Migranti, medici e CPR. La replica di Paolo Bodini ai commenti sul suo intervento
Egregio Direttore,
Vorrei dare risposte e fare alcune precisazioni rispetto ai vari commenti che sono comparsi a seguito del mio comunicato relativo alla vicenda dei medici indagati per presunte false certificazioni. Mi scuso per la lunghezza del testo, ma il problema è complesso.
- Concordo assolutamente sul fatto che se un medico produce un certificato falso (certifichi cioè una malattia che non esiste o falsifichi una cartella clinica) vada punito sia dalla Legge che dall’Ordine professionale. Nessun dubbio.
- Così come concordo che se uno straniero delinque va punito secondo le nostre leggi, analogamente a qualunque italiano che commetta un reato.Nessun dubbio.
- Il punto in discussione però non è questo. La normativa prevede, nel caso di invio di uno straniero irregolare in un CPR (Centro di Permanenza e Rimpatrio), che il medico certifichi la “idoneità” della persona ad essere inviato (= recluso) in uno di questi centri.
- Vi sono moltissime testimonianze documentali, fatte da diverse istituzioni che si interessano di questo problema, che dimostrano come questi CPR siano luoghi dove i basilari diritti umani non sono rispettati: dalla privazione della libertà senza una condanna per un reato, alla carenza di igiene, alla promiscuità e mancanza di qualunque privacy, alla totale incertezza sui tempi di detenzione e sul proprio destino finale, alla alimentazione inadeguata, alla somministrazione non autorizzata da sanitari di psicofarmaci per tenere i reclusi “tranquilli”.
- I CPR sono strutture affidate a sistemi di custodia privati, spesso privi dei necessari requisiti di professionalità. Se il sistema carcerario (sia pure con i suoi limiti e difetti) ha regole certe dettate dalla legge e da regolamenti, altrettanto queste regole nei CPR semplicemente non esistono e vige l’arbitrio di chi li “amministra”.
- Tra le tante opinioni contro i CPR cito soltanto questo stralcio di una dichiarazione della Caritas Italiana dell’aprile scorso circa la apertura di un CPR in Campania: “Esprimiamo profonda preoccupazione per il progetto di realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel Comune di Castel Volturno. I fatti di cronaca ci raccontano come all’interno di questi luoghi, in tutto il Paese, le persone vivano spesso in stato di abbandono e di come, purtroppo, donne e uomini innocenti in essi trovino la morte. Nei CPR viene rinchiusa l’umanità e la dignità delle persone. I CPR non creano sicurezza, alimentano diseguaglianze: sono di fatto strutture di detenzione amministrativa nelle quali persone che non hanno commesso reati vengono private della libertà personale, perché non sono riuscite ad avere un permesso di soggiorno, anche se lavorano o hanno famiglia”. I dati sugli atti di autolesionismo che avvengono dei CPR e dei suicidi sono impressionanti. Spero che chi ha scritto in dissenso a Medici Senza Frontiere voglia credere alla Caritas.
- Certificare quindi l’idoneità di una persona ad essere reclusa in questi centri è una grossa responsabilità, in quanto questi luoghi sono altamente patogeni sia dal punto di vista fisico che psicologico. E si tenga conto che la maggior parte di questi migranti hanno subito violenze fisiche e psicologiche durante il loro viaggio e le sindromi da disadattamento sono una patologia tutt’altro che trascurabile e foriera di molti altri problemi.
- Esistono oggi alternative ai CPR? Forse non tutti sanno che negli 8 CPR attualmente attivi in Italia sono “ospitate” circa 1.400 persone a fronte di una stima di 400-500.000 immigrati irregolari (o in attesa di regolarizzazione) presenti sul nostro territorio. Quindi si tratta di un numero esiguo. Dove stanno tutti gli altri? Nei vari centri di assistenza diffusa che si trovano nei vari territori (CAS, Case Accoglienza e quant’altro).
- Un migrante, se non gli viene riconosciuto il diritto a rimanere nel nostro paese per motivi di asilo politico, motivi umanitari o di salute può essere rimpatriato senza bisogno che sia prima recluso in un CPR, e solo la metà di coloro che finiscono nei CPR vengono alla fine rimpatriati. Dunque c’è da chiedersi se serva davvero mantenere in piedi queste strutture e non ricorrere invece, come è stato ai tempi dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) diffuso in moltissimi comuni d’Italia sotto la responsabilità dei Sindaci, cioè ad una accoglienza diffusa e umana in attesa che di queste persone venga accertata l’idoneità a rimanere in Italia (ci si augura con tempi ridotti rispetto agli attuali).
- L’impressione di molti operatori del settore è che i CPR vengano mantenuti e creati più per motivi ideologici che per reale necessità: per dimostrare che si vuole essere severi e inospitali nei confronti dei migranti. Ripeto: nei CPR non ci sono e non ci vanno quelli che delinquono. Quelli vanno (o dovrebbero andare) in carcere.
- Veniamo ora alle accuse nei confronti dei medici, per quanto ora ci è noto dalle varie fonti di informazione. Il collega che certifica la non idoneità ad una reclusione in CPR non certifica il falso, esprime una sua opinione professionale che come tale potrà essere anche confutata da un altro collega o da una commissione ad hoc, ma pur sempre un’opinione professionale (e rispettabile) resta. Altri colleghi (e riguarda circa il 90% di questi “certificati”) probabilmente meno sensibili ai problemi dei migranti o meno documentati su ciò che succede nei CPR, esprimono invece pareri di idoneità.
- L’accusa che quindi viene mossa rientra a mio avviso nel tentativo di punire un “reato di opinione”, cosa che ancora in Italia non si può fare.
- Non commento poi sulle irruzioni notturne della polizia nella casa di questi colleghi con perquisizioni e sequestri come nei casi di sospetti gravi criminali e con la loro traduzione nelle Questure senza nemmeno un avviso di garanzia.. E ancora non commento la gravissima ipotesi di associazione a delinquere, quando queste azioni di opposizione ai CPR sono fatte da anni alla luce del sole in convegni e in pubblicazioni scientifiche.
- Per questi motivi ho parlato di atti intimidatori, come si usa fare negli stati di polizia.
Da ultimo credo sia corretto da parte di tutti attendere la fine dell’inchiesta giudiziaria e non tranciare giudizi di colpevolezza su considerazione superficiali e informazioni incomplete. La presunzione di innocenza dovrebbe valere per tutti fino a dimostrazione contraria.
Rimanendo sempre a disposizione per un dibattito pubblico e sereno su questi temi certamente delicati, le invio i più cordiali saluti.
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commenti
Biagio
21 settembre 2026 21:16
Diversi interventi emersi nella discussione sembrano valutare la vicenda attraverso lenti di appartenenza politica piuttosto che con un'analisi oggettiva dei fatti. Si accusa con facilità la medicina di "fare politica", dimenticando che l'atto medico è un dovere professionale rigidamente vincolato dal Codice Deontologico (in particolare dagli artt. 1, 3, 4 e 5), che impone la tutela della salute e della dignità umana in piena autonomia e indipendenza da qualsiasi condizionamento esterno.
Sul piano medico-legale, la discrezionalità diagnostica e la divergenza tra pareri clinici sono la norma: una valutazione di vulnerabilità o di incompatibilità sanitaria non può essere sovrapposta automaticamente all'ipotesi di reato solo perché non gradita alle istituzioni o difforme da altri pareri. La responsabilità penale richiede la prova di una falsità oggettiva, non la semplice divergenza di un giudizio clinico formulato in Scienza e Coscienza.
Ha ragione Paolo Bodini: si mantenga il dibattito sul piano del rispetto delle garanzie costituzionali e della presunzione di innocenza, evitando che l'esercizio rigoroso dell'etica medica diventi il bersaglio di condanne sommarie. Biagio
marco
22 settembre 2026 07:44
Caro il mio Biagio, confondere l' etica professionale con la politica non rientra nelle competenze del medico.
Ben vengano le cure gratuite ma sulle decisioni dello Stato Italiano è la politica a decidere e non il singolo medico che rema contro creando un sistema di falsi controlli che vanno puniti senza se e senza ma.
Poi se i CPR sono considerati da eliminare a favore degli SPRAR che hanno subito un ridimensionamento con il Decreto Sicurezza del 2018 anche per motivi economici e che ora si chiamano SAI, gestiti dagli Enti Locali su base volontaria e che seguono con percorsi d'integrazione i titolari di protezione internazionale e minori non accompagnati ricordo che più di una volta sono balzati all'onore delle cronache immigrati in possesso di questo diritto alla protezione internazionale o o di studio e che poi si sono resi colpevoli di reati anche violenti, come se questi fossero uno scudo protettivo.
Idem per i minori non accompagnati.
Poi sorrido.quando viene affermato che i migranti irregolari circa 500mila possono essere rimpatriati senza essere posti in un CPR o CAS.
Se come afferma Bodini solo la metà viene rimpatriata proviamo ad immaginare se fossero liberi di andare dove vogliono senza controllo .
E il rimpatrio non è garantito,si chiede solo di rientrare nella propria patria
Qualcuno mi può spiegare perché allora le città sono piene di migranti irregolari che delinquono non rimpatriati o in possesso di un'ordine di rimpatrio?
Eliminiamo i controlli di sicurezza prima di concedere il permesso di entrata nel nostro paese?anche alle frontiere?
Poi se si vuole difendere l'Ordine dei Medici ci sta' ma le giustificazioni con termini come stato di Polizia,atti intimidatori o considerazioni superficiali, condanne sommarie mi sembrano inadeguate e più da campagna elettorale.
Credo che l'Italiano sia disposto ad aiutare e lo ha sempre dimostrato ma quello che manca è una sorta di contratto con chi vuole trovare una vita migliore nel nostro Paese,integrandosi e non sovvertendone la civiltà e la sicurezza.
E questo spiega l'avanzata dell'estrema destra in tutta Europa,Italia non esclusa.
biagio
22 settembre 2026 09:31
Marco, permettimi una precisazione: il mio intervento non riguardava né le politiche migratorie né la gestione dei CPR, temi sui quali ognuno ha legittimamente le proprie opinioni.
Il punto che ho sollevato è più semplice e più circoscritto: la responsabilità professionale del medico quando deve valutare l’idoneità sanitaria di una persona, qualunque essa sia, a una condizione detentiva.
Questa responsabilità non dipende dalle scelte dello Stato, ma dal Codice Deontologico, che impone al medico di esprimere un giudizio clinico autonomo, motivato e indipendente da pressioni esterne.
Una divergenza tra valutazioni mediche — che è fisiologica in qualunque ambito clinico — non può essere trasformata automaticamente in un’ipotesi di reato solo perché non coincide con l’indirizzo politico del momento.
Il tema dei reati commessi da alcuni migranti, dei sistemi di accoglienza o delle politiche di sicurezza è importante, ma è un altro tema.
Qui si discute se un medico, nell’esercizio della sua professione, possa essere accusato di falsità sulla base di una valutazione sanitaria non condivisa da altri.
È una questione di garanzie, non di appartenenze.
Ribadisco quindi quanto già scritto: si lasci lavorare la magistratura e si mantenga il dibattito sul piano del rispetto delle procedure e della presunzione di innocenza.
Il resto appartiene legittimamente alla politica, ma non alla responsabilità clinica.
Biagio
marco
22 settembre 2026 17:51
Sono d'accordo ma occorre una precisazione
Su Cremona Sera è apparso l'articolo in merito al numero reale degli immigrati irregolari in Europa( ne consiglio la lettura nella rubrica l'Editoriale).
Non si possono attaccare il sistema accoglienza,la Magistratura e le Forze di Polizia demonizzandone l'operato,spostando l'attenzione su questi temi quasi a giustificare quanto sia accaduto.
Sorvolando sul controllo di chi entra in Europa.
Sbaglio?l'arrivo dell'estrema destra in tutta Europa è solo un caso?