'Controcampo’ con Luca Bianchi (TuttoCalcioComo.it): “Cremonese: qualcosa ha incrinato l’ambiente. Como: società seria ed ambiziosa sia sul campo che fuori.”
Domenica sera allo Zini andrà in scena l'epilogo di questa stagione sportiva, con la Cremonese di Marco Giampaolo che affronterà il Como di Cesc Fàbregas. Entrambe scenderanno in campo a caccia della vittoria: i grigiorossi per sperare nella salvezza, i lariani per un posto in Champions League, entrambe consapevoli di dover fare i conti con le dirette concorrenti.
Per l'ultima volta in questa stagione — una stagione che rischia di affogare nei rimpianti — ho chiesto l'aiuto di Luca Bianchi, redattore di TuttoCalcioComo.it, che ringrazio anticipatamente per la collaborazione.
Ciao Luca, grazie per la disponibilità. Prima della partita di andata avevi dichiarato: «Mi trovo più d'accordo con chi vede un Como invischiato nella lotta per l'Europa. Fàbregas e i suoi ragazzi faranno il massimo per ottenere i migliori risultati a maggio». Profetico, no?
«Beh, devo dire che per una volta sono stato previdente! Battute a parte, non mi sorprende vedere oggi il Como qualificato in Europa, pur trattandosi di un risultato storico e per certi versi unico nel suo genere. Chi ha seguito da vicino il percorso del club negli ultimi anni aveva la percezione che un traguardo del genere potesse arrivare molto prima di quanto in tanti immaginassero. La società ha sempre lavorato in maniera estremamente seria e ambiziosa, sia sul campo che fuori, alzando costantemente l'asticella fin dai tempi della Serie D, spesso andando oltre quelle che erano le aspettative generali. Questa qualificazione europea è quindi il naturale frutto di un lavoro importante portato avanti dalla società, da Fàbregas e da tutta la squadra. Durante la stagione i lariani hanno dimostrato grande continuità di rendimento, mentalità e capacità di ottenere risultati nei momenti chiave del campionato. Per questo motivo sono felice — ma non così sorpreso — di aver azzeccato la previsione, soprattutto perché per la città e per tutto l'ambiente questo traguardo rappresenta qualcosa di incredibile, ma allo stesso tempo assolutamente meritato per quanto fatto vedere lungo tutto il percorso.»
Quali sono stati i fattori e gli uomini determinanti di questa stagione?
«È difficile individuare pochi uomini chiave all'interno della stagione straordinaria del Como. Sicuramente Butez tra i pali, passando per un reparto difensivo che ha trovato grande equilibrio con Ramon, Diego Carlos e Kemp. Smolcic è arrivato quasi da perfetto sconosciuto, ma è stato capace di reggere il livello del campionato italiano. A centrocampo la coppia formata da Da Cunha e Perrone: Fàbregas li ha plasmati a sua immagine e somiglianza e oggi sono diventati imprescindibili per il suo sistema di gioco. Sulla trequarti Nico Paz è stato il grande protagonista della prima parte di stagione, al netto di qualche fisiologico momento di flessione — parliamo pur sempre di un classe 2004. Nel girone di ritorno, invece, il vero uomo copertina è stato Baturina, diventato il principale trascinatore offensivo tra reti, assist e giocate decisive. Infine c'è Douvikas, il bomber di questo Como: a suon di gol, prestazioni e sacrificio si è preso la scena a più riprese e non a caso è oggi il secondo miglior marcatore del campionato dietro soltanto a Lautaro Martínez. Tutto questo porta inevitabilmente proprio al mister: Fàbregas è il vero volto simbolo di questo Como. Ha saputo creare l'alchimia perfetta tra tante individualità diverse, trasformandole in una squadra che probabilmente esprime uno dei migliori giochi del calcio italiano.»
Il Como ha già il biglietto per l'Europa. Che aria si respira in riva al Lario e come si sta muovendo la società, a partire dallo stadio?
«A Como c'è grandissimo entusiasmo, fermento, ma anche tanta curiosità nel vivere un'avventura completamente nuova. Como, dal punto di vista sportivo, non ha praticamente mai conosciuto l'Europa, fatta eccezione per la Mitropa Cup disputata a inizio anni Ottanta, che però ovviamente non è paragonabile a competizioni come Europa o Champions League. Al di là della competizione che andrà a disputare, in città c'è soprattutto enorme soddisfazione per aver raggiunto un traguardo storico. Sul fronte stadio ci si sta già muovendo concretamente: i lavori al Sinigaglia sono partiti il giorno dopo la sfida contro il Parma ed è stata già smantellata la storica Curva Ovest in tubolare, che verrà sostituita da una nuova struttura in muratura, e si sta lavorando per rendere l'impianto a norma entro settembre.»
Nico Paz resterà a Como o il Real Madrid farà valere la clausola di recompra fissata a 10 milioni di euro?
«Il futuro di Nico Paz è davvero difficile da decifrare. Per tutta la stagione si è parlato di un possibile ritorno al Real Madrid, ma allo stesso tempo il Como sta lavorando per cercare di trattenerlo almeno un altro anno. La clausola di recompra in favore del Real resterà valida fino al 2027 e questo permette ai blancos di riportarlo a Madrid anche più avanti. Da una parte Nico potrebbe scegliere di restare a Como, dove giocherebbe l'Europa da protagonista assoluto, in un ambiente che lo ama e con un allenatore come Fàbregas che gli ha dato totale fiducia. Dall'altra, però, il Real osserva con grande attenzione la sua crescita e oggi Nico è probabilmente il giovane più atteso tra quelli mandati a maturare altrove. Credo che anche il prossimo Mondiale sarà decisivo: se dovesse rivelarsi protagonista anche con l'Argentina, il Real avrebbe un ulteriore incentivo per riportarlo subito a casa. Altrimenti un altro anno a Como potrebbe essere la soluzione migliore per tutti, ed è chiaramente quello che i tifosi lariani sperano.»
Sulla Cremonese avevi detto: «Affidarsi a uno specialista delle salvezze come Nicola è una garanzia importante. Per me i grigiorossi hanno tutto per confermare la categoria». Cos'è andato storto?
«Ecco, questa invece è una previsione che non ho azzeccato, a differenza di quella sul Como in Europa. Dispiace vedere quanto sia involuta la stagione della Cremonese dopo un inizio così positivo. Non avendo seguito i grigiorossi con continuità durante tutta la stagione, faccio fatica a indicare una causa precisa di questa crisi. Da fuori, però, la sensazione è che qualcosa nello spogliatoio e nell'ambiente si sia incrinato nel corso dell'anno, e in certe situazioni questi aspetti finiscono inevitabilmente per pesare.»
La Cremonese ha puntato su giocatori esperti, forse anche troppo. Vardy: azzardo o errore clamoroso?
«L'arrivo di Vardy aveva acceso un entusiasmo enorme, non soltanto a Cremona ma un po' in tutta Italia. C'era grande curiosità nel vedere in Serie A un giocatore che ha scritto pagine importanti della Premier League. Sicuramente puntare su un attaccante vicino ai quarant'anni e alla sua prima esperienza fuori dall'Inghilterra si può definire un azzardo, questo sì. Però non me la sentirei di definirlo un errore clamoroso. Nel corso della stagione Vardy ha comunque dimostrato di poter dare ancora un contributo importante, soprattutto in termini di esperienza, leadership e mentalità. Probabilmente, però, da solo non è bastato a trascinare la Cremonese nei momenti più complicati. Credo che i problemi dei grigiorossi vadano cercati più in aspetti collettivi e strutturali della squadra che non nella scelta di puntare su un singolo giocatore, per quanto importante e mediaticamente pesante come Vardy.»
Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di «partite biscotto». Servirono i playout per ridare credibilità al campionato?
«Personalmente sono da sempre un grande sostenitore di playoff e playout, probabilmente anche per la mia vicinanza al mondo della pallacanestro, uno sport che a Cremona, nonostante il momento delicato che sta vivendo la Vanoli, ha radici profonde. Detto questo, sarei favorevole prima di tutto a una riforma del campionato con il ritorno a una Serie A a 18 squadre, perché credo che il livello generale ne beneficerebbe. Se però si decidesse di mantenere il format a 20 squadre, allora sì, sarei favorevole all'introduzione dei playout. In Germania esistono da anni e riescono a mantenere altissima la competitività fino all'ultima giornata. Per quanto riguarda invece il tema delle cosiddette "partite biscotto", penso che il problema sia soprattutto culturale più che regolamentare. L'introduzione dei playout potrebbe comunque aiutare a dare ancora più credibilità e intensità alla lotta salvezza.»
Che partita ti aspetti domenica?
«Proprio perché entrambe le squadre hanno ancora un obiettivo da inseguire, mi aspetto una partita giocata a viso aperto. Chiaramente, però, Como e Cremonese arriveranno alla sfida con stati d'animo molto diversi. I lariani si presenteranno allo Zini con la qualificazione europea già conquistata e con la Champions League che rappresenterebbe il coronamento perfetto di una stagione già straordinaria. I grigiorossi, invece, arrivano a questa gara con una pressione molto più pesante, perché la salvezza è appesa a un filo e la vittoria diventa praticamente obbligatoria. Una cosa però sembra certa: non sarà una partita di fine stagione giocata senza motivazioni, ma una vera finale per entrambe le squadre, anche se vissuta con pressioni e obiettivi differenti.»
Ringrazio Luca Bianchi e gli rivolgo un sincero «in bocca al lupo» per la prossima stagione, che lo vedrà raccontare il Como sui palcoscenici europei. Lo faccio da tifoso ancor prima che da collega, con un pizzico di invidia — tutta sportiva — per una società che ha saputo costruire qualcosa di straordinario: dirigenti capaci, investimenti mirati e una visione chiara, fino a raggiungere un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava semplicemente impensabile.
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