La nube, la contaminazione a distanza di 40 anni. Il disastro di Chernobyl (4)
L'Occupazione russa
La centrale nucleare di Zaporizja è situata nell'Ucraina centrale sul fiume Dnepr ed è la principale del paese. Con potenza nominale di 5 .700 MWe è la centrale nucleare con più elevata produzione elettrica in Europa ed è tra gli impianti di produzione di energia più grandi nel mondo.
La Russia invase l'Ucraina il 24 febbraio 2022 entrando dal confine con la Bielorussia; il giorno stesso occupò la centrale di Chernobyl. Successivamente, il sito fu utilizzato dall'esercito russo come base militare dove far confluire soldati e mezzi militari in preparazione dell’occupazione di Kiev, distante un centinaio di chilometri.
L’attacco fu preceduto da esercitazioni militari congiunte Russia-Bielorussia, dal 9 al 20 febbraio con la costruzione il 18 di un ponte galleggiante sul fiume Prypiat, a 4 km dal confine, ed iniziò alle 6 del mattino, forzando il posto di confine con una lunga colonna di mezzi militari.
Venne informato il capoturno di notte Valentyn Heiko, che diede l’allarme invitando tutto il personale a trasferirsi in un luogo protetto.
Alle 15:30, i russi erano sul piazzale davanti all'Edificio dell’Amministrazione della centrale; da allora la Russia ne prese il controllo.
In quel momento, c'erano 150 unità del personale operativo e di supporto, oltre a 178 militari della Guardia Nazionale dell’Ucraina (NGU), che sorvegliavano l'impianto. I comandanti dell'NGU decisero di non opporsi e non reagire, perché le forze russe disponevano di pesanti mezzi militari capaci di causare danni significativi agli edifici ed alle strutture con possibile rischio di un incidente nucleare sul sito.
A causa dei continui bombardamenti sull'area adiacente alla centrale nucleare di Chernobyl e alla Zona di Esclusione, le truppe russe danneggiarono le linee elettriche e la centrale rimase senza elettricità il 9 marzo. Numerosi tentativi di ripristinare l'approvvigionamento elettrico fallirono, poiché l'area danneggiata si trovava nel territorio temporaneamente occupato. Il personale dell'impianto iniziò a far funzionare per 14-24 ore i generatori diesel di riserva che avevano. Un blackout nell'impianto potrebbe causare la perdita del controllo sui sistemi di sicurezza e protezione della centrale, oltre al blocco delle pompe di raffreddamento della piscina di stoccaggio del combustibile esaurito in attesa del condizionamento e della collocazione in deposito, nonché l'impossibilità di fornire acqua potabile al personale. Il 14 marzo fu ripristinata l'alimentazione elettrica della centrale.
Il personale della centrale, in turno il 23 febbraio 2022, è stato tenuto in ostaggio dai russi e ha dovuto rimanere al proprio posto di lavoro 600 ore, invece di 12.
Il 20 marzo fu possibile ruotare il personale. In totale 106 persone lasciarono il sito quel giorno. Il personale evacuato fu sostituito nelle mansioni e nel lavoro da 46 dipendenti volontari.
Il 31 marzo 2022, le forze russe hanno formalmente restituito il controllo dello stabilimento ai loro dipendenti e la maggior parte delle forze occupanti si è ritirata (contaminata ?) in Bielorussia per concentrarsi sulle operazioni nell'Ucraina orientale, dopo essere state respinte alla periferia di Kiev, non riuscendo a conquistare la capitale.
Hanno portato con sé in Bielorussia tutti militari ucraini come prigionieri.
Il 2 aprile i dipendenti della centrale issarono cerimonialmente la bandiera dell'Ucraina sul piazzale ed il 3 aprile 2022 venne ripreso il controllo del confine tra Ucraina e Bielorussia.
Conseguenze dell'occupazione Durante l'occupazione, il personale dell'impianto riuscì a mantenere la centrale nucleare sotto controllo, anche se soldati russi rubarono e distrussero equipaggiamenti per centinaia di migliaia di euro (milioni di grivne ucraine), come computer, telecamere e apparecchiature di vario tipo, inclusi oggetti quotidiani come bollitori e posate dalle mense, oltre ad automobili, macchinari e attrezzature per il trasporto delle scorie nucleari; in sostanza qualsiasi cosa capitasse a tiro.
Il mancato rispetto da parte degli occupanti delle regole di sicurezza radiologica ha portato al peggioramento della situazione radiologica nel sito; talvolta venne ammesso di non sapere perché si trovassero lì. Infatti, sembrava che i militari non avessero idea di quanto quel luogo fosse potenzialmente pericoloso, ciò coerentemente con la scarsa attenzione dedicata dal governo russo al disastro del 1986 e alle sue conseguenze, sia nell’immediato che negli anni successivi. 169 soldati della NGU divennero prigionieri di guerra; la città di Slavutych subì un assalto armato da parte delle forze russe, a seguito del quale quattro residenti locali morirono e altri quattro furono catturati.
Tra il personale della centrale ci sono “persone che hanno dato la vita difendendo il nostro paese e la sua sovranità” come si legge sulla Rivista della ChNPP; morirono in 11, tra il 12 aprile 2022 ed il 29 dicembre 2023.
Operazioni di sminamento del sito (binari, strutture, impianti) sono state svolte fino al 5 maggio 2022 da militari della NGU con il coinvolgimento di esperti in protezione radiologica e chimica.
Il movimento di ingenti mezzi su strade e terreno risollevò il materiale radioattivo depositato al suolo dalla nube 36 anni prima, come evidenziato dalle registrazioni dei livelli delle radiazioni, cresciuto di 20 volte.
Durante l’occupazione le truppe russe scavarono trincee e altre postazioni di combattimento ai limiti della altamente contaminata Foresta Rossa, che attirarono una notevole attenzione mediatica per alcuni soldati curati per malattia da radiazioni in Bielorussia.
L'IAEA chiarì successivamente che da quelle azioni potevano essere risultate solo dosi di radiazioni modeste (6,5 mSv/anno) e una guida turistica nella Zona riconobbe poi al Washington Post di aver contribuito a far nascere queste voci, esagerando.
Ieri Chernobyl, domani Zaporizja?
E se domani, ammettiamo il caso che…ciò che è avvenuto alla centrale nucleare di Chernobyl, potrà verificarsi per quella di Zaporizja?
Le cause, che devastarono il reattore e le conseguenze, le abbiamo viste avvenire nell’ambito della produzione di energia elettrica da fonte nucleare.
L’ipotesi, ora, è per atto militare esplosivo volontario nell’ambito della guerra Russia-Ucraina, che squarci le barriere protettive circondanti il reattore.
In altre parole: ieri una esplosione dall’interno, domani una dall’esterno?
Dal 4 marzo 2022, la centrale nucleare è occupata dalle forze russe, ma continua ad essere gestita da personale ucraino, sotto il controllo russo.
C’è anche il controllo tecnico da parte dell’IAEA mediante sopralluoghi, non molto graditi ai russi, che si concretizzano in Rapporti, raccomandazioni e preoccupazioni per lo stato di conservazione e gestione dell’impianto.
Il direttore generale dell'IAEA, Rafael Grossi, in un video pubblicato sul suo account ufficiale di Twitter ha chiesto il 24.11.2022 in un video un'azione immediata per garantire la sicurezza delle centrali nucleari in Ucraina al fine di prevenire un possibile incidente nucleare.
"Non dobbiamo dimenticare le altre tre strutture nucleari operative del paese", ha detto Grossi, aggiungendo che "ieri, per la prima volta in assoluto, tutte e quattro le centrali nucleari dell'Ucraina, Zaporizja, Rivne, Sud Ucraina e Khmelnytskyi, hanno perso alimentazione esterna e si sono automaticamente disconnesse dalla rete" a causa degli attacchi russi in più regioni, descrivendo il fatto come "profondamente preoccupante".
La nube
Il 28 aprile, in Svezia, alcuni lavoratori in ingresso alla centrale nucleare di Forsmark (a circa 1.100 km da Chernobyl) fecero scattare l'allarme per rilevati alti valori di radioattività.
Si suppose che vi fosse una falla all'interno della centrale, ma l’esito fu negativo e cominciarono a cercare altrove la fonte delle radiazioni; giunsero così fino in Unione Sovietica. All’individuazione del sito si arrivò esaminando le immagini raccolte dal satellite Landsat5, passato su Chernobyl prima e immediatamente dopo il disastro. Chiesero spiegazioni al governo russo sul perché non era stato avvisato nessuno. Dapprima il governo negò, ma ormai anche nelle altre nazioni gli anomali livelli radioattivi avevano messo al corrente l'Europa intera che un grave incidente era occorso in una centrale sovietica. Tutto il mondo cominciò a fare pressione e, così, i sovietici rilasciarono le prime e scarne dichiarazioni sull'incidente. Alle ore 21 di quello stesso giorno la TASS rese pubblico un comunicato del Consiglio dei ministri dell'URSS che fu subito letto in Tv: «Si è verificato un incidente nella centrale nucleare di Chernobyl che ha causato la disattivazione di uno dei suoi reattori (ndr: definizione molto soft; effettivamente il reattore non era più attivo, non spento, ma scomparso). Sono in corso misure per mitigare le conseguenze dell'incidente. Si sta fornendo assistenza alle persone colpite. È stata istituita una commissione governativa».
Il primo allarme dell'arrivo sull’ Italia della nube fu dato la mattina del 30 aprile dal Centro Comunitario di Ricerca di Ispra (VA); la prima notizia in Italia su quanto accaduto a Chernobyl è apparsa il 29 aprile, tre giorni dopo l’incidente, sulla prima pagina dei quotidiani La Repubblica e Il Corriere.
Contaminazione ambientale
Il materiale radioattivo proiettato dal reattore esploso è fortemente radioattivo e prima o poi ricade al suolo, contaminando il terreno (campi, città, case, …), le acque (mari, laghi, fiumi, …), la vegetazione (colture, foreste…).
Con la ricaduta radioattiva (fall-out), i materiali giungono al suolo. Se essi entrano nel nostro corpo per inalazione (respiro), per ingestione (cibo), per ferite, sono molto pericolosi, poiché le particelle e i raggi gamma che emettono si trovano quasi a contatto del bersaglio: le nostre cellule, danneggiandole, più o meno irrimediabilmente; analogamente per ogni altro essere vivente. La contaminazione ambientale si tramuta quindi in contaminazione interna.
Particolare attenzione va al cesio che si trova sugli strati superficiali del terreno, da cui viene assorbito da piante e funghi, entrando così nella catena alimentare locale.
La contaminazione interessò soprattutto aree di Bielorussia, Ucraina e Russia.
L'UNSCEAR -in base a 20 anni di ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti del disastro- ha concluso: «Fino all'anno 2005, tra i residenti della Bielorussia, la Federazione Russa e l'Ucraina, ci sono stati più di 6.000 casi di tumore alla tiroide in bambini e adolescenti esposti al momento dell'incidente, e più casi sono da aspettarsi nei prossimi decenni. Indipendentemente dall'incremento delle misure di prevenzione, molti di questi casi di tumore sono molto probabilmente da attribuirsi all'esposizione alle radiazioni. Non vi è evidenza scientifica di un incremento di incidenza di tumori né del tasso di mortalità né nell'insorgenza di patologie che potrebbero essere collegate all'esposizione alle radiazioni. L'incidenza di leucemia nella popolazione non sembra elevata (ndr : il problema del riscontro delle morti per radiazione sta proprio nel fatto che le conseguenze sanitarie mortali sono difficilmente distinguibili dalle morti dello stesso tipo ma per altre cause, ad esempio per inquinamento ambientale chimico. Tuttavia, coloro che furono esposti maggiormente alle radiazioni hanno un rischio più alto di effetti sulla loro salute associati alle radiazioni).
La maggioranza della popolazione non dovrebbe comunque soffrire serie conseguenze sulla propria salute in conseguenza delle radiazioni. Molti altri problemi alla salute non direttamente collegabili con l'esposizione alle radiazioni sono stati riscontrati nella popolazione».
Impatto sull'ambiente, flora e fauna
Molte specie di animali selvatici e uccelli, che non erano mai state viste precedentemente, sono riapparse nella zona di esclusione, compresi i grandi predatori, come il lupo e l’orso, di cui sono state viste le impronte. Fra gli uccelli l'aquila dalla coda bianca, il gufo reale e la cicogna nera hanno ripopolato la zona; si vedono piccioni, storni e rondini volare dentro e fuori dal sarcofago dove hanno posto il loro nido. Anche la biodiversità della flora è sorprendente.
La ragione di questa ripresa della natura è dovuta all'assenza di ogni attività umana, quindi niente industrializzazione, inquinamento, agricoltura, pesticidi.
La Bielorussia ha istituito sull'area di esclusione di sua pertinenza una riserva naturale.
Impatto agricolo
I principali radionuclidi di preoccupazione in agricoltura, dopo l’incidente al reattore, sono lo iodio-131 e il cesio-137.
Anche la deposizione diretta sulle piante produce contaminazione del prodotto agricolo.
Il cesio si trasferisce elettivamente nei muscoli; lo iodio invece si fissa nella tiroide; per questo motivo, somministrando iodio non radioattivo, quello radioattivo trova la tiroide già occupata e viene eliminato, principalmente con le urine. Le conseguenze sanitarie sono quelle dello iodio naturale a carico della tiroide.
In Italia le piogge radioattive interessarono in maggior misura Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, dove furono registrati livelli alti di contaminazione; un po’ meno Veneto e Lombardia.
Dapprima le reazioni ufficiali tesero a minimizzare il possibile impatto del fallout della nube radioattiva sul territorio, poi le autorità italiane decisero il temporaneo divieto del consumo di latte e prodotti agricoli locali freschi, tipicamente verdure a foglia larga (lattuga), e monitorarono attentamente gli alimenti.
Il divieto riguardava solo il consumo, non la produzione; quindi, in alcuni casi si produsse con esso formaggio da stagionare -dato il tempo di dimezzamento dello iodio 131 (8 giorni)- soprattutto del tipo grana che per disciplinare richiede mesi, anni. Poi, si dice, venne venduto a paesi del nord Africa.
La proibizione delle verdure a foglia larga è stata decisa per scrupolo, dati i bassi livelli riscontrati.
È stato valutato che, come esposizione alla nube durante il suo passaggio, non vi fu significativa variazione rispetto ai valori di sempre.
A causa della radioattività assunta con gli alimenti, la valutazione, considerando la contaminazione del terreno e la catena alimentare, porta a una dose annua assorbita dagli italiani di 1 mSv.
Quindi: nel 1986 abbiamo assorbito una dose di 1 mSv in aggiunta alla dose che ogni anno viene assorbita per radiazioni e per radioattività naturali.
Vale a dire: in quel 1986 ognuno di noi cremonesi ha assorbito una dose totale come se avesse vissuto 2 anni; oppure come se il 1968 l’avessimo trascorso, senza nube di Chernobyl, ad Ischia, dove naturalmente la dose annua ambientale è poco più di 2 mSv. Ovviamente sarebbe stato meglio.
Non ci sono stati incrementi di nessun tipo di tumore rilevati, a livello statistico (Fonte Oms).
Oggi
Come esempio di quanto la contaminazione sia ancora presente, ricordo una notizia del 2018.
Analisi sul latte vaccino prodotto tra il 2011 e il 2016 a centinaia di chilometri dalla centrale di Chernobyl, hanno evidenziano livelli significativi di cesio-137. Originale è la proposta di alcuni ricercatori di procedere ad un intervento mitigativo direttamente sul produttore del latte, non sul consumatore: somministrare alle vacche capsule di blu di Prussia.
Nei luoghi attorno alla centrale, 15 anni dopo, l'area interdetta rimane ancora nella zona di esclusione, mentre al di fuori si hanno valori di esposizione anche di 2 µSv/ora, circa 18 mSv/anno; 6 volte quella media in Italia.
Al di fuori di alcune aree contaminate, la situazione ambientale può essere considerata soddisfacente, tanto che il grano prodotto in Ucraina e in Bielorussia presenta livelli di contaminazione ai limiti della sensibilità strumentale.
Per l’Europa, la situazione recente è ben espressa nel Regolamento di esecuzione 2020/1158 del 5 agosto 2020 della Commissione europea, ove si riconosce che ‘alcuni prodotti originari dei paesi terzi interessati dall’incidente di Chernobyl presentano ancora una contaminazione da cesio radioattivo superiore ai livelli massimi ammissibili’: 370 Bq/kg per latte, prodotti lattiero-caseari, alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia; 600 Bq/kg per tutti gli altri prodotti.
A rappresentazione della situazione in Italia, prendiamo quella in Lombardia. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) di Lombardia ha recentemente comunicato i dati relativi alla attività di controllo istituzionale nel 2024 (data ultimo aggiornamento: 03/09/2025). In un terzo dei campioni di prodotti alimentari è stata individuata la presenza in tracce di Cs-137 ancora riconducibile alle conseguenze dell’incidente di Chernobyl; questi 54 campioni sono selvaggina (cinghiale), funghi e pesci di lago; il massimo valore di concentrazione di attività pari a 707 Bq/kg è stato riscontrato in un campione di funghi spontaneo (steccherino). Si evidenzia: anche se iI valore di concentrazione è superiore al livello di riferimento per la concentrazione di Cs-137 stabilito dal Regolamento Europeo, le quantità di funghi consumate sono modeste rispetto ad altri alimenti; quindi, la dose assorbita associata al consumo di funghi con tali valori di cesio 137, risulta assolutamente trascurabile e insignificante dal punto di vista radioprotezionistico.
Interessante è il Rapporto 2/2021 dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN): il valore medio nazionale della concentrazione di attività di Cs-137 nel latte vaccino è sceso di circa 100mila volte, con una sostanziale stazionarietà negli ultimi venti anni. (4-continua)
Nella foto Chernobyl occupata dalle truppe russe
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