di Europa.
Mozart, di questa rappresentazione, cremonese ne diede una descrizione precisa con punte di ironia, tipiche del suo stile già maturo nonostante la giovane età a partire dai cantanti.
[…] Prima donna non male abbastanza vecchia. Credo è brutta non canta così bene come recita è la moglie di un violinista dell'opera e si chiama Masi.[…] seconda donna non male sulla scena giovane ma nulla di straordinario […] primo uomo, musico, Cicognani, una voce graziosa e un bel cantabile. I due altri castrati giovani e passabili il tenore si chiama non lo so ha un aspetto in sé gradevole assomiglia molto a Le Roi di Vienna che è venuto da Leichmann […]
Poi i ballerini: con punte di ironia invidiabili
[…] ballerino primo bravo ballerina prima brava e spaventosamente brutta c'era anche una ballerina che ha danzato per niente male e che quale capo d'opera non è male né fuori dal teatro né sulla scena Gli altri come sempre c'era inoltre un ballerino grottesco che mollava un peto ad ogni salto. […]
Le mie ricerche, degli anni Novanta, hanno esattamente ricostruito il cast vocale per intero. Così composto: Giuseppe Cicognani di Cesena, Salvatore Cassetti di Pisa, Carlo Moschino di Lodi, Maria Masi Giura di Roma, Maria Maddalena Mori della Casa di Mantova, Pietro Muschietti di Milano. E anche l’intero corpo di ballo di quella sera: Domenico Riccardi fu il direttore e il compositore delle musiche. I ballerini: Vicenzo Lorenzi detto Bocchino, Giacomo Gucci, Gaetano Cipriani, Francesco Novelli, Giacomo Bettini, Teresa Sermet, Giuseppa Ferrari, Regina Cabalata, Paolina Sermet, Teresa Cortenova, Rosa Ganali, oltre lo stesso Ricciardi.
Al cembalo, come direttore, sedeva don Giacomo Arrighi, sacerdote di Asola ma da tempo maestro delle Cappella delle Laudi e della Cappella della Cattedrale di Cremona. Prete in servizio nel convento di San Giovanni di Dio, detto dell’Incoronata fu un ottimo organista, nonché, come si usava ai quei tempi, un prolifico compositore di musica sacra.
C’è un ultimo dettaglio del Mozart ‘cremonese’ che pochi conoscono. Il salisburghese, nel 1785 a Vienna, apprezzò moltissimo La villanella rapita opera del musicista Francesco Bianchi. Operista presente nella sua città, di cui andrebbe riscoperto il valore.
Milano attendeva. La carrozza dei Mozart lasciava la città del Torrazzo. Un altro tassello della cultura italiana era entrato nella mente di Wolfgang.
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