7 novembre 2026

Lo straordinario e spettacolare incrocio nei cieli sopra il Po tra uccelli che migrano e altri che arrivano

Da ormai diverse settimane l’estate, davvero torrida quella di quest’anno, ci ha lasciato ed il nostro Paese, specie le terre del Po, ancora una volta sono un lontano ricordo per migliaia di rondini che ogni anno fanno il nido nel nostro paese, sotto ai cornicioni delle nostre case, nelle nostre stalle, nei nostri fienili. Rondini il cui numero, purtroppo, da un po’ di anni si è drasticamente ridotto. Molte di loro hanno ormai superato il deserto del Sahara, nel loro viaggio verso sud di oltre seimila chilometri che ha compreso una dura traversata del Mediterraneo. La maggior parte trascorrerà l’inverno nel bacino del Congo, nel cuore dell’Africa, ma alcune rondini si spingeranno fino al Sudafrica. Sverneranno in quelle terre calde, prima di affrontare il viaggio a ritroso e tornare in Europa. Ma in questi giorni di pieno autunno, in terra di Po, e nel Cremonese in generale, alzando in silenzio gli occhi al cielo, si può assistere, a tutte le ore, a ripetuti spettacoli della natura, tutti a costo zero, tutti meravigliosi.

Uno degli spettacoli più straordinari, che in questi giorni, in diverse zone delle terre del Po, si è ripetuto più volte è stato quello dell’inconfondibile, caratteristico passaggio delle gru cenerine in migrazione. Prima di vederle, le gru, si sentono arrivare proprio per il loro inconfondibile canto. Di notte, poi, è tutto ancora più magico, quando sfiorano e sembrano salutare ed accarezzare i villaggi di fiume, anche se nascoste allo sguardo. Partite dal profondo Nord, con il loro passaggio, tipico di questi tempi, sono uno degli emblemi dell’avvicinarsi dell’inverno e del freddo. Il loro volo a forma di V rovesciata solca il cielo affascinando chi dal basso le osserva. In questi giorni, le gru, imponenti ed eleganti, stanno sorvolando proprio le terre di fiume, quindi orecchi tesi ed occhi all’insù pronti a osservare, in qualsiasi momento, lo spettacolo. Da sempre, tra la fine di ottobre e dicembre, migliaia di gru utilizzano il fiume Po come corridoio di volo, e alcuni gruppi hanno trovato, soprattutto in Piemonte, il luogo adatto dove trascorre i mesi freddi, complici i cambiamenti climatici che determinano inverni meno rigidi. Come indicato anche dall’esperto Michele Mendi, delegato provinciale della Lipu di Parma (e membro del direttivo nazionale della stessa Lipu), autore di immagini strepitose dedicate al grande mondo degli uccelli, le gru sono a modo loro anche indicatori dei cambiamenti climatici in corso, come dimostrato dal fatto che da qualche anno stanno costantemente ritardando la migrazione di diversi giorni. Da circa un decennio i passaggi delle gru sui nostri territori fluviali, sono sensibilmente aumentati. Segno del fatto che in queste zone trovano importanti quantità di cibo oltre a quella tranquillità che per loro è fondamentale. In particolare le Riserve e le aree naturali rappresentano per loro una forte attrattiva: le zone di greto più nascoste si trasformano in dormitori per centinaia e, a volte, migliaia di individui, mentre i campi coltivati forniscono cibo per tutti. In questi giorni si è già assistito, con discreta frequenza, al passaggio delle gru tra Cremonese e Parmense, a tutte le ore del giorno e della notte. Un motivo in più per vivere e frequentare le terre del Po e le sue golene, contemplando e rispettando il Creato, osservando in silenzio ciò che si incontra, parlando e scrivendo di fiume quando lo si conosce, lo si vive e ci si vive, evitando improvvisazioni e ‘narrazioni’ dettate. Del resto, purtroppo, è accaduto spesso, di imbattersi in personaggi che si ricordano del nostro fiume quando sono in cerca di visibilità, di apparenza e, magari, di voti”. Come ci si è imbattuti in gente che ne scrive, o fa servizi video, dicendo cose che davvero sarebbe meglio non sentire e non leggere e che possono essere tranquillamente relegate al campo del grottesco, per non dire delle comiche. Tornando alle gru, durante la migrazione e lo svernamento sono animali gregari, e come tali, affrontano il viaggio, in gruppo.

L’area di nidificazione, da cui partono, è molto ampio: va da Est, nelle steppe ucraine, a Ovest, in Germania e nella Penisola scandinava. La prima tappa del lungo viaggio è in Ungheria, nei siti di alimentazione: da qui, percorrendo circa 500 km al giorno, in una settimana di viaggio raggiungono i siti in cui trascorrere l’inverno. Si orientano con il sole e con le caratteristiche geografiche del paesaggio che scorre sotto di loro, mentre, la notte, come ancestrali esploratori, sfruttano le stelle e il campo magnetico terrestre, e durante la migrazione, si passano informazioni sulle rotte e sui siti di alimentazione. Le grandi dimensioni e l’apertura alare che sfiora i 2 metri e 40 centimetri, le rende riconoscibili e facilmente fotografabili, unica condizione, è che non siano troppo alta in quota. La quota del loro volo è influenzata dal vento: si spostano laddove soffia a favore. Volano sicure della rotta con zampe e collo distesi, sincronizzate le une con le altre nel loro volo battuto e in formazione a V. Una gru vola al vertice e le altre la seguono disponendosi in un doppio schieramento, nel quale ciascun individuo vola con una traiettoria parallela a quello che lo precede, ma leggermente spostato verso l’esterno. E’ una scelta dettata da ragioni aerodinamiche: ogni elemento dello stormo può sfruttare i vortici generati dall’esemplare che lo precede. L’uccello al vertice della formazione, fendendo l’aria, fa più fatica degli altri, e, per questo, viene periodicamente sostituito nel suo ruolo di apripista. Rimangono nelle aree di svernamento fino alla fine di febbraio, poi, intraprendono il viaggio di ritorno, verso i siti di riproduzione, ripercorrendo in senso contrario l’Europa. Nel periodo riproduttivo, i grandi stormi si disgregano, e le gru conducono vita solitaria: sono, infatti, animali monogami e fedeli nei confronti del partner, con cui costruiscono il nido sul terreno (ma anche in paludi e acquitrini) utilizzando materiale vegetale.Tra maggio e giugno la femmina depone due uova, covate per 28 giorni da entrambi i genitori, che si alternano anche nell’alimentazione dei pulcini. La famiglia resta unita fino alla primavera dell’anno successivo. Sono animali longevi, possono superare i vent’anni di età, e la grande dimensione le rende meno vulnerabili dagli eventi atmosferici. Si cibano soprattutto di cavallette, insetti, piccoli pesci, ma anche di vegetali (semi). Buon viaggio, dunque, a questi spettacolari uccelli e buona osservazione a tutti. Con la raccomandazione, ancora una volta, di fare silenzio e rispettare in tutto e per tutto, e sempre, l’ambiente del Grande fiume, cogliendone i valori ed apprezzandone le meraviglie.

Tra le immagini più comuni, risalente però alla fine dell’estate, spicca quella delle rondini raccolte sui fili, quasi fossero in attesa di un segnale per partire. La rondine comune (Hirundo rustica) è una migratrice a lungo raggio. Dopo essersi riprodotta in Europa, in autunno si dirige verso l'Africa subsahariana, affrontando l'attraversamento del Mediterraneo e del Sahara. I dati dell'inanellamento mostrano collegamenti fra le rondini che transitano in Italia e vaste regioni dell'Africa.I raggruppamenti diventano particolarmente evidenti tra la fine dell'estate e il mese di settembre. Le rondini possono riunirsi anche in grandi dormitori, spesso nei canneti, prima e durante il periodo migratorio. Non partono necessariamente tutte insieme: il movimento verso sud avviene progressivamente. Così una rondine osservata sopra un campo italiano a settembre potrebbe trovarsi soltanto all'inizio di un viaggio di migliaia di chilometri.Insieme alle rondini partono anche i balestrucci, uccelli bianchi e neri che durante la bella stagione costruiscono caratteristici nidi di fango sotto cornicioni e grondaie.

Anche il balestruccio è un migratore a lungo raggio. Dopo la riproduzione europea, le popolazioni migratrici si spostano verso l'Africa subsahariana per trascorrervi l'inverno. Rondini e balestrucci possono sembrare molto simili quando sfrecciano nel cielo, ma osservandoli con attenzipne è possibile distinguerli: la rondine presenta la caratteristica lunga coda profondamente forcuta, mentre il balestruccio ha una coda più corta e mostra un evidente groppone bianco. Un altro migratore che lascia l'Italia tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno è il meraviglioso gruccione. Lo splendido piumaggio azzurro, verde, giallo e castano lo rende uno degli uccelli europei più riconoscibili. A volte, però, durante la migrazione è più facile sentirlo che vederlo. I gruppi possono attraversare il cielo piuttosto in alto, annunciati dai caratteristici richiami. Il gruccione è un migratore a lunga distanza. Dopo avere nidificato anche in molte regioni italiane, parte verso i quartieri di svernamento dell'Africa tropicale. La sua scomparsa dai cieli italiani è uno dei piccoli segnali che l'estate sta davvero finendo.

Tra i viaggiatori più spettacolari dell'autunno ecco il falco pecchiaiolo. Nonostante il nome, è un rapace specializzato soprattutto nell'alimentarsi di larve e nidi di vespe e altri imenotteri. Dopo la stagione riproduttiva, lascia l'Europa e si dirige verso l'Africa equatoriale centro-occidentale. Lipu individua le sue principali aree di svernamento fra il Golfo di Guinea e il bacino del Congo. Il modo di viaggiare è molto diverso da quello di una rondine. I grandi rapaci cercano di sfruttare le correnti termiche ascensionali: guadagnano quota volteggiando e poi planano verso sud, riducendo il dispendio energetico. 

Se rondini, gruccioni e falchi pecchiaioli stanno andando verso l'Africa, altri uccelli arrivano in Italia. Uno dei casi più comuni riguarda il pettirosso. Siamo abituati a considerarlo un abitante fisso dei nostri giardini e dei nostri parchi, ed in effetti la specie è presente in Italia tutto l'anno. Ma non tutti i pettirossi che vediamo nelle diverse stagioni sono necessariamente gli stessi individui.In autunno l'Italia riceve un importante afflusso di pettirossi provenienti da molto più a nord. I dati dell'inanellamento indicano fra le principali aree di origine le coste del Baltico centro-meridionale, l'Europa centro-orientale e le regioni immediatamente a nord delle Alpi. Alcuni proseguono il viaggio. Le ricatture di pettirossi inanellati nell'Italia centro-settentrionale e successivamente ritrovati nella Sardegna meridionale documentano l'attraversamento del Tirreno; secondo Lipu è verosimile che una parte continui verso le aree di svernamento del Nord Africa. Con ottobre diventano protagonisti anche i tordi. Il tordo bottaccio è presente in Italia anche come nidificante, ma durante l'autunno arrivano e transitano grandi contingenti migratori provenienti dall'Europa.

Ancora più evidente è il carattere settentrionale del tordo sassello, che nidifica in una vastissima fascia comprendente Scandinavia e Russia e raggiunge le regioni più meridionali d'Europa durante la stagione fredda. Campagne, vigneti, boschi e zone ricche di bacche diventano così ambienti frequentati da uccelli che soltanto poche settimane prima potevano trovarsi migliaia di chilometri più a nord. Anche il fringuello può trarre in inganno. È presente tutto l'anno in diverse aree italiane, ma in autunno la popolazione cambia e aumenta con l'arrivo di migratori provenienti dalle regioni europee più settentrionali. Tra settembre e novembre possono verificarsi importanti movimenti migratori, spesso con gruppi numerosi in transito. Una parte degli individui arrivati dal Nord e dall'Est Europa trascorrerà l'inverno nella penisola e nel bacino del Mediterraneo. Si tratta di un buon esempio di quanto sia difficile dividere gli uccelli semplicemente in “migratori” o “stanziali”: la stessa specie può, infatti, comprendere popolazioni residenti e popolazioni migratrici.

Anche lo storno è presente in Italia durante tutto l'anno, ma in autunno arrivano numerosi individui dalle regioni più settentrionali e orientali dell'Europa. Alla fine dell’estate cominciano a diventare particolarmente evidenti i grandi raggruppamenti. Prima di raggiungere i dormitori, migliaia di storni possono compiere evoluzioni coordinate nel cielo formando le spettacolari figure conosciute come murmurations, o mormorio. Non tutti gli stormi che vediamo rappresentano uccelli impegnati in una migrazione a lunga distanza: spesso si tratta di movimenti verso i dormitori. Ma l'aumento autunnale delle popolazioni presenti in Italia è legato anche all'arrivo di migratori e svernanti provenienti da altre regioni europee. A settembre è ancora molto evidente il movimento verso l'Africa: partono rondini, balestrucci, gruccioni e numerosi migratori transahariani, mentre sono in viaggio anche diversi rapaci. Invece, in ottobre le due direzioni si sovrappongono.

Continuano alcune partenze verso sud, ma diventano sempre più importanti gli arrivi dall'Europa centrale, settentrionale e orientale: pettirossi, tordi, fringuelli e altri passeriformi modificano progressivamente la popolazione dei nostri boschi, campagne e giardini. Tra ottobre e novembre spiccano poi le grandi formazioni delle già citate gru cenerine, mentre aumentano anche numerose specie che trascorreranno l'inverno nella penisola e nelle zone umide italiane. Con l'arrivo del freddo diventano più visibili nei giardini anche cinciallegre e cinciarelle: in Italia entrambe le specie sono in larga misura residenti, anche se possono compiere spostamenti. Le popolazioni presenti durante l'inverno possono essere interessate da movimenti di individui provenienti da altre regioni. La migrazione autunnale non è un unico viaggio verso sud, come spesso la si immagina.

È piuttosto uno straordinario incrocio nel cielo: mentre una rondine lascia l'Italia diretta oltre il Sahara, un pettirosso arrivato dal Baltico può essere appena comparso nel giardino sotto casa dando vita ad uno spettacolo mutevole e continuativo, di quelli che solo madre natura sa offrire. 

Eremita del Po

Paolo Panni


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