11 febbraio 2026

Corda Molle, per ridurre il pedaggio si usino i proventi della vendita di Centropadane

Il caso della Corda Molle è l'ennesimo esempio della confusione che caratterizza il sistema delle concessioni autostradali italiane e dell'ipocrisia di parte della politica locale. Un eventuale esposto alla Corte dei Conti da parte delle associazioni degli autotrasportatori o dei commercianti rischia di far emergere le criticità di un'operazione costruita per evitare una figuraccia al ministro Salvini, che aveva promesso la gratuità dell'infrastruttura pur conoscendo il vincolo contrattuale con Autovie Padane.
L'accordo annunciato oggi dalla Provincia di Brescia, in assenza dell'altro contraente, è il risultato di una gestione poco trasparente delle risorse pubbliche e di scelte mai chiarite al momento della costruzione della bretella, quando non venne comunicato che l'investimento sarebbe stato ripagato tramite pedaggio.
Restano irrisolti diversi interrogativi: da quali capitoli di bilancio la Provincia reperirà il milione e mezzo di euro annui per coprire i mancati ricavi; con quali risorse il MIT abbia compensato Autovie Padane; come funzioneranno concretamente sconti e gratuità; come verranno imputati i costi di pedaggiamento e quando le misure entreranno in vigore. Non è inoltre chiaro su quali stime di traffico siano calcolati i 3 milioni di euro di mancati ricavi.
L'Allegato E del PEF 2017, sottoscritto dal Ministero e da Autostrade Centro Padane, prevedeva esplicitamente il pedaggiamento della Corda Molle. Per coerenza, si potrebbero oggi utilizzare parte dei ricavi della futura vendita delle azioni di Centro Padane (20–24 milioni di euro) per coprire i pedaggi nei prossimi anni, evitando di scaricare i costi sui cittadini e utilizzando risorse già pagate tramite i pedaggi della A21.
 
Dario Balotta
Portavoce Europa Verde (Alleanza Verdi Sinistra)


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