Vent'anni fa, il 29 aprile 2006, se ne andava Domenico Luzzara, il presidente della "Cremonese pane e salame" che ci ha fatto sognare
Vent'anni fa, il 29 aprile del 2006, se ne andava Domenico Luzzara il presidente più grande, quello che ha fatto risorgere la Cremonese facendo parlare tutto il mondo di quella sua "società pane e salame" che ha fatto sognare tutta Cremona e non solo. Domenico se n'è andato nella sua bella casa di piazza Marconi dove era stato riportato dall'ospedale per morirci. Era una residenza importante, cinquecentesca, un tempo abitata da Sofonisba Anguissola, la pittrice più grande. Luzzara l'aveva comprata vent'anni prima di andarsene dopo una vita passata in via Ghisleri, una strada che amava perché carica di ri- cordi. Il grande palazzo arrivò quando Domenico era al culmine della sua carriera: imprenditore affermato, presidente della Banca Popolare e presidentissimo della Cremonese in serie A.
Mènech, come ancora lo chiamavano i pochi amici di gioventù rimasti, era nato 83 anni anni prima in una osteria gestita dal padre e dalla madre. La gioventù trascorsa nella fumosa osteria, il profumo del tabacco e gli effluvi del vino, gli sono rimasti impressi. Anche qualche tempo prima di andarsene a tavola, ricordava la “sua osteria”. Ed anche nelle interviste ufficiali rilasciate a quotidiani, televisioni e riviste incuriosite dal successo della “Cremonese pane e salame” che si batteva alla pari con Milan, Juve o Inter, Luzzara ricordava la sua infanzia.
“Sono nato in un'osteria, mio padre vendeva vino e acciughe. - ha dichiarato alla Gazzetta dello sport - Non volevo mai andare al mare. Una volta mi hanno portato e sono scappato a casa. Io ero uno del Po. Mi piacevano il mio fiume e l'odore della mia osteria. Il vino, i sigari, il Tabacco del Moro”.
Poi gli studi da ragionere, l'impiego al Consorzio Agrario prima di andare a lavorare con uno zio, Chiappa, che costruiva piccoli impianti elettrici. Luzzara lavorò moltissimo, prese in mano l'azienda ed arrivò ad avere perfino un migliaio di dipendenti, perlopiù in giro per il mondo a costruire impianti.
Poi nel 1967 la Cremonese. Prima come commissario straordinario in serie D poi presidente. Luzzara ufficialmente entrò nella società grigiorossa per “ri- sarcimento” del mancato pagamento della illuminazione dello Zini che la sua ditta aveva realizzato. In realtà era stato contagiato dalla passione del suo unico figlio, Attilio, tifoso della Cremonese. Ma “Tete”, a soli 21 anni, se ne andò in un incidente stradale.
Una tragedia per Domenico e la moglie Nanda. Nel nome di Attilio, Luzzara si buttò nel lavoro e nella Cremonese di suo figlio. Nel 1976 tornò in serie B. Poi nel 1984 la storica impresa: la serie A dopo quella presenza nel 1929-30 in quella a girone unico. Nel 1993 a Wembley la vittoria nel torneo anglo- italiano battendo in finale il Derby County per 3 a 1. Poi il crollo sportivo e la vendita della società a Graziano Triboldi, dopo un lungo braccio di ferro, nel marzo del 2002.
Al suo funerale a San Michele, c'era tutta Cremona. Tutti i suoi giocatori, le autorità, i tifosi. Per loro Giorgio Ranelli ha letto il commovente ricordo di Luzzara, "sembrerà sempre di vederlo calpestare lo Zini o stare in tribuna". E da lassù “non vedrà l’ora - come detto Giorgio Ranelli, uno dei fondatori della Curva al suo funerale - che inizi un nuovo campionato, per tifare ancora per questa Usc di via Persico che ti deve non molto, ma tutto”.
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commenti
Alessandra
29 aprile 2026 08:27
Una tenerezza infinità la sua cordialità il suo sorriso,e quella piccola foto di suo figlio sempre con Lui.