Ed ecco la "Sacra Spina" conservata a Chiaravalle della Colomba da un millennio. Un'esclusiva di Cremonasera
Un grande onore ed un assoluto privilegio per Cremonasera.it e per il Museo Uomo Tempo di Medesano (Parma). A chi scrive queste righe ed a Luca Grandinetti, ideatore e fondatore del Museo Uomo Tempo, è stato concesso, in via esclusiva, di visitare, con grande rispetto e venerazione, la reliquia della “Sacra Spina” che da secoli è gelosamente custodita tra le mura dell’Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba (Piacenza), luogo straordinario la cui origine è cremonese. Infatti uno dei suoi fondatori fu il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio nel 1136, e quindi esattamente 890 anni fa, quando San Bernardo, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno.
In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. Proprio in questo luogo, nel cuore della pianura, da quasi un millennio è gelosamente custodita la “Sacra Spina”, dono del re di Francia Luigi IX, che richiama ovviamente alla Passione di Cristo, e tradizionalmente viene esposta alla pubblica venerazione solo una volta all’anno, il lunedì dopo al solennità di Pentecoste. I monaci cistercensi le conservano con grande venerazione in un reliquiario d’argento cesellato e sbalzato dell’altezza di 50 cm. Questo ha un piede su sui poggiano due angioletti che sostengono, coprendosi per metà il corpo, il sudario in rilievo e con altro braccio una intrecciata e triplicata corona con spine che misura 22 cm di conferenza, e nel mezzo ah da entrambe le parti una luce di 10 cm chiusa da cristalli dove si trova una colomba dorata e con le ali aperte che porta nel becco proprio la Sacra Spina che misura oltre 4 cm di larghezza. Alla base il colore chiaramente sanguigno lascia chiaramente intendere, anche a occhio nudo, macchie del sangue di Cristo. Era quindi parte della corona che premeva sulla epidermide del capo di Gesù. Si incentra su questa misteriosa reliquia, per altro, il libro ‘L’abbazia del sangue di Cristo – Chiaravalle della Colomba’ (Ronca editore) del giornalista e scrittore cremonese cremonese Roberto Fiorentini. Libro impreziosito dalle immagini di Raffaele Rastelli. La visita in esclusiva a questo autentico tesoro è stata concessa, a chi scrive queste righe per Cremonasera.it e a Luca Grandinetti del Museo Uomo Tempo, dai monaci cistercensi ai quali va il nostro più vivo e sentito ringraziamento, in particolare nella persona del priore di Chiaravalle della Colomba e Abate emerito di Casamari padre Silvestro Buttarazzi. A guidare la visita è stato il dottor Boris Borlenghi, prezioso ed infaticabile collaboratore e guida dell’Abbazia alla quale è profondamente legato. Anche a lui un ringraziamento a “caratteri cubitali”.
Non solo la Sacra Spina. La visita ha compreso anche altre due preziose reliquie: quella di un frammento della Santa Croce utilizzata per il martirio di Gesù Nazzareno e quella di un frammento osseo di San Bernardo. Inoltre, sempre in via esclusiva, è stato possibile accadere allo storico campanile del gigantesco complesso cistercense. Il tutto, per altro, al centro di un interessante video documentario che il Museo Uomo Tempo di Medesano ha realizzato e pubblicato sui propri canali social Instagram, Facebook e Tik Tok. Nel ringraziare nuovamente i monaci Cistercensi e il dottor Borsi Borlenghi per il privilegio dato a Cremonasera.it e al Museo Uomo Tempo, che permette di mostrare ai lettori una serie di immagini del tutto esclusive, ecco che a Chiaravalle della Colomba (una delle uscite fuori porta più effettuate dai cremonesi vista la vicinanza) fervono i preparativi in vista della festa patronale di San Bernardo del 22, 23 e 24 agosto. Giornata principale sarà quella di domenica 23, in occasione della festa di San Bernardo, quando si terranno visite guidate alla plurisecolare abbazia e saranno celebrate diverse messe. Alle 18 la messa solenne e la processione con le reliquie di San Bernardo. A seguire apriranno gli stand gastronomici con serata poi arricchita dall’orchestra Elisa e Cristian. Anche sabato 22 e lunedì 24 saranno aperti gli stand gastronomici con specialità tipiche e serate danzanti con le orchestre Massimo Dellabianca (sabato 22) e Francesca Mezzadri (lunedì 24). In più, lunedì 24 agosto, a suggellare la festa saranno i fuochi d’artificio.
Nel frattempo, per chi non è in villeggiatura, per chi è già tornato, per chi tornerà per tempo, e per chi va alla ricerca di un luogo tra pace e refrigerio ecco che nella sala del Capitolo prosegue, per tutta l’estate, la mostra “La misura del tempo” che ha, tra i suoi “protagonisti”, con tanto di pannello, l’orologio astronomico del Torrazzo di Cremona. Un capolavoro di ingegneria in cui le lancette indicano le ore, le fasi lunari, i mesi, le costellazioni ed i segni zodiacali. Inoltre la quarta lancetta compie un giro completo ogni 18 anni, e 3 mesi e, quando si sovrappone a quelle del sole e della luna significa che è in atto una eclissi. La mostra, attraverso diversi pannelli, compreso quello dedicato al Torrazzo, ripercorre i metodi utilizzati dagli uomini per misurare il tempo dalla preistoria ai giorni nostri. L' unità di misura del tempo, diversamente da tutte le altre non si rifà alla struttura decimale, ma le ore sono divise in 60 minuti, i giorni in 24 ore, le settimane in 7 giorni, l'anno in 365 giorni. Questo perché diverse culture hanno dato il loro apporto in questa attività Già in epoche molto antiche gli uomini, attraverso i movimenti del sole, dei pianeti e della luna, hanno cercato di misurare il tempo per prevedere i periodi più adatti alla semina e alla transumanza. I sumeri, gli egiziani e i greci hanno mostrato grande competenza nello studio dei fenomeni astronomici. La Bibbia ci parla della creazione del mondo in 7 giorni. Il metodo più semplice e diffuso per misurare il tempo erano le meridiane: stabilito quale era il momento in cui l'ombra dello gnomone (asta fissata nel muro che proietta l'ombra su una superficie piana) era più corta, quello era il mezzo-giorno e da lì venivano evidenziate le altre ore di sole. Naturalmente in estate le giornate erano più lunghe che in inverno e per questo si parla di ore "diseguali". Inoltre con le meridiane ogni luogo aveva il suo mezzogiorno. Nei monasteri i monaci iniziavano le loro preghiere al mattino molto presto o addirittura durante la notte e per questo dovevano essere svegliati da un monaco che aveva questo impegnativo incarico. Il metodo più efficace fu quello dello svegliarino monastico che utilizzava lo stesso principio di ruote dentate che sarà utilizzato dagli orologi meccanici. Sul Torrazzo di Cremona, come noto, un complesso orologio meccanico manifesta l'abilità degli "orologiai" lombardi nel costruire strumenti allora costosissimi e prestigiosi. Questi strumenti venivano regolarmente controllati attraverso un orologio solare presente all' interno della torre. Quando si diffusero la ferrovia e il telegrafo non era più possibile rispettare la misura del tempo di ogni luogo e si rese necessario uniformare gli orologi di un territorio più esteso.
Alla fine dell'Ottocento si decise di adottare un Tempo Coordinato basato sul tempo medio dell'Osservatorio inglese di Greenwich preso come riferimento: ogni 15 gradi di longitudine della misurazione della terra veniva cambiato il fuso orario. Oggi il mondo tecnologico si basa su una serie di orologi di incredibile precisione: si stima che possano avere uno scartamento di un secondo ogni 100.000 anni! Computer, telefoni cellulari, orologi sono tutti sincronizzati a questa rete attraverso un algoritmo di calcolo e questo garantisce che tutti i dispositivi abbiano la stessa ora esatta. Una mostra quindi tra storia, futuro e presente con la possibilità anche di approfondirle attraverso il libretto “Orologi solari di Chiaravalle della Colomba” di Mario Gioia, reperibile in abbazia, dove si trova anche la pubblicazione “La Sacra Spina. Amata, venerate e contemplata a Chiaravalle della Colomba” tratta dai testi di monsignor Guglielmo Bertuzzi, abate parroco nella prima metà del XX secolo.
Eremita del Po
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