Monteverdi è dei giovani. Splendida performance dell'Accademia 2026
A Maria Paola Viano, regista consumata, va dato un merito. Essere riuscita a ricostruire una delle prassi più interessanti della poetica monteverdiana: quella del Recitarcantando, che il ‘divo’ Claudio prese a presto dagli intellettuali fiorentini del Sedicesimo secolo. Del resto, la germinazione delle cosiddette ‘opere liriche’ non nacque ‘sic et simpliciter’ . Ebbe una lunga gestazione con l’elaborazione sempre più complessa del genere del madrigale e della sua poetica. Un’estensione della composizione che si trasformò nella narrazione di racconti sempre più complessi di sapore mitologico o arcadico. E proprio di questi spunti lo spettacolo Recitarcantando (andato in scena nell’ex chiesa di San Vitale nell’ambito del Monteverdi Festival) ha dato conto in maniera esemplare.
Con il prezioso contributo di Roberto Cascio, arciliuto, come realizzatore del basso continuo di accompagnamento alle voci sono stati proposti dalle ottime allieve della Monteverdi Academy 2026 tutta una serie di madrigali che anticipano musicalmente e drammaturgicamente il teatro d’opera a partire ad esempio dal famosissimo ‘Bel pastor’ dal Nono libro dei Madrigali. Un bellissimo dialogo tra due innamorati, o nei sei madrigali “Se pur destina”, “O come sei gentile”, “Ohimé dov’è ’l mio ben, dov’è il mio core”, “O viva fiamma”, “Vorrei baciarti”, “Se i languidi miei sguardi" dal Settimo libro. O ancora nel meraviglioso soliloquio amoroso “Sì dolce è ’l tormento” dal Quarto scherzo delle ariose vaghezze. Per finire con gli accattivanti “Su, su pastorelli” tratto dall’Ottavo Libro dei Madrigali guerrieri et amorosi (per altro in stile rappresentativo) e “Come dolce hoggi l’auretta” dal Nono libro de’ madrigali e canzonette.
Bravissime le tre soprano: Linda Facchinetti, Mariia Pistsova e Anna Rigotti e le tre mezzosoprano Emma Alessi Innocenti, Maria Vittoria Baggio e Helen Southernwood.
Quello che certamente ha più stupito di queste sei giovani artisti non è stata la sola capacità tecnica, ma bensì la maturità artistica dimostrata. L’acquisizione interiore del significato intrinseco del testo poetico che è la natura stessa del genere madrigalistico. Tutte, indistintamente, hanno una grande vocalità, corredata da uno studio della prassi cinquecentesca applicata nell’esecuzione (si veda la realizzazione degli ornamenti).
Maturità dimostrata anche a livello drammaturgico dove è emersa tutta quell’energia e quella partecipazione che la gioventù porta con sé.
Roberto Cascio è stato un accompagnatore perfetto. Anche qui non solo tecnicamente all’arciliuto ma nell’assecondare il canto e la sua espressività.
Splendido il lavoro della regista Maria Paola Viano che ha saputo infondere in queste artiste tutta la forza, la poesia, la malinconia della scrittura monteverdiana.
Il Divin Claudio è dei giovani. Applausi.
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