Quando la rivista americana Life raccontò di come Cremona moderna umiliava la sua storia e la più alta torre campanaria in muratura d'Europa
“Caro Dmitri e caro David, ora che la vedete dal vivo non ve la sareste mai aspettata così unica”. Il 20 agosto 1971 in tutte le edicole degli Stati Uniti, o tramite i ragazzi in bicicletta che consegnavano i giornali casa per casa, la famosa rivista Life Magazine decise di raccontare una storia molto particolare, quella di alcuni degli angoli europei tra i più belli dove il contrasto, tra un monumento storico ed uno moderno, rischiava di non rendere giustizia alla vista e alla storia di un luogo. Per farlo decisero di incaricare uno dei fotografi della redazione, Dmitri Kessel, e lo spedirono oltreoceano alla ricerca di bellezze storiche che si proiettavano in contrasto con edifici moderni.
Dmitri non usciva come una sorpresa da un pacchetto di patatine, nel 1971 era un fotografo famosissimo, aveva attraversato i decenni del XX secolo fotografando le persone e descrivendo praticamente quasi tutti i campi di battaglia che avevano infiammato il mondo. La scelta dei soggetti che Dmitri avrebbe dovuto fotografare fu relativamente semplice; le grandi città europee, magari con torri o cupole più o meno storiche forti – o deboli – di una architettura che le accompagnava in maniera non sempre lineare. Londra, Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Milano e il gioco – e il servizio fotografico – era già pronto e cucinato, si trattava soltanto di mandarlo in stampa. Lavoro svolto e vissero tutti felici e contenti nella redazione del Life Magazine a New York. Però Dmitri non era d'accordo, ben sapeva che un servizio fotografico non è tale se non racconta quello che molte persone non conoscono, aveva letto la descrizione di alcune delle torri più belle d'Europa e, neanche nelle note a fondo pagina ma direttamente nel testo principale, aveva trovato un nome, il Torrazzo di Cremona, che lo aveva incuriosito. Ben venga quella torre campanaria in mattoni raccontata da molti tanto che non aveva neanche bisogno di venir ricordata ma, dal punto di vista pratico, come avrebbe potuto inserirla nel suo servizio? Per correre in aiuto del famoso fotografo appena arrivato a Cremona si è presentato alla porta, o davanti agli occhi del protagonista di questa storiella, il grattacielo che, anche oggi, domina i giardini di piazza Roma. Dmitri osserva la moderna costruzione che contrasta con il cotto medioevale cremonese e decide di trovare un punto in via Manzoni che confermasse la sua tesi. Il suo occhio, il suo talento e la sua macchina avrebbero fatto il resto.
La foto, una rarità visto da incorniciare il livello del fotografo, è presa in una zona a cui i cremonesi sono abituati ma che, nella descrizione, descrive con sottile ironia il confronto tra i 10 piani del grattacielo e una torre, la più alta d'Italia, costruita nel XIII secolo. La didascalia, scritta dallo stesso Dmitri che aveva chiesto informazioni in città, è una sorta di commento su una struttura che stride con la bellezza, ormai secolare, di una torre unica al mondo, il contesto rispecchia esattamente l'idea iniziale del famoso fotografo. Kessel non fu l'unico grande fotografo ad immortalare il Torrazzo, intorno al 1950 il suo amico e collega David Seymour, uno dei fondatori della famosa agenzia di fotografia Magnum insieme a Robert Capa ed Henri Cartier Bresson, era arrivato a Cremona per immortalare il Duomo e la sua torre da sotto i portici di palazzo Comunale. Ma questa è un'altra storia.
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commenti
Michele de Crecchio
5 giugno 2026 01:05
La clamorosa foto comparsa sulla rivista americana non avrebbe, probabilmente, avuto conseguenze di sorta sulla pigra opinione pubblica cremonese se il quotidiano italiano "Il Giorno" non l'avesse ripresa e fatta conoscere in tutta Italia, così contribuendo significativamente a sollecitare un dibattito sulle tematiche della salvaguardia ambientale delle nostre città che stentava ad avviarsi e, in particolare, a Cremona era ancora limitato a pochi e isolati intellettuali (la benemerita associazione Italia Nostra muoveva allora solo i primi, anche se decisi, primi passi!).
Anche sotto il profilo della intrinseca qualità architettonica, questo che, di fatto, era il primo "grattacielo" sciaguratamente sorto nel centro storico cittadino, pur progettato da due architetti docenti al Politecnico milanese, non era certo un capolavoro, anche se una "cartolina illustrata", subito resa disponibile presso le principali tabaccherie cittadine, sembrava suggerirne l'assimilazione alle altre bellezze cittadine!
Anche sotto il profilo della correttezza regolamentare della relativa licenza edilizia rilasciata dal Sindaco di allora "in deroga", non solo al buon gusto, ma anche di un bel gruppo di vigenti disposizioni sanitarie, edilizie ed urbanistiche, appariva palesemente illegittima. I ricorsi prontamente avanzati da alcuni privati, confinanti o no, ma comunque palesemente danneggiati dalla nuova colossale costruzione, non trovarono infatti difficoltà di sorta ad essere approvati dal Consiglio di Stato (allora non erano ancora stati creati i Tribunali Amministrativi Regionali). I ricorrenti però, piuttosto che chiedere la demolizione dei volumi illegittimamente costruiti, preferirono ottenere un risarcimento economico. Rimase così, clamorosamente non rimediato, il gravissimo danno allora apportato, temo per sempre, al paesaggio storico cittadino.
La vicenda non rimase episodio isolato. Purtroppo provocò infatti non poche emulazioni ed altri ingombranti palazzi, taluni realizzati anche per mano pubblica, sorsero nei pressi.
Il fenomeno si arrestò solamente non pochi anni dopo, grazie anche ad una certa maturazione nel frattempo faticosamente ottenuta, relativamente alle tematiche urbanistiche, nel dibattito politico cittadino. Gli effetti di tale maturazione, di fatto, si concretizzarono solamente con l'avvento, sul finire degli anni 60, di una legge statale che impose quella, almeno parziale, riforma urbanistica che corre il serio rischio, proprio in questi giorni, di essere, purtroppo, gravemente peggiorata!