17 febbraio 2026

Mnozil Brass al Teatro Ponchielli., il genio non sempre è in abito da sera

Spettabile Redazione,
​trovo francamente discutibile, per non dire spocchioso, l'articolo di Roberto Fiorentini sullo spettacolo dei Mnozil Brass al Teatro Ponchielli.
​Esprimere giudizi con un tono così condiscendente su un gruppo di livello internazionale, che da trent'anni calca i palcoscenici più prestigiosi del mondo, appare quantomeno fuori luogo. Il critico sembra aver approcciato l'evento con il metro di chi cerca la staticità di un concerto tradizionale, rimanendo 'disorientato' da un linguaggio che è invece la cifra stilistica consolidata dell'ensemble austriaco.
 
​Pur potendo legittimamente discutere la regia, descrivere la straordinaria performance musicale quasi come un 'premio di consolazione' rispetto a un'azione scenica definita 'difficile da apprezzare' tradisce una visione dell'arte polverosa. È inoltre singolare il riferimento quasi canzonatorio alle risate del pubblico e alla presenza dei componenti delle bande locali: proprio chi suona quegli strumenti è in grado di cogliere il virtuosismo estremo che i Mnozil mettono in campo, anche dietro una gag.
​Il tono dell'autore trova la sua perfetta spiegazione nella chiusura dell'articolo, dove si rifugia con sollievo nell'annuncio del 'meraviglioso programma' del concerto di oggi. È evidente che, di fronte a un recital su Debussy, Schumann o Brahms, il critico si senta finalmente al sicuro nel proprio orticello, lontano dal rischio di dover decodificare linguaggi moderni che non gli appartengono.
​Eppure, lo spettacolo dei Mnozil ha portato in scena rielaborazioni di altissimo livello di pagine e pagine di musica dal 1700 a oggi, che evidentemente l'autore non è stato in grado di apprezzare, preferendo soffermarsi sulla superficie delle gag invece di coglierne lo spessore musicale.
​Se la Stagione Concertistica ha scelto di inserire i Mnozil Brass, il compito di un critico dovrebbe essere quello di contestualizzarli, non di lamentarsi perché gli abbonati più conservatori sono rimasti interdetti da uno spettacolo che non è un'opera lirica o un recital cameristico.
A differenza dell'autore, ho avuto il piacere di assistere allo stesso spettacolo a Firenze dalla prima fila e posso garantire che il livello musicale è stato eccellente sotto ogni profilo. Il fatto che un'esecuzione così ineccepibile venga derubricata a elemento secondario rispetto a un fastidio personale per la messa in scena, conferma quanto la critica dell'autore sia rimasta prigioniera di un pregiudizio di forma, incapace di riconoscere il genio dove questo non si presenti in abito da sera e spartito immobile.
 
Cordialmente
Nicola Cellai 


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