Tanta Robba, Portesani deposita l'interrogazione. "Il PD sul Tanta Robba scappa dal punto. Avevo chiesto a Loffi e Frassi di valutare se sottoscriverla. Messe in difficoltà dalla proposta?"
Dopo le repliche delle consigliere PD Vittoria Loffi e Simona Frassi, Alessandro Portesani conferma la volontà di depositare l’interrogazione sul Tanta Robba Festival 2026 e sul contributo comunale di 100.000 euro.
“Non avevo chiesto alle consigliere Loffi e Frassi di rispondere al posto della Giunta, ma semplicemente di valutare se sottoscrivere o meno un atto consiliare che chiede all’Amministrazione quali verifiche abbia svolto prima di finanziare con 100.000 euro il Tanta Robba Festival. La risposta poteva essere sì. La risposta poteva essere no”. dice Portesani.
Portesani respinge le accuse di strumentalizzazione e rivendica il metodo seguito: la bozza dell’interrogazione è stata inviata via mail alle consigliere, chiedendo loro di valutarne la sottoscrizione. Successivamente è stato inviato anche un messaggio alla consigliera Loffi, per accertarsi che la mail fosse stata ricevuta. “Che altro avrei dovuto fare per proporre un coinvolgimento preliminare? Mi si rimprovera forse di aver reso pubblico di aver chiesto loro di sottoscrivere un atto su un tema che loro stesse dicono di ritenere centrale? Se questo le ha messe in difficoltà, il problema non è il mio invito. Il problema è la difficoltà politica in cui le mette una scelta della loro Amministrazione”.
"Il punto, spiega Portesani, è l’Amministrazione comunale e l’utilizzo di risorse pubbliche. Nel testo della canzone “CULO” si legge: “E non importa se non me la dai, ti distruggo il culo mentre dormirai”. A fronte di un testo del genere, Portesani pone una domanda precisa: il Comune, prima di concedere un contributo pubblico così rilevante, ha verificato i contenuti proposti e la loro compatibilità con le proprie linee educative e culturali?
Secondo Portesani, "la contraddizione politica è evidente: consigliere comunali che hanno sottoscritto atti su consenso, educazione sessuoaffettiva, contrasto all’odio, Pride, diritti civili e sicurezza delle donne, davanti a una domanda sulla cultura del consenso scelgono di spostare il discorso su Governo, Ddl Valditara, destra nazionale, propaganda e “meta-politica... Quando questi temi servono per presentare mozioni, sono battaglie di civiltà. Quando riguardano una scelta della propria Giunta, diventano improvvisamente strumentalità”.
“Rimane un dato di fatto: -conclude Portesani- le consigliere del Partito Democratico non intendono interrogare l’Amministrazione sull’esibizione di Tony Pitony, prevista nell’ambito di un festival finanziato con 100.000 euro dei cremonesi. Si vede che, in questo caso, la mercificazione, la svalutazione e l’oggettificazione della donna sono per loro politicamente accettabili. Per me no.”
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commenti
Blek
12 giugno 2026 07:59
Strumentalizzazione di cosa? La sinistra non sa parlare d'altro. " Discriminazione razzismo qualche fobia e finita lì. Tutto sembra ridursi ad una sterile propaganda o contrapposizione a tutti i costi perché giammai ragionare sui fatti o sulle obiezioni altrui. Sia mai dare ragione all'opposizione. Allora questa è la vera Strumentalizzazione. Accusare gli altri per non saper accettare un confronto sereno es un autocritica sui contenuti. Parlate tanto a vanvera sulla violenza contro le donne, ma questo signore strapagato a diffondere con le sue canzoni frasi volgari e sessiste vista bene? È questa la vostra cultura di riferimento? Il vostro faro? Vi piace questa cultura?
Annarita
12 giugno 2026 08:15
“E non importa se non me la dai, ti distruggo il culo mentre dormirai”. Forse le consigliere sono in linea e sottoscrivono quanto detto da Concita Borrelli a Porta a Porta "In ognuno di noi c'è lo stupro".
Credo sia in punto più basso toccato da questa Giunta.
Giovanni
12 giugno 2026 08:27
Mi ricordo le feste di paese con la fisarmonica e i balli. Ora ci sono solo tanti soldi in ballo, musica che non sa di niente, testi con volgarità mischiati ad alcol e pasticche. E il Comune che finanzia. Poi vogliono reprimere gli sballati che hanno contribuito a formare con questa cultura degenerata. Ma dove ce l'hanno la testa gli assessori?
Dario
12 giugno 2026 10:14
È davvero contraddittorio vedere l’assessore Burgazzi e il sindaco partecipare con entusiasmo al Pride, manifestazione simbolo di inclusività e rispetto, per poi finanziare un evento che ospita un cantante i cui testi, come nella canzone "CULO" e "GIOVANNI", contengono temi sessisti. Questo comportamento suscita più di una perplessità e fa sorgere dubbi sulle reali intenzioni dietro la loro presenza al Pride: è un atto sincero di sostegno alla comunità LGBTQ+ oppure solo una mossa di convenienza politica?
Non si può accettare che, con soldi pubblici, vengano finanziate iniziative che veicolano messaggi discriminatori e sessisti, proprio mentre si dovrebbe promuovere un ambiente di rispetto e uguaglianza. La coerenza nelle azioni è fondamentale per mantenere credibilità e fiducia da parte dei cittadini. Se si vuole realmente sostenere i diritti delle persone e combattere ogni forma di discriminazione, occorre una riflessione seria sulla scelta degli artisti e dei contenuti che si promuovono, evitando di finanziare eventi che vanno in direzione opposta ai valori dichiarati. Solo così si può dimostrare un impegno autentico e non solo di facciata.
biagio
12 giugno 2026 10:15
Lectio Magistralis sul “Ballo del Culo”: Tra Censura, Arte e Canottieri
AVVISO AI NAVIGANTI: Questo testo è ironico.
Se l’ironia non è nelle vostre corde, la lettura è sconsigliata.
L’estate a Cremona è iniziata: caldo, zanzare e il primo inevitabile tormentone. Solo che stavolta non arriva da un cantante pop, ma da un’interrogazione consiliare che ha trasformato Il ballo del culo in un caso politico di prima grandezza.
Il tutto condito dalla denuncia che il contributo pubblico — pare attorno ai 100.000 euro — sarebbe uno spreco di denaro della collettività. Come se la tenuta morale della città dipendesse da una delibera di spesa più che dalla capacità di distinguere tra arte, intrattenimento e buon senso.
Visto che siamo in stagione di leggerezza, proviamo almeno a elevare il dibattito al rango dell’Arte con la A maiuscola.
1. Dal Prado alle Canottieri: Goya e la “Chiappa Desnuda”
Quando Goya dipinse la Maja desnuda, le autorità reagirono allo stesso modo: scandalo, indignazione, processo.
Oggi quel nudo è un simbolo di libertà.
Tony Pitony, con spirito contemporaneo, compie un gesto simile: spoglia l’umanità dalle sue sovrastrutture e mette al centro il “sedere”, democratico e universale.
L’arte può piacere o no, ma nasce per provocare. E spesso provoca proprio chi non vorrebbe essere provocato.
2. Cubismo e Neorealismo Sociale
Dove alcuni vedono volgarità, un occhio più attento scorge geometrie picassiane:
“C’è chi ce l’ha grosso, chi ce l’ha tondo, chi ce l’ha piatto…”
È la scomposizione cubista delle forme umane.
E il celebre “Lo muove il dottore, lo muove l’avvocato, lo muove il vecchietto…” è puro neorealismo sociale: l’abolizione delle barriere di classe.
Davanti al ritmo della vita, magistrato e pensionato si ritrovano sullo stesso piano.
Democrazia corporea allo stato puro.
3. Sotto il palco: il corto circuito politico
Mentre qualcuno intravedeva un attacco alla dignità delle donne, sotto il palco c’erano migliaia di giovani semplicemente felici, senza alcuna lettura ideologica.
Una frattura generazionale evidente: da una parte il “Nuovo Mondo” che vive la musica come gioco liberatorio; dall’altra il “Vecchio Mondo” della politica, ancora intrappolato in un moralismo d’altri tempi.
Il vero corto circuito, però, è un altro: pur di colpire la Giunta, ci si riscopre improvvisamente paladini del politicamente corretto, chiedendo alla sinistra di fare… la destra.
Il moralismo intermittente è un vizio trasversale, e qui si vede benissimo.
Conclusione
Cremona discute se un ritornello possa minare la morale cittadina.
Resta il fatto che l’arte ha sempre spaventato chi preferisce il rigore del bon ton alla genuinità di una risata.
Per evitare future interrogazioni, la Giunta potrebbe presentare il prossimo festival non come concerto di musica leggera, ma come “performance coreutica di stampo neorealista sull’anatomia universale”.
A volte basta cambiare il nome alle cose perché la politica smetta di spaventarsi. un saluto da Biagio