29 dicembre 2022

Quel corista cremonese di Beniamino Gigli, morto e sepolto a New York e quella lapide (senza corpo) che lo ricorda a Cremona. La pronipote Maria Rita Scolari alla ricerca di notizie

Al Civico cimitero c'è una lapide annerita dal tempo. “Artista modesto e bravo”, si riesce a leggere con una certa fatica. E' la lapide, voluta dai familiari e dagli amici, che ricorda Andrea Arduini, famoso corista di Beniamino Gigli, morto la notte di Natale del 1921 a New York dopo un concerto al Metropolitan. Un loculo senza tomba e con molte domande: chi è stato vicino al cantante cremonese nel momento dell'addio? Cosa ha detto loro? Dov'è sepolto? Alcuni di questi interrogativi hanno trovato una risposta grazie alle ricerche e alla tenacia della pronipote, Rita Maria Scolari, 66 anni compiuti proprio oggi, ex insegnante di spagnolo al Manin. Altre questioni, invece, rimangono aperte.
Ho cominciato a indagare e a interessarmi al caso quando sono andata in pensione”, dice la professoressa. “Il mio bisnonno cantava per il Ponchielli, in seguito venne chiamato da Gigli, che gli era molto affezionato perché, prima di entrare nel suo coro, faceva il falegname. Come il padre del grande tenore di Recanati, che lavorava il legno per le barche”.
Andrea Arduini e la moglie, Teresa Zanoni, avevano 6 figli, “A tutti loro il papà dava il nome di un'opera lirica: Clorinda, Libera coma la Gerusalemme Liberata e così via. Quando tornava dall'America, li riempiva di regali. Dopo la sua scomparsa cominciarono i problemi e la mia bisnonna si rimboccò le maniche facendo la stiratrice, anche se Gigli fu generosissimo risarcendo i congiunti con somme esorbitanti all'epoca. Lo stesso fecero i suoi colleghi”.
La pronipote conserva un trafiletto della 'Provincia', pubblicato il 18 gennaio 1922, in cui si legge: 'Giunge la notizia da New York essere ivi morto il 24 dicembre Andrea Arduini. Cremonese e notissimo tra noi (gli amici lo chiamavano confidenzialmente Tello), ha soggiaciuto a un violento attacco di polmonite. All'ospedale dove fu ricoverato e dove poi spirò in meno di tre giorni, egli fu assistito fraternamente dagli amici, colleghi e concittadini Amelio Bodini, Zaini, Balteri, Rossini ed altri'.
“Si parlava spesso in famiglia di lui - riprende la discendente -. Sono così venuta a sapere che si era presentato al Metropolitan nonostante la febbre altissima ma, da buon lombardo, non si tirava mai indietro e non aveva ceduto nemmeno quella volta”.
Restava una domanda sopra tutte: dove riposava? “Ricordo che sua figlia, mia nonna, e le sue sorelle se lo chiedevano spesso. Quando alla vigilia del Natale impastavano i marubini, erano tristi perché dicevano che si dovevano preparare a festeggiare la notte più triste dell'anno”.
Due settimane fa Rita Maria Scolari ha alzato il velo sul mistero della sepoltura. “Dopo cent'anni di ricerche da parte di tre generazioni, solo ora ho scoperto che i suoi resti si trovano nel cimitero Calvari di New York. Non è stato facile, ce l'ho fatta grazie all'aiuto di alcuni esperti che hanno potuto avere accesso a un registro privato, quello dei Mormoni. Sono molto orgogliosa di esserci riuscita”. Ma le indagini non sono finite. “Il nuovo passo è risalire all'esatta ubicazione della tomba in quel bellissimo camposanto. Ho scritto alla direzione del cimitero e sto aspettando la risposta”.
Per chiarire altri aspetti della vicenda, la pronipote del corista ha lanciato un appello su Cremona Antica: “Dalla carta di imbarco si evince che gli artisti alle dipendenze di Gigli erano parecchi e provenienti da diverse parti d'Italia, dalla Toscana, di qua e di là. Intorno al nome del mio bisnonno si notano i cognomi di alcuni coristi cremonesi, 4 o 5, che viaggiarono con lui. Gli stessi vengono citati nel necrologio sul giornale. Erano come una famiglia, alloggiavano nello stesso albergo. Vorrei trovare qualche discendente di quei gentilissimi e generosissimi colleghi cremonesi che tanto si adoperarono per assistere il mio bisnonno prima e per seppellirlo poi: Bodini, Zaini, Balteri, Rossini, eccetera. Qualcuno mi può aiutare?”. Le ricerche continuano, con pazienza e passione.
Cosa mi muove? Sto raccogliendo le lacrime dei miei parenti per cercare di risolvere gli enigmi che ancora restano”.
 
 

 

Gilberto Bazoli


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