1 giugno 2026

Rinfresco a sorpresa per i loro prof: maturità alle porte, la prima dopo il Covid, anche per gli studenti del Serale alberghiero Einaudi

Foto ricordo, al termine dell’ultimo laboratorio di cucina. Per i diciassette alunni di “quinta A Serale” dell’indirizzo Enogastronomia ed Ospitalità alberghiera dell’I.I.S. “L. Einaudi” non si sta avvicinando una chiusura qualunque. A volgere al termine è un’intera esperienza scolastica, durata tre anni e partita nel 2022/2023, allorché il corso fu riattivato, in seguito allo stop imposto dalla ristrutturazione delle cucine didattiche della succursale di via Borghetto e dal Covid-19. Ad attendere gli allievi c’è la nuova maturità e loro sono i primi maturandi “adulti” del post pandemia, i secondi nella storia complessiva del corso. 

Ognuno ha una vicenda unica da raccontare ed ha dovuto dividersi tra la famiglia, il lavoro e la scuola, ripresa per i motivi più disparati, con fatica e con altrettanta determinazione, dopo averci pensato a lungo o sulla scia di una spinta improvvisa, simile ad un colpo di fulmine. 

C’è il “team” delle russo-ucraine, affiatatissimo, va sottolineato in barba all’attualità. Arrivate in Italia, hanno dovuto ricominciare daccapo: “Perché la mia laurea in Storia, qui, non ha valore – spiega Liliya Sibgatulina – abito in città da quattordici anni e lavoro all’ ‘Osteria Pane e Salame’. Con il diploma, potrò migliorare la mia situazione professionale. Mi è sempre interessata la vostra letteratura. I professori sono stati bravi e disponibili ed ho trovato dei buoni compagni d’avventura. Conciliare gli impegni non è stato semplice, ma n’è valsa la pena”. Diana Galytska, ucraina, è invece laureata in Pedagogia, con indirizzo musicale ed è maestra di musica e di canto: “Da voi, il mio titolo non è riconosciuto e mi sono dovuta rimboccare le maniche. L’ ‘Einaudi’ è stata una seconda casa, un luogo speciale, in cui sono stata accolta a braccia aperte ed in cui sono stata sostenuta ed incoraggiata”. Larisa Gorovaya, oggi sessantenne, è arrivata nel Bel Paese, dalla Siberia, per amore: “Anagraficamente, sono la maggiore della classe (la minore è la ventiseienne Alice Caffi, N. d. R.). Ho avvertito l’esigenza d’integrarmi e tornare a studiare mi è parsa la via migliore, sebbene non certo la più comoda ed immediata. Ritengo di essere cresciuta come persona ed ora mi sento più sicura. Sono riconoscente nei confronti degli insegnanti dell’Einaudi e dello Stato italiano, per avermi offerto un’opportunità così preziosa”.

E poi – come non citarla? – c’è Annamaria Capelli, che, al mattino, fa la bidella al diurno, per (ri)vestire, di sera, a distanza di decenni, i panni della studentessa. In giugno, affronterà l’esame come il figlio Manuel, che si diplomerà al liceo scientifico “G. Aselli” “Talvolta, Manuel mi ha aiutato a ripassare. È successo soprattutto in Inglese. Per aiutarmi con la pronuncia, ha registrato degli audio, per farmi esercitare: lo dirò nella presentazione alla commissione - racconta Annamaria, che aggiunge – il contatto quotidiano con gli adolescenti ha suscitato in me il desiderio di completare un percorso, che ero stata costretta ad interrompere bruscamente, al conseguimento della licenza media. Il traguardo che sto per tagliare rappresenta un’immensa soddisfazione, un riscatto, una rivincita. Sono fiera di me”. 

Veronica Serpi è A.S.A. (ausiliaria socio-assistenziale) presso l’Ospedale della Carità Onlus di Casalbuttano: lo slalom fra turni e libri è stato talvolta estenuante: “Ho scelto l’ ‘Einaudi’ per la possibilità d’interfacciarmi con i docenti e di misurare la mia preparazione, attraverso verifiche ed interrogazioni in itinere, senza dover affrontare le materie in una sola sessione: per me sarebbe stato impensabile”. La cinquantanovenne Sara Mejia, di nazionalità peruviana, si sposta in continuazione tra Cremona, Pontevico e Manerbio, dove è O.S.S. (operatrice socio-sanitaria): “Ho macinato chilometri e chilometri in macchina, con il buio. La solidarietà ricevuta in reparto mi ha aiutata a non mancare, a non fare mai assenze. Sono orgogliosa di non aver mollato, di non aver ceduto alla stanchezza ed allo sconforto. Ho potuto coltivare la passione per la cucina e continuerò a farlo in futuro”. 

In effetti, tornare a sedere dietro un banco, da “grandi”, è certamente più duro e difficile: le responsabilità extra scolastiche sono molteplici ed occorre dunque armarsi di tenacia, spirito di sacrificio, capacità organizzative. Quelli della quinta A ce l’hanno fatta, a dispetto delle ansie e dei timori iniziali. Le lezioni ascoltate alla luce giallognola dei neon stanno per diventare un ricordo bello e nostalgico, un ricordo che resterà per sempre nelle loro menti e nei loro cuori. Ecco il motivo della sorpresa, del regalo a coloro che li hanno guidati e con cui hanno condiviso un pezzo importante del loro cammino umano e formativo. “Il gruppo ha dimostrato di aver acquisito competenze solide - spiega il prof Cristian Fusco – hanno preparato un rinfresco appetitoso: tra i piatti, un tortino di patate con prosciutto e formaggio, una focaccia con salsa verde e con tonnato, un rotolo di carne con maionese ed insalata, pizzette, panini farciti, bruschette con pane pugliese, involtini, frittatine ai porri ed altro ancora”. Il gesto è stato apprezzatissimo. 

La referente Patrizia Cattani afferma: “È stato molto emozionante. Siamo stati ringraziati per il supporto fornito nelle difficoltà, durante i fisiologici ‘periodi no’. Io ed i colleghi abbiamo visto sorrisi sinceri, non di circostanza, e ne siamo stati contenta: significa che, insieme, siamo riusciti a costruire qualcosa di positivo. È stato estremamente gratificante e motivante”.

 

Foto di classe con la professoressa di Matematica Anna Alfonsa D’Alelio; Liliya Sibgatulina con Diana Galytska, Oksana Merkureva e Larisa Gorovaya; Annamaria Capelli con Larisa Gorovaya e poi con Sara Mejia; Alice Caffi con, alla sua sinistra, Larisa Gorovaya e, a destra, Diana Galytska e Liliya Sibgatulina; Sara Mejia in cucina, Veronica Serpi ai fornelli e Liliya Sibgatulina con il piatto pronto.

 


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