Maria Vittoria Ceraso si dimette dalla Commissione Vigilanza del Comune: dopo la diserzione della maggioranza alla seduta sul manifesto Pro Vita, arriva la dura presa di posizione
Maria Vittoria Ceraso lascia la Commissione di Vigilanza del Comune, di cui era Vice Presidente. Lo annuncia oggi, ad una settimana da quella che avrebbe dovuto essere la riunione per fare il punto sulla vicenda del Manifesto Pro Vita, ma che aveva visto all'ultimo minuto il Sindaco Andrea Virgilio e la maggioranza disertare la seduta, con una comunicazione inviata pochi minuti prima del suo inizio.
La motivazione di queste dimissioni è riassunta in poche e dirette parole: motivi politico-istituzionali. Motivi che Ceraso poi dettaglia punto per punto nel suo comunicato indirizzato al Presidente del Consiglio Comunale di Cremona, al Segretario Generale del Comune di Cremona e alla Presidente della Commissione di Vigilanza. Ceraso resterà nei banchi della minoranza in consiglio comunale, ma queste dimissioni hanno un peso politico notevole e Ceraso usa parole dure, ma chiare, che vanno dritte al punto: "non intendo legittimare oltre un organo svuotato della sua reale funzione da un Sindaco e una maggioranza che hanno paura del controllo", chiarendo di essersi sentita "umiliata da assenze strategiche dell'ultimo minuto".
Questo il testo integrale del comunicato di Maria Vittoria Ceraso:
"Gentilissimi con la presente rassegno formalmente e con effetto immediato le mie dimissioni dall'incarico di componente e Vice Presidente della Commissione di Vigilanza del Comune di Cremona prevista dall'art. 28 del Regolamento del Consiglio Comunale. Desidero precisare che mantengo intatta la mia carica di Consigliere Comunale e la mia partecipazione a tutte le restanti commissioni consiliari. Questa decisione, sofferta ma non più rimandabile, nasce, dopo qualche giorno di riflessione, dal profondo rispetto che nutro verso il ruolo istituzionale che mi è stato affidato e verso i cittadini di Cremona ed è maturata a seguito del gravissimo comportamento tenuto dal Sindaco Andrea Virgilio e dai gruppi consiliari di maggioranza, i quali, a fronte della convocazione della Commissione di Vigilanza del 20 luglio scorso, facendo mancare deliberatamente il numero legale, hanno impedito lo svolgimento della commissione stessa.
Il Sindaco si è arrogato il diritto di decidere come l'opposizione debba esercitare il proprio mandato ispettivo. E la maggioranza, avallando questa linea e negando all’opposizione la possibilità di svolgere la propria attività di approfondimento e controllo nella sede a questo deputata per legge, ha trasformato la Commissione di Vigilanza in un organismo sterile, sottomesso ai propri desiderata politici. Le commissioni di controllo e vigilanza nascono nel nostro ordinamento con uno scopo preciso: garantire la legittimità, regolarità e correttezza dell’azione amministrativa attraverso la verifica ed il controllo sugli atti e sui procedimenti dell’Amministrazione Comunale nonché dei gestori di servizi pubblici comunali, così come previsto dall’art. 44 del TUEL che sancisce le forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze attribuendo alle opposizioni la presidenza delle commissioni consiliari aventi funzioni di controllo o di garanzia, ove costituite.
La convocazione della Vigilanza è sempre motivata dal dubbio delle opposizioni sulla legittimità di un atto o di un procedimento. È del tutto fisiologico che i proponenti cerchino di dimostrare la correttezza della propria tesi portando "ricostruzioni di parte". Spetta poi al confronto in Commissione smontare o confermare quelle ipotesi. Rappresentare un quadro dettagliato delle possibili illegittimità non significa aver già formulato un giudizio, non costituisce un verdetto anticipato bensì garantisce la massima trasparenza, permettendo a tutte le parti, compreso il Sindaco, di conoscere in anticipo i temi del confronto in modo da favorire una discussione informata e ordinata. Richiamare la Costituzione, la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo o i cardini della Legge n. 241 del 1990 sulla trasparenza amministrativa non significa attribuirsi funzioni "para-giurisdizionali" estranee alle proprie competenze. Al contrario, quelle norme rappresentano l'alfabeto e il limite invalicabile di qualsiasi azione della Pubblica Amministrazione.
È dovere primario di una Commissione di Vigilanza verificare se l'azione dell'Ente locale si sia mossa entro il perimetro della legalità e dei diritti dei cittadini, oppure se sia deragliata in corsie preferenziali prive di formali e motivati atti amministrativi. La Presidente della Commissione garantisce l'imparzialità proprio formalizzando l'oggetto del dibattito, delineando un perimetro chiaro all'attività di verifica, escludendo dibattiti generici ed evitando un processo alle intenzioni al buio. Accusare la Commissione di volersi trasformare in un 'tribunale politico' è un’affermazione smentita dai fatti: le commissioni di garanzia non emettono sentenze né provvedimenti punitivi. Sottrarsi al confronto definendo 'verdetto' quella che era solo un'ipotesi di lavoro significa misconoscere la normale dialettica tra maggioranza e opposizione la quale ha tutto il diritto di sollevare dubbi sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione e la sede naturale per chiarirne la correttezza è la Commissione di Vigilanza, alla quale Sindaco, Giunta e maggioranza hanno il dovere regolamentare di non sottrarsi.
È inaccettabile che i consiglieri di maggioranza abbiano fatto mancare il numero legale all'ultimo momento per impedire lo svolgimento della seduta del 20 luglio. È altrettanto grave che sia stato impedito l'ascolto formale del Segretario e dei dirigenti comunali, relegando il confronto a semplici chiarimenti informali privi di qualsiasi valore legale o di trasparenza per la città.
Ma ci sono fatti che sono comunque emersi proprio grazie a questi confronti informali, al lavoro istruttorio svolto ai fini della commissione di vigilanza e alla documentazione acquisita con la convocazione della stessa. Senza il lavoro di approfondimento dell’opposizione non si sarebbe ad esempio accertato che l’Ufficio pubblicità del Comune, competente al rilascio delle autorizzazione e delle rimozione dei manifesti, pur avendo ricevuto la famosa segnalazione del 20 marzo 2026, non ha ritenuto che vi fossero i presupposti giuridici per attivare la diffida di rimozione entro 5 giorni, procedura invece tassativamente prevista dalla legge per le violazioni del comma 4-bis dell'art. 23 del Codice della Strada che punisce qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici. La stessa società Arriva, nella sua nota ufficiale del 17 luglio 2026 indirizzata alla Presidente della Vigilanza, precisa di aver agito e chiesto la rimozione a IPAS, senza esplicitare quali violazioni contrattuali o di legge abbia riscontrato, ma unicamente per dare seguito alla richiesta del Comune.
Non sono forse questi elementi fondamentali della sequenza amministrativa e contrattuale rispetto alla quale il Sindaco aveva il dovere di rendere conto in commissione per dimostrare la legittimità della sua personale iniziativa di richiesta di rimozione del manifesto (in netto contrasto con le valutazioni tecniche dei suoi uffici), inviata ad Arriva dopo 32 giorni dalla segnalazione, a 6 anni dalla sua esposizione nel medesimo luogo e con lo stesso messaggio e a meno di 2 mesi dalla scadenza del contratto tra Ipas e Movimento per la Vita? Di fatto il Sindaco ha continuato a rivendicare pubblicamente a suon di comunicati stampa il merito politico della rimozione, ma ha rifiutato il confronto formale sulla propria responsabilità amministrativa e istituzionale nel luogo preposto, la Vigilanza, arrivando a boicottare i lavori di controllo della minoranza.
A coronamento di questo atteggiamento di prepotenza e totale mancanza di rispetto per le istituzioni, si aggiungono le parole irridenti con le quali ha liquidato e deriso i lavori della commissione definendola una “Corte Costituzionale in salsa cremonese”. Questo non è solo un attacco alle opposizioni, ma un insulto al principio stesso di controllo democratico. Chi governa la città dovrebbe rispondere ai dubbi con i fatti e con la trasparenza, non con la satira e la fuga dalle proprie responsabilità. Tra l’altro è lo stesso Sindaco che nella mail inviata a ridosso della seduta del 20 luglio per motivare la sua assenza, nel richiamare quelle che chiama accuse, le qualifica lui stesso "tesi", "ipotesi", "presunte violazioni" e "possibili violazioni" dimostrando di avere perfettamente colto la reale natura della convocazione e di avere piena consapevolezza che nella stessa non si anticipava alcun giudizio ma si stava formulando un'istruttoria basata appunto su tesi, ipotesi e presunte possibili violazioni.
Pertanto non intendo legittimare oltre un organo svuotato della sua reale funzione da un Sindaco e una maggioranza che hanno paura del controllo. Non accetterò più di essere umiliata da assenze strategiche dell'ultimo minuto. Le mie dimissioni non sono una resa, ma un atto di dignità e di rilancio dell'azione politica. L'integrità del mio ruolo di Consigliere non si esaurisce dentro una commissione-farsa controllata numericamente da chi dovrebbe essere controllato. Da oggi, eserciterò il mio potere di vigilanza con ancora più forza e determinazione direttamente in Consiglio Comunale, attraverso interrogazioni formali, ordini del giorno e richieste di accesso agli atti che la maggioranza non potrà boicottare.
E, soprattutto, continuerò a farlo tra i cittadini, portando i fatti accertati alla luce del sole. Fatti che ad oggi hanno permesso al Movimento per la Vita di avanzare la legittima richiesta di ricollocazione del manifesto valutando anche il ricorso alle vie legali. Cremona merita un'amministrazione trasparente, che non si nasconda dietro ai giochi di palazzo e che rispetti le regole della democrazia. Distinti saluti.
Maria Vittoria Ceraso (Capo gruppo Lista Civica Oggi per Domani)
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commenti
Monica
29 luglio 2026 15:32
Chapeau.
Renato
29 luglio 2026 16:19
Virgilio ha pensato:"tanto poi la minoranza si sgonfia su questo tema... bisogna accompagnarla alla irrilevanza".
Ceraso si è dimessa. Spero non sia l'unica.
È questione di democrazia e del corretto funzionamento delle garanzie istituzionali.
Virgilio è un impulsivo ma nel PD hanno scelto la strategia sbagliata per parargli ancora una volta il c...o!
Marzio
29 luglio 2026 18:09
Complimenti a Virgilio e alla Armata Brancaleone.....un condottiero grottesco e irriverente....degno del teatro satirico di Dario Fo.
marco
29 luglio 2026 19:14
Sono pienamente d'accordo e solidale con quanto ha scritto
È una pagina triste per la città, siamo caduti nella farsa più tragica e assurda che il Sindaco poteva creare per imporre la sua volontà anche sulla sua maggioranza.
Finirà male.....si apre il toto Sindaco/a....ma potremmo cadere dalla padella alla brace.
Lant
30 luglio 2026 07:03
Leggi Luca Burgazzi che già da tempo vuol fare le scarpe al sindaco: una vera tragedia per Cremona, per la cultura, ma soprattutto per la musica
marco
30 luglio 2026 11:40
Ahahaah...il
MozartBurgazzi pensiero
biagio
30 luglio 2026 17:24
La vicenda descritta da Maria Vittoria Ceraso merita una precisazione di carattere istituzionale.
Le Commissioni di Vigilanza, previste dall’art. 44 del TUEL e dall’art. 28 del Regolamento del Consiglio Comunale, esercitano una funzione di controllo sugli atti e sui procedimenti amministrativi, non sulle intenzioni né sulle valutazioni discrezionali. La loro attività ha senso solo quando esiste un atto amministrativo formalizzato, dotato di motivazione, competenza e procedimento, come richiesto dalla legge 241/1990.
Nel caso del manifesto Pro Vita, gli elementi raccolti dall’opposizione mostrano una sequenza di comunicazioni e valutazioni tecniche. Tuttavia, resta aperta una questione decisiva: la richiesta del Sindaco ad Arriva non appare come un provvedimento amministrativo formalizzato, ma come un intervento prudenziale motivato dal contesto: un manifesto collocato davanti all’ospedale, con un contenuto che — secondo le segnalazioni dei cittadini e la valutazione del Sindaco — poteva aumentare il senso di colpa di chi si avvicina alla struttura per l’interruzione della gravidanza.
Se non esiste un atto amministrativo vero e proprio, la Commissione non dispone della materia necessaria per esercitare la propria funzione. In assenza di atti, infatti, la sede naturale del confronto diventa il Consiglio Comunale, attraverso interrogazioni, mozioni e ordini del giorno.
Resta comunque evidente che la mancata partecipazione della maggioranza alla seduta del 20 luglio ha impedito un chiarimento istituzionale che sarebbe stato utile alla città e alla stessa Commissione, anche in vista del futuro, per evitare equivoci e letture contrapposte tra ciò che è amministrativo e ciò che è discrezionale.
Il confronto formale, con la presenza di Segretario e dirigenti, avrebbe consentito di definire con precisione il perimetro della vicenda, prevenendo ulteriori fraintendimenti.
La trasparenza non si garantisce sottraendosi al dibattito, ma affrontandolo con gli strumenti previsti dalle norme. È interesse di tutti — maggioranza e opposizione — che le funzioni di controllo siano esercitate nel loro perimetro corretto, senza forzature e senza fughe.
Solo così si tutela la credibilità delle istituzioni e si offre ai cittadini una ricostruzione chiara dei fatti.
Comprendo lo stato d’animo di Maria Vittoria Ceraso: la diserzione della maggioranza ha impedito un confronto che sarebbe stato utile alla città e alla stessa Commissione, generando una frustrazione comprensibile. Tuttavia, proprio per il rispetto che lei stessa richiama, non può replicare con le dimissioni la stessa dinamica che rimprovera alla maggioranza. La invito quindi a rientrare nella Commissione e a proseguire la sua battaglia — politica quando serve, e in punta di diritto quando necessario — dentro gli strumenti istituzionali previsti dal regolamento. La Vigilanza ha senso solo se chi la compone resta al suo posto e pretende che le regole vengano rispettate. Sarebbe auspicabile che questo principio venisse riconosciuto anche dalla maggioranza, formalizzando le scuse per la mancata presenza del 20 luglio: un gesto semplice, ma utile a ristabilire il rispetto istituzionale che la città merita. Biagio
Vincenzo
30 luglio 2026 18:13
Caro Biagio, il nome di Giulio Andreotti è storicamente legato alle accuse e ai processi in cui fu imputato come presunto mandante di omicidi o per i suoi rapporti con la mafia. Il caso principale discusso nelle aule di tribunale riguarda l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, oltre alle dinamiche relative ai delitti di mafia in Sicilia. Non fu redatto nessun atto amministrativo formalizzato, dotato di motivazione, competenza e procedimento, come richiesto dalla legge 241/1990 per la richiesta degli omicidi. Ecco perche i diversi Tribunali hanno dovuto assolvere Andreotti.
Resta il fatto che il giornalista Mino Pecorelli, direttore della rivista "OP" (Osservatore Politico), fu ucciso a Roma il 20 marzo 1979 da colpi di pistola. E il manifesto a Cremona è stato tolto. Vogliamo negare che Virgilio ha usato lo stesso metodo mafioso? E che poi è scappato dalla Commissione di Vigilanza?
Vogliamo tollerare comportanenti così?
Se Salerno chiama Cremona, Cremona chiama Cutro?
Uscita autostrada: Cremona Sud.